Salute mentale e prevenzione nei cortometraggi del progetto CAREmotions



(ANSA) - ROMA, 10 FEB - Dare voce a un racconto da pari a pari, pensato per parlare ai giovani dal loro punto di vista e con i loro codici espressivi. È quello che hanno fatto gli studenti della NABA (Nuova accademia di belle arti), che hanno partecipato al progetto 'CAREmotions', nato dalla collaborazione tra Fondazione MSD e NABA, realizzando tre cortometraggi che affrontano, con approcci creativi differenti, temi come la salute mentale, i corretti stili di vita e la prevenzione.
    Affiancati dai docenti del Triennio in Cinema e Animazione di NABA e da Andrea Grignolio, supervisore scientifico del progetto, gli studenti hanno seguito tutte le fasi del processo creativo, dalla scelta del tema alla scrittura, fino alla regia e alla produzione dei video. I cortometraggi sono stati presentati oggi a Roma nell'ambito di una tavola rotonda dedicata alla comunicazione tra generazioni e alle sfide della divulgazione in ambito sanitario. Il primo corto, 'Lo scontrino', riflette sulle conseguenze di una cattiva alimentazione e sul costo che le scelte quotidiane possono avere sulla salute. 'Dope Game', invece, affronta il tema del loop dopaminico causato dalla sovrastimolazione dovuta all'eccessivo uso di device digitali e della necessità di interromperlo per recuperare stimoli autentici. 'The Stranger' offre uno sguardo sul disagio mentale, raccontando come possa alterare la percezione della realtà e sottolineando l'importanza di chiedere aiuto.
    "Grazie alla Fondazione MSD, abbiamo fatto una cosa molto coraggiosa perché abbiamo voluto occuparci di un tema che generalmente viene trattato dai dalle generazioni successive, dai 'grandi'. Abbiamo voluto fare quello che tutte le ricerche europee ci dicono di fare, cioè di incontrare la nuova generazione e chiedere direttamente a loro quali sono i temi - ha spiegato Andrea Grignolio, professore di Storia della medicina all'Università Vita-Salute San Raffaele -. Sappiamo che lo strumento più forte per la diffusione dei temi legati alla salute è quello che tecnicamente si chiama 'peer to peer', cioè non siamo noi che dobbiamo dire ai ragazzi come fare, ma sono i ragazzi che devono produrre i contenuti e i linguaggi e passarselo tra di loro, tra pari. Io credo che forse ci siamo riusciti, e sono molto soddisfatto". (ANSA).
   









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