previdenza

Pensioni, le donne prendono la metà rispetto agli uomini

I dati dell’Inps: in provincia di Bolzano la media degli assegni (settore privato) è di 874 euro al mese per ogni donna rispetto ai 1.589 euro della controparte maschile. Gnecchi: «Bisogna agire sui modelli paritari per i congedi»


Maurizio Dallago


BOLZANO. Alla fine fai i conti e le donne devono ancora recuperare terreno. In questo caso a livello di pensioni. Prendi gli ultimi dati Inps, appena pubblicati, che riportano quelle vigenti (esclusa gestione dipendenti pubblici) alla data del primo gennaio 2025. 

In provincia di Bolzano le donne hanno un assegno mensile medio di 874,84 euro al mese. Gli uomini arrivano quasi al doppio, ovvero a quota 1.589,11 euro, con una media complessiva di 1.206 euro per pensionato (sono 138.910 le pensioni, tra lavoratori dipendenti privati, lavoratori autonomi e parasubordinati, assicurazioni facoltative e prestazioni assistenziali). 

Un anno prima la forbice era pressoché simile: 860 euro mensili per le donne e 1.564 euro al mese per gli uomini. Il 46,4% delle pensioni e il 61,7% degli importi provengono dalle gestioni dei dipendenti privati, tra cui il Fondo pensioni lavoratori dipendenti che riguarda il 43,8% del complesso delle pensioni erogate e il 57,2% degli importi in pagamento. Le gestioni dei lavoratori autonomi erogano il 28,1% delle pensioni, per un importo in pagamento pari al 24,6% del totale, mentre le gestioni assistenziali coprono il 23,9% delle prestazioni. 

Ma come fare per recuperare il divario donna-uomo a livello pensionistico. Lo specifico squilibrio nasce dalle discriminazioni di genere in ambito lavorativo e dalla suddivisione dei compiti all'interno della società e nella famiglia. Per Marialuisa Gnecchi, componente del cda dell'Inps, servono varie misure per contrastare i problemi che penalizzano le donne nell'accesso al mondo del lavoro, nelle retribuzioni, nella possibilità di carriera e di conseguenza quando si parla di pensioni.

«Ancora i lavori di cura domestici e familiari sono svolti dalle donne, un primo passaggio culturale importante sarà la conquista di congedi paritari, in modo che le responsabilità familiari siano realmente condivise e nelle aziende e nel mondo del lavoro si capisca che le donne sono una ricchezza e un volano che favorisce l'occupazione e la creazione di servizi, un aumento automatico del Pil», spiega Gnecchi. Per quest'ultima congedi paritari per uomo e donna devono valere sia a livello economico che temporale, mentre «è importante aumentare il bonus per gli asili nido ed in generale l'offerta di servizi». 

«Dai dati Inps emerge che per le madri la nascita del primo figlio influisce negativamente sulle retribuzioni annue, mentre non incide su quelle dei padri, che anzi hanno un incremento del reddito. A 15 anni dalla maternità i salari lordi annuali della madri sono inferiori di 5.700 euro rispetto alle donne senza figli», chiude Gnecchi. La strada per una parità di genere in campo pensionistico è ancora molto lunga.













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