Cattiva digestione e reflusso gastroesofageo: come tornare felici a tavola

“L’endoscopia ci permette di adattare il trattamento alle esigenze del paziente”. Il trattamento della dispepsia e del reflusso gastroesofageo è sempre personalizzato, ogni paziente richiede un approccio su misura. L’obiettivo è il controllo dei sintomi e la tutela della qualità di vita



L’apparato gastrointestinale è uno dei sistemi più complessi del corpo umano. Coinvolge organi con funzioni altamente specializzate, come esofago, stomaco, intestino e fegato, il cui equilibrio è fondamentale per la digestione, l’assorbimento dei nutrienti e la regolazione del metabolismo. La nostra “macchina interna” è delicata: piccoli squilibri, se trascurati, possono evolvere in patologie più serie. Ecco il punto di vista dell’esperto, il dottor Michele Comberlato.

Negli ultimi decenni, i cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini alimentari hanno avuto un impatto diretto sulla salute digestiva. Un consumo crescente di pasti industriali, precotti o eccessivamente elaborati, unito a ritmi frenetici che riducono il tempo dedicato al pasto, ha favorito l’insorgenza di disturbi come la dispepsia – definizione clinica della cattiva digestione – e il reflusso gastroesofageo. Un altro elemento fondamentale è la distribuzione dei pasti. Mangiare in modo irregolare o continuativo altera il naturale equilibrio tra fame e sazietà e interferisce con la regolazione dell’asse cervello-intestino.

Sintomi comuni e impatto sulla vita quotidiana

La dispepsia e il reflusso gastroesofageo presentano sintomi spesso sovrapponibili. I pazienti riferiscono senso di gonfiore e dolore addominale dopo i pasti, sazietà precoce, eruttazioni, digestione lenta, bruciore sottosternale o retrosternale. La frequenza e l’intensità dei sintomi variano da persona a persona, rendendo talvolta difficile la corretta interpretazione clinica. Tuttavia, si stima che tra il 20 per cento e il 40 per cento della popolazione tra i 20 e i 60 anni soffra di queste condizioni, con un impatto significativo sulla qualità della vita.

Diagnosi: dall’anamnesi agli esami strumentali

Il primo passo nella gestione clinica è una valutazione approfondita del paziente. “Il colloquio iniziale è fondamentale: raccogliere informazioni sulle abitudini alimentari, i sintomi, le indagini già eseguite e le terapie in corso ci permette di personalizzare l’approccio terapeutico” spiega il dottor Michele Comberlato. Nei pazienti giovani con sintomi lievi e legati a stili di vita errati, spesso è sufficiente correggere l’alimentazione e adottare modifiche comportamentali, affiancando eventualmente terapie sintomatiche.

L’endoscopia: lo strumento per una diagnosi precisa

Quando invece i sintomi sono persistenti, intensi o compaiono dopo i 40 anni, l’endoscopia digestiva diventa uno strumento fondamentale. L’esofago – gastro – duodenoscopia, comunemente nota come gastroscopia – permette di osservare direttamente l’esofago, lo stomaco e il duodeno, identificando infiammazioni, erosioni o alterazioni strutturali. Grazie ai moderni strumenti sottili e flessibili e alla sedazione endovenosa, l’esame è rapido, sicuro e generalmente ben tollerato. L’endoscopia non solo consente una diagnosi immediata, ma permette anche di eseguire biopsie indolori per l’analisi istologica, fondamentale per distinguere forme lievi di gastrite o esofagite da patologie più serie.

“L’endoscopia è la nostra finestra sull’apparato digerente – sottolinea il dottor Comberlato – ci permette di identificare precocemente infiammazioni gastriche croniche, infezioni da Helicobacter pylori, esofagiti e piccole ernie iatali, adattando immediatamente il trattamento alle esigenze del paziente”. Il trattamento è sempre personalizzato. La ricerca scientifica offre linee guida generali, ma ogni paziente richiede un approccio su misura, modulato in base ai risultati diagnostici e alla risposta clinica. L’obiettivo è il controllo dei sintomi e la tutela della qualità di vita.

Prevenzione: un ritorno alla semplicità

Molti disturbi digestivi possono essere prevenuti adottando abitudini alimentari simili a quelle dei nostri nonni: pasti regolari, cibi poco elaborati e vari, rispetto della stagionalità e attenzione ai principi nutritivi senza rinunciare al piacere del gusto. Anche la gestione dei tempi dei pasti, evitando spuntini frequenti e zuccheri in eccesso, contribuisce a mantenere l’equilibrio gastrointestinale.

L’ESPERTO

Il dottor Michele Comberlato, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva al ST. JOSEF Centro della Salute Merano – Bolzano, ha iniziato la sua carriera all’Ospedale di Bolzano, dove ha ricoperto incarichi di Assistente, Aiuto e Primario. Il suo percorso professionale si è arricchito di competenze specialistiche con numerosi soggiorni formativi e di aggiornamento nei più importanti centri di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva europei.

La sua attività si è concentrata sulle malattie infiammatorie croniche intestinali e sulle procedure di endoscopia diagnostica e interventistica, con interesse per il microbioma intestinale e le sue interazioni con altri organi. È stato referente scientifico nel progetto provinciale di screening per la prevenzione del cancro del colon-retto e ha sviluppato collaborazioni con colleghi di altre aree specialistiche per offrire ai pazienti indagini e trattamenti personalizzati. E’ stato Professore ad incarico di Gastroenterologia all’Università di Verona e vanta oltre 165 pubblicazioni scientifiche.

Migliorare il menu per stare più in salute

C’è chi finisce un ottimo pranzo e, due ore dopo, si sente come se avesse ingoiato una fornace: bruciore retrosternale, rigurgiti acidi, pancia gonfia, quella fastidiosa sensazione di “cibo che torna su”. Dispepsia e malattia da reflusso gastroesofageo colpiscono milioni di italiani, spesso per colpa di abitudini alimentari che mettiamo in tavola senza pensarci. Il reflusso si verifica quando il contenuto acido dello stomaco risale nell’esofago, mentre la dispepsia si manifesta con senso di pesantezza, gonfiore, bruciore o sazietà precoce.

La buona notizia?

Non serve una dieta punitiva: basta un regime sobrio, gustoso e alla portata di tutti per prevenire (o tenere sotto controllo) questi disturbi; un’alimentazione che rispetta lo stomaco, senza rinunciare al piacere di mangiare. La modifica dello stile di vita, fra cui le abitudini a tavola costituisce, secondo le principali linee guida gastroenterologiche, l’intervento più efficace e duraturo per prevenire o controllare questi problemi, spesso riducendo sensibilmente il ricorso ai farmaci.

“Mangiare sano, però, non basta – spiega la dietista Brigitte Vinatzer - è necessario anche adottare delle regole comportamentali complementari, come consumare i pasti con calma masticando bene, in posizione eretta, evitare di sdraiarsi per almeno tre ore dopo aver mangiato, eliminare attività fisiche intense subito dopo i pasti e non indossare indumenti stretti in vita. Fondamentale è evitare pasti troppo abbondanti: è meglio inserire degli spuntini durante il giorno ed evitare le abbuffate a pranzo e a cena. È inoltre determinante svolgere della regolare attività fisica, concedersi le ore adeguate di sonno e praticare delle tecniche di rilassamento per la gestione dello stress. La riduzione del peso corporeo (anche solo del 5-10%) e l’adozione di un regime alimentare adeguato rappresentano inoltre due interventi in grado di migliorare significativamente la sintomatologia”.

Alimenti da limitare o evitare

Alcuni cibi e bevande tendono a peggiorare i sintomi, ma non è necessario eliminarli del tutto in modo permanente: una riduzione graduale e l’osservazione della risposta individuale permettono di individuare la tolleranza personale. Fra questi gli alimenti ad alto contenuto di grassi, i cibi acidi o irritanti quali spezie piccanti e peperoncino, senza dimenticare, naturalmente, bevande quali il caffè, bevande gassate, succhi di frutta e alcol, vino e birra compresi. Altri alimenti problematici sono il cioccolato, i dolci molto elaborati, i cibi eccessivamente freddi o caldi e, di sera, le verdure crude.

Alimenti consigliati

Secondo la “regola d’oro”, ogni pasto dovrebbe essere composto da carboidrati (pasta, riso, pane, patate), proteine magre, verdure e un po’ di olio. La dieta mediterranea, opportunamente adattata, rappresenta il modello di riferimento. Via libera dunque alle verdure, porte aperte alla frutta anche se non più di due porzioni al giorno e spalancate per le proteine provenienti da carni magre, pesce, uova, legumi, latticini.

Per i condimenti è preferibile optare per l’olio extravergine di oliva a crudo (in quantità moderata) ed erbe aromatiche delicate quali basilico, rosmarino e origano. Non si tratta dunque di grandi sacrifici, basta seguire un modello equilibrato in grado di preservare il piacere della tavola, seppur con opportuni accorgimenti. Nella maggior parte dei casi l’adozione costante di queste indicazioni porta a una netta riduzione della frequenza e dell’intensità dei sintomi.

“Un periodo di prova di due o tre settimane è generalmente sufficiente per valutare i benefici concreti di questo approccio – conclude la dietista Brigitte Vinatzer - ma quando i disturbi persistono o risultano particolarmente intensi, chiaramente, è opportuno rivolgersi a un dietista per una valutazione personalizzata”.

Articolo in collaborazione con la clinica St. Josef Centro della Salute Merano – Bolzano (Dir. Sanitario: Prof. Dr. Königsrainer)









Altre notizie



Attualità

Italia

Sigarette, nuovo rincaro da domani: fino a +30 centesimi a pacchetto

Le misure, previste dalla legge di bilancio, introdurranno incrementi progressivi delle accise fino al 2028, coinvolgendo anche sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Secondo Assoutenti, l’operazione garantirà maggiori entrate per lo Stato, con l’auspicio che una parte venga destinata alla prevenzione e al contrasto dei danni da fumo