Polineuropatie, intervenire subito per ridurre sintomi e danni
I segnali che devono metterci in allarme sul mal funzionamento del sistema nervoso vengono spesso sottovalutati
La Dr. med. Laura Jolanda Ranza si occupa di patologie che interessano cervello, midollo spinale, nervi e muscoli come cefalee, vertigini, epilessia, demenza, Parkinson o post-ictus. «Sensazioni di formicolio alle mani e ai piedi, di addormentamento, perdita di sensibilità, a volte bruciori, riduzione di forza possono essere la spia di una sofferenza del sistema nervoso. Le possibili cause sono molteplici, ma si possono accertare con opportune indagini individuabili e spesso risultano trattabili.
I nervi collegano il cervello con i muscoli e i recettori sensitivi, portano informazioni quindi in entrambe le direzioni, dal cervello ai muscoli per il movimento, dai recettori sensitivi al cervello per la sensibilità. Se però le fibre nervose sono danneggiate, tale conduzione risulta alterata e si manifesta con sintomi per lo più della sensibilità che iniziano spesso dalle punte delle dita delle estremità più lunghe (i piedi).
I sintomi sopra citati sono la spia di una sofferenza del nervo, che può manifestarsi con un deficit di funzione o con un funzionamento alterato. Quando a essere interessati sono nervi sensitivi, il quadro di perdita di funzione si manifesterà con perdita di sensibilità. In tal caso il rischio è che lesioni o traumi non vengano percepiti con conseguente aggravamento delle lesioni stesse. Se invece vengono interessate le fibre propriocettive – ossia quelle che ci danno la percezione della posizione, del movimento e della forza del nostro corpo in relazione allo spazio che ci circonda, tale alterazione influisce sul senso di equilibrio con rischio di cadute.
Se vengono interessati i nervi che trasportano le informazioni termiche il rischio è di perdere la sensibilità al caldo e al freddo e in casi estremi ustioni da ghiaccio o acqua bollente. Se vengono interessati i nervi che trasportano le informazioni per il movimento ci sarà un indebolimento a livello muscolare, se invece si genera una reazione anomala potranno comparire crampi, guizzi muscolari involontari. A volte possono essere interessate le fibre autonomiche, che innervano organi come il cuore, l’intestino, la pelle con sintomi variabili a seconda dell’organo interessato (vertigini, debolezza nel passaggio rapido dalla posizione sdraiata a quella eretta, tachicardia, pelle secca, riduzione della sudorazione, diarrea o costipazione ecc.).
Quando invece vengono interessate le fibre che trasportano le informazioni del dolore possono generarsi false sensazioni con comparsa di un dolore “neuropatico” che, per la sua origine e caratteristiche, andrà trattato diversamente dal dolore dovuto ad altre cause. Se un paziente si presenta con questi sintomi l’esame neurologico mirerà a valutare la presenza di disturbi sensitivi, la loro distribuzione, qualità e intensità, valuterà la forza dei singoli gruppi muscolari, la funzionalità dei nervi cranici e, insieme ai dati anamnestici, degli organi interni.
Per ottenere una diagnosi più precisa e identificare la causa vengono eseguiti ulteriori accertamenti, in particolare viene studiata la funzionalità dei nervi attraverso indagini neurofisiologiche (elettroneurografia ed elettromiografia). L’esame elettroneurografico studia la trasmissione attraverso il nervo. Un impulso elettrico a bassa intensità stimola le fibre nervose e viene da queste trasportato generando quindi una reazione nel punto definito. Lo stimolo non è doloroso, anche se a volte può essere leggermente fastidioso.
È possibile così valutare la velocità con cui vengono trasmesse le informazioni e, nel caso di fibre motorie, anche l’efficienza della trasmissione dal nervo al muscolo (placca neuromuscolare) e l’ampiezza del segnale. Nel caso di fibre sensitive si misurerà, anche in questo caso, la velocità di trasmissione e l'ampiezza. Per la misurazione si usano degli elettrodi di superficie (applicati sulla pelle). Non è un'indagine dolorosa e non serve nessuna preparazione particolare. Non vi sono rischi, non fa male, al massimo è fastidiosa. Per studiare l’attività elettrica dei muscoli si esegue invece l’elettromiografia.
Per far contrarre un muscolo, il nervo deve trasmettere al muscolo un piccolo segnale elettrico. Tale segnale è diverso nei soggetti sani rispetto a coloro che hanno una patologia. Con un ago molto sottile si può studiare tale segnale e, ad esempio, distinguere se il disturbo interessa il nervo (neuropatia) o il muscolo (miopatia). Anche questo esame non richiede particolari preparazioni, sebbene in caso di assunzione di farmaci che possono modificare la fluidità del sangue, bisogna prestare particolare attenzione e informare il medico che eseguirà l’esame. Vi sono più di 200 possibili cause di neuropatie, a volte si tratta di neuropatie dovute a deficit di determinate sostanze (deficit di vitamine) a volte di neuropatie da sostanze tossiche (alcool, farmaci). Anche il diabete non curato può portare a danni delle fibre nervose.
A volte le fibre nervose vengono attaccate dal sistema immunitario (polineuropatie in patologie autoimmuni). Integrare le vitamine carenti, curare la patologia che hanno portato alla neuropatia, eventualmente spegnere l’infiammazione, modificare la terapia farmacologica sono spesso misure che permettono di bloccare la progressione del danno nervoso e talora anche di ripristinare completamente la funzionalità. Quanto prima si interviene, tanto maggiori sono le chances di successo. Anche qualora non si riesca a trattare la causa, vi è comunque la possibilità di ridurre i sintomi con farmaci specifici che, ad esempio, agiscano sulla modulazione del dolore neuropatico. Anche fisioterapia, elettroterapia (TENS), agopuntura possono aiutare a lenire i sintomi. Attività fisica regolare e uno stile di vita sano sono elementi imprescindibili nella prevenzione e trattamento del quadro descritto (e in molte altre problematiche neurologiche».
I trattamenti possibili
Farmacologici e non sono di supporto per mantenere l’autonomia
Una volta posta la diagnosi di polineuropatia, occorre definirne la causa che, come abbiamo già accennato, può avere varie origini: dalla carenza di determinati nutrienti, da squilibri metabolici come il diabete, da patologie autoimmuni, da agenti infettivi, da sostanze tossiche come l’alcool, fino alle cause genetiche. Per giungere a una diagnosi si effettuano esami strumentali EMG (Elettromiografia) ed ENG (Elettroneurografia) con i quali si valuta la salute di nervi periferici e muscoli.
Gli esami EMG/ENG aiutano a identificare la causa, quantificare il grado del danno e seguire il decorso in base al trattamento farmacologico. In alcuni (rari) casi, se si ipotizza un deficit della vascolarizzazione, si effettua un doppler degli arti inferiori. Una volta stabilita con certezza la causa va definito un piano terapeutico personalizzato allo scopo di iniziare quanto prima il trattamento. La terapia mirerà da un lato a trattare la malattia di base (diabete mellito, disfunzione tiroidea ecc.) o ad ottimizzare la nutrizione e/o integrarla opportunamente (es. vitamine del gruppo B), dall’altro a controllare i sintomi con ad esempio farmaci analgesici, farmaci specifici per il dolore neuropatico, terapia topica del dolore, stimolazione elettrica transcutanea dei nervi (TENS), agopuntura, termoterapia, crioterapia, ultrasuoni o elettroterapia.
A seconda delle necessità, si ricorre quindi a terapie farmacologiche, ma altrettanto importanti risultano gli interventi non farmacologici, in particolare per i problemi che possono insorgere nelle persone con polineuropatia: l’allenamento fisico migliora la circolazione, il metabolismo, la mobilità, la fisioterapia aiuta ad aumentare la forza muscolare con esercizi mirati e migliora l’equilibrio.
Da non trascurare anche la cura dei piedi, in particolare nei pazienti diabetici. Terapie del dolore, tecniche di rilassamento e supporto psicologico possono poi aiutare in caso di dolore cronico. Il trattamento è ambulatoriale e personalizzato e si avvale della collaborazione interdisciplinare con altri specialisti (internisti, reumatologi, nutrizionisti, fisioterapisti,…) – sempre con un approccio olistico alla salute neurologica.
L’esperta
La Dr. med. Laura Jolanda Ranza dal maggio 2025 sovraintende l’ambulatorio di neurologia della Martinsbrunn ParkClinic. Precedentemente aveva svolto la sua attività in qualità di medico dirigente presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale di Merano (2022-2024) e di medico dirigente di neurologia sempre all’ospedale di Merano (2024 – 2025).
Ottenuta la laurea in medicina e chirurgia 2005 presso l’Università di Pavia, ha conseguito la specializzazione in neurologia presso l’Istituto neurologico C. Mondino di Pavia nel 2010.
Trasferitasi in Svizzera, conseguiva quindi la specializzazione in psichiatria a Zurigo e il diploma di studi avanzati in psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico presso l’Università di Zurigo nel 2018. Seguono diverse certificazioni (EMDR practitioner, medicina assicurativa). Nel 2025 segue un corso di perfezionamento in neurofisiologia clinica con l’Università di Verona.
Articolo in collaborazione con la clinica Santa Maria di Bolzano (Dir. Sanitario: Dr. A. Dadvar, Dir. Sanitario: Dr. P. Mazzurana)