Tumori, in Italia solo il 3-5% di pazienti accedono a una sperimentazione clinica



(ANSA) - ROMA, 20 APR - Mentre la ricerca medica accelera, a fronte di circa 400.000 nuove diagnosi di tumore ogni anno in Italia solo il 3-5% dei pazienti oncologici eleggibili (cioè quelli che, per caratteristiche cliniche e condizioni generali, possono essere inclusi in uno studio) partecipa a una sperimentazione clinica. È il dato diffuso dagli Ifo - Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, che evidenzia come in Italia una vera rete dei centri di sperimentazione clinica ancora non esista.
    In questo contesto alcuni dei principali Clinical Trial Center italiani si sono riuniti per la prima volta con un obiettivo comune: mettere a sistema competenze, organizzazione e accesso alle cure. Un passaggio necessario per superare una frammentazione, che limita le opportunità per i pazienti. Chi entra in uno studio di fase 1, infatti, può anticipare di 7-10 anni l'accesso a una terapia. Chi partecipa a uno studio di fase 3 guadagna circa 3 anni.
    Nei centri ad alta vocazione, come gli Ifo, si arriva al 10% di pazienti eleggibili che partecipano a una sperimentazione clinica, ma il dato resta lontano dal potenziale: secondo gli esperti, in un sistema pienamente organizzato potrebbe raggiungere il 40-50%.
    Gli Ifo si confermano tra i centri oncologici più attivi del Paese: 407 trial in corso, 6.657 pazienti arruolati nel 2025, 57 sperimentazioni coordinate a livello nazionale e internazionale.
    Le sperimentazioni rappresentano anche un asset strategico per l'Istituto, con oltre 3,3 milioni di euro di proventi, pari a circa il 15% della ricerca clinica e traslazionale.
    "Siamo ancora lontani da una vera rete nazionale — evidenzia Massimo Zeuli, Responsabile Clinical Trials Center Ifo. — Manca innanzitutto un censimento: oggi non esiste nemmeno un elenco ufficiale dei Clinical Trial Center (Ctc) italiani e le collaborazioni si basano spesso su rapporti personali. Il primo passo è standardizzare e istituzionalizzare i Ctc, poi metterli in rete con strumenti condivisi che permettano di coordinare la ricerca a livello nazionale. Solo così sarà possibile garantire a ogni paziente oncologico italiano, indipendentemente da dove viene curato, la stessa probabilità di accedere a una sperimentazione clinica." (ANSA).
   









Altre notizie



Attualità