Tumore ovarico, 'ancora troppe disuguaglianze nei percorsi di cura, rafforzare rete'
(ANSA) - ROMA, 08 APR - Al centro della campagna "Insieme di Insiemi" non solo informazione e sensibilizzazione sul tumore ovarico, ma anche il nodo alle disuguaglianze: Pdta per i tumori ereditari e accesso a esenzioni e sorveglianza restano infatti disponibili solo in alcune regioni, tra cui Piemonte, Veneto, Campania e Sicilia. Se ne è parlato nel corso del webinar organizzato dai gruppi Mito (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer and gynecologic malignancies) e Mango (Mario Negri Gynecologic Oncology) con le associazioni pazienti Acto, Loto, aBRCAcadabra, Alto, Mai più sole e i clinici. In assenza di screening dedicati e con una patologia che può colpire anche donne giovani portatrici di mutazioni Brca1 e Brca2, gli esperti ribadiscono la centralità di diagnosi precoce, controlli regolari e soprattutto maggiore equità nei percorsi di cura, rafforzando la rete tra centri, istituzioni e associazioni.
L'iniziativa nasce anche per "unire esperienze e bisogni delle donne e delle famiglie con alterazioni dei geni Brca1 e Brca2 - spiega Ornella Campanella, presidente di aBRCAdabra -. Servono percorsi chiari, tempestivi e omogenei su tutto il territorio nazionale". La collaborazione tra istituzioni e reti cliniche è già una realtà in alcuni contesti: "il lavoro avviato nel 2019 con la Regione Emilia-Romagna - ricorda Sandra Balboni, presidente di Loto OdV - ha portato a un Pdta dedicato che oggi consente di trattare circa l'85% dei casi nella rete dei centri di riferimento". Fondamentale, sottolineano le associazioni, è fare sistema. "Nessuna voce, da sola, è abbastanza forte: fare rete significa trasformare esperienze diverse in una richiesta comune più chiara- afferma Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia -. La nostra ricerca 'Cambiamo Rotta' mostra che solo il 27% delle pazienti sceglie il centro in base alla specializzazione: su circa 5.400 nuove diagnosi l'anno, solo 1.500 donne arrivano consapevolmente in centri altamente specializzati, mentre quasi 4.000 rischiano ancora di iniziare il loro percorso nel posto sbagliato." Per Teresa Cafasso, presidente di Alto, "la ricerca offre prospettive sempre più concrete, ma l'innovazione deve diventare un diritto per tutte".