Tumore del colon-retto: molto diffuso, ma non inevitabile
Il tumore del colon-retto è tra le neoplasie più frequenti nei Paesi occidentali e rappresenta una delle principali cause di morte per cancro. In Italia si registrano ogni anno circa 48.000 nuovi casi: «Oggi possiamo contare su strumenti sempre più precisi e meno invasivi
Anche in Alto Adige questa patologia rappresenta una delle neoplasie più frequenti: con circa 320 nuovi casi all’anno è il secondo tumore più frequente dopo il tumore della prostata negli uomini ed il tumore della mammella nelle donne. Eppure, a differenza di molte altre forme tumorali, questo carcinoma ha una caratteristica che lo rende in parte “unico”: nella maggioranza dei casi può essere prevenuto. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Lucia Piazzi, specialista in gastroenterologia alla Marienklinik. “Il tumore del colon-retto si sviluppa quasi sempre a partire da polipi benigni – spiega la dottoressa Piazzi – che nel corso degli anni possono trasformarsi in lesioni maligne. Questo processo è lento e offre una finestra preziosa per intervenire”.
Dai polipi al tumore: un processo lungo anni
La trasformazione da polipo a carcinoma può richiedere anche 10 - 15 anni. Durante questo periodo, le alterazioni della mucosa intestinale sono individuabili e trattabili. È proprio su questo tempo “lento” che si basa l’efficacia della prevenzione. “Identificare e rimuovere un polipo significa, di fatto, evitare che quel tumore si sviluppi – sottolinea Piazzi –. È un concetto fondamentale: non si tratta solo di diagnosi precoce, ma di vera prevenzione”.
Il problema: all’inizio non dà segnali
Uno degli aspetti più insidiosi della malattia è l’assenza di sintomi nelle fasi iniziali. Il tumore può crescere per anni senza dare segni evidenti. Quando compaiono sintomi come sangue nelle feci, alterazioni persistenti dell’alvo (diarrea o stitichezza), dolori addominali, perdita di peso o anemia, la malattia può essere già in fase avanzata. “Ecco perché aspettare i sintomi è un errore – evidenzia la specialista –. La prevenzione va fatta quando si sta bene”.
Lo screening: semplice, efficace, salvavita
In Alto Adige, come nel resto d’Italia, è attivo un programma di screening organizzato. Il primo passo è il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, un esame semplice, non invasivo e gratuito. Se il test risulta positivo, si procede con la colonscopia. “Questo percorso ha dimostrato di ridurre in modo significativo la mortalità – spiega Piazzi – perché consente di individuare lesioni in fase precoce o addirittura precancerosa”. Lo screening è generalmente raccomandato a partire dai 50 anni, ma può essere anticipato in presenza di familiarità o altri fattori di rischio, come alcune patologie genetiche o malattie croniche infiammatorie dell’intestino.
Colonscopia: un esame molto semplice
La colonscopia è l’esame di riferimento per la prevenzione e la diagnosi del tumore del colon - retto. Consiste nell’introduzione, attraverso il retto, di un endoscopio flessibile che permette di esplorare l’intero intestino crasso. “Durante l’esame possiamo non solo osservare la mucosa, ma anche intervenire – precisa Piazzi – rimuovendo polipi o prelevando campioni per analisi istologica”. Un aspetto importante riguarda la tollerabilità. Oggi, infatti, l’esame può essere eseguito in sedazione. “Nella nostra pratica la colonscopia viene quasi sempre effettuata con sedazione – spiega la dottoressa – in modo che il paziente sia rilassato e non avverta dolore o fastidio significativo. Questo aiuta a superare molte paure legate all’esame”. La procedura dura generalmente tra i 20 e i 30 minuti e, grazie alle tecniche moderne, è sicura e ben controllata.
Fattori di rischio: cosa incide davvero
Oltre all’età, esistono diversi fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto. Tra questi, la familiarità gioca un ruolo importante. Anche lo stile di vita è determinante: dieta povera di fibre e ricca di grassi animali, consumo eccessivo di carne rossa o lavorata, sedentarietà, sovrappeso, fumo e alcol sono tutti elementi associati a un aumento del rischio. “Questo significa che una parte della prevenzione dipende da noi – sottolinea Piazzi –. Adottare abitudini sane può contribuire in modo concreto a ridurre il rischio”.
Diagnosi precoce: le possibilità di guarigione
Se individuato nelle fasi iniziali, il tumore del colon-retto è altamente curabile. Le percentuali di sopravvivenza superano il 90% nei casi diagnosticati precocemente. Negli ultimi anni, inoltre, i progressi nelle tecniche diagnostiche e terapeutiche hanno migliorato ulteriormente la gestione della malattia. “Oggi possiamo contare su strumenti sempre più precisi e meno invasivi – afferma Piazzi – ma la vera differenza continua a farla la diagnosi precoce”.
Superare le paure ed i tabù
Nonostante l’efficacia dello screening molte persone esitano ancora a sottoporsi ai controlli. Spesso per paura, imbarazzo o disinformazione. “La colonscopia è vista come un esame invasivo e sgradevole – conclude la dottoressa – ma nella realtà è ben tollerata e può davvero salvare la vita. Il passo più difficile è decidere di farla”. Il tumore del colon-retto, dunque, è una malattia seria, ma oggi più che mai affrontabile. Con informazione, prevenzione e adesione ai programmi di screening, può essere individuato in tempo o addirittura evitato.
Le scelte che fanno la differenza
L’alimentazione è il primo alleato, perché la prevenzione del tumore del colon - retto inizia a tavola: una dieta ricca di fibre favorisce il transito intestinale e contribuisce a mantenere in salute la mucosa del colon. Frutta, verdura, legumi e cereali integrali dovrebbero essere presenti quotidianamente.
Al contrario, un consumo elevato di carne rossa e soprattutto di carni lavorate è associato a un aumento del rischio. “Non si tratta di eliminare completamente questi alimenti – precisa la dottoressa Piazzi – ma di consumarli con moderazione e all’interno di una dieta equilibrata”.
Movimento e peso corporeo
L’attività fisica regolare ha un effetto protettivo dimostrato. Anche un’attività moderata, come camminare ogni giorno, contribuisce a migliorare il metabolismo e la funzionalità intestinale. Il sovrappeso e l’obesità sono invece fattori di rischio. Mantenere un peso corporeo adeguato è quindi un elemento importante della prevenzione.
Attenzione ai segnali del corpo
Alcuni sintomi, se persistenti, meritano sempre un approfondimento medico: presenza di sangue nelle feci, cambiamenti nelle abitudini intestinali, dolori addominali ricorrenti, gonfiore o meteorismo inusuali, stanchezza inspiegabile o anemia. “Nella maggior parte dei casi si tratta di condizioni benigne – sottolinea Piazzi – ma è importante non ignorare questi segnali”.
Familiarità: quando anticipare i controlli
Chi ha parenti di primo grado con tumore del colon-retto dovrebbe iniziare i controlli prima dei 50 anni e seguire un percorso personalizzato. “In questi casi la prevenzione deve essere più attenta – spiega la specialista – perché il rischio è più elevato”.
Un gesto semplice che salva la vita
Il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci è il primo passo dello screening ed è facile da eseguire a casa. In caso di positività, la colonscopia permette una valutazione approfondita e, se necessario, un intervento immediato. “La prevenzione non è qualcosa di complesso – conclude Piazzi – ma un insieme di piccoli gesti e controlli che possono fare una grande differenza”.
L’ESPERTA
La dottoressa Lucia Piazzi è specialista in gastroenterologia con un’esperienza clinica, endoscopica e scientifica di altissimo livello. Laureata in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti presso l’Università di Padova (sede di Verona), ha conseguito la specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva nel 1985.
Per quarant’anni ha lavorato all’ospedale di Bolzano, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità fino a diventare primario del reparto. Ha coordinato il programma di screening colonscopico aziendale ed è stata docente presso la Scuola Superiore di Gastroenterologia dell’Università di Verona. Nel corso della sua carriera ha eseguito oltre 30.000 endoscopie digestive ed è autrice di più di 160 pubblicazioni scientifiche. La sua attività si distingue per competenza, esperienza e un approccio fortemente orientato al paziente.
Il kit per l’esame: istruzioni per l’uso
Era il 2012 quando la Provincia aveva dato il via libera all’attuazione del programma di screening del tumore del colon-retto, nato con due principali obiettivi; identificare le neoplasie in fase iniziale e l’asportazione endoscopica di polipi adenomatosi per interrompere la storia naturale della malattia impedendo la possibile progressione adenoma-cancro. Uno dei segni più precoci di un tumore o di un polipo intestinale è il sanguinamento all’interno del lume intestinale, con conseguente presenza di sangue nelle feci. Il test che viene eseguito in fase di screening ha lo scopo di trovare il sangue nelle feci, anche quando è presente in quantità talmente piccole da non essere visibili ad occhio nudo. La ricerca del sangue occulto in persone che non hanno altri fattori di rischio per cancro del colon-retto se non l’età, è una delle strategie più efficaci di prevenzione. Il programma viene attuato tramite il test di I livello per la ricerca del sangue occulto fecale (Sof). Il servizio è rivolto ai cittadini e tutte le cittadine residenti nella provincia di Bolzano di età compresa tra 50 e 69 anni. Per effettuare il test per la ricerca del sangue occulto fecale c’è dunque bisogno del pacchetto per la prevenzione dell’esame del colon; un kit gratuito che si riceve in ogni farmacia in provincia, previa presentazione della lettera d'invito all'esecuzione del test di screening. In questo c’è un piccolo contenitore per prelevare e conservare il campione fecale e le istruzioni per l’uso. Una volta prelevato il campione, il kit deve essere conservato in frigorifero, ed il tempo di conservazione non deve superare le 48 ore. In questo breve periodo il campione può essere consegnato in uno dei punti di raccolta presenti sul territorio: nella lettera di invito è riportata la lista, con indirizzi ed orari, dei “Centri Prelievo” dislocati in tutta la Provincia. L’esito dell’esame viene poi comunicato per posta ordinaria o per telefono: se il test è negativo si viene informati tramite lettera inviata per posta direttamente al proprio domicilio entro 30 - 40 giorni dalla consegna del campione. In questo caso la raccomandazione sarà di ripetere il test dopo due anni, ovvero quando sarà inviato un nuovo invito. Le persone con test positivo (che corrispondono mediamente al 5 per cento della popolazione che effettua l’esame) vengono invece contattate telefonicamente ed invitate ad eseguire una colonscopia. La data dell’esame endoscopico deve essere concordata al momento della comunicazione e fissata, di norma, entro i successivi 30 giorni. Come per il Sof anche la colonscopia è gratuita e non viene richiesta l’impegnativa del medico curante. Un esito positivo (presenza di sangue nelle feci) non indica necessariamente l’esistenza di polipi o di un tumore intestinale. Il sanguinamento può essere dovuto a malattie molto diffuse e non pericolose quali, ad esempio, emorroidi, ragadi, diverticoli ed altro. La colonscopia è un esame medico eseguito generalmente in sedazione, di breve durata. Permette di osservare la superficie interna del colon per individuare eventuali anomalie. Nella stessa seduta è possibile rimuovere eventuali polipi rilevati durante l’esame. Se non si aderisce al programma, è previsto l'invio di un sollecito dopo tre mesi tramite nuova lettera d’invito.
Articolo in collaborazione con la clinica Santa Maria di Bolzano (Dir. Sanitario: Dr. A. Dadvar, Dir. Sanitario: Dr. P. Mazzurana)