SPORT IN LUTTO

Addio a Mazzali, Lubian, Paoli e Rossi: quattro vite per lo sport 

Se ne sono andati nelle stesse ore quattro personaggi importanti del panorama sportivo altoatesino che a vari livelli hanno dato il loro contributo al movimento distinguendosi anche nella valorizzazione dei giovani e nel volontariato

di Franco Sitton e Daniele Magagnin

BOLZANO. Il mondo dello sport è in lutto. Una coincidenza terribile. In sole 24 ore un atroce destino ha spento la vita di quattro sportivi di lungo corso. Ci hanno lasciato Luciano Paoli “classe di ferro 1937” Mario Rossi del ‘39 (un passato anche nel circolo mandolinistico Euterpe) , Vittorio Lubian del ‘40 una vita all’insegna del volontariato e dell’associazionismo e Renato Mazzali, del 1946, grande giocatore di basket ai tempi di Savoia e Fiamma e padre della compianta Paola, capitana del Bcb prematuramente scomparsa in un incidente stradale.

Basket ma non solo

Non c’è stato solo il basket nel quasi mezzo secolo di intenso impegno nel mondo sportivo bolzanino da parte di Renato Mazzali. Tanti anni vissuti con encomiabile impegno ed enorme passione caratterizzati da gioie immense, delusioni e anche profondi dolori, condivisivi con Gloria prima e con Armanda poi. Sempre con grande spirito e forza di volontà, sempre con il sorriso, su tutti i campi: da quelli di calcio a quelli del basket, da quelli del tennis a quelli della vita. Lo sport nel dna. Un impegno vissuto in molteplici vesti soprattutto sul parquet, in panchina e dietro la scrivania dell’amata pallacanestro di cui è stato giocatore, tecnico e dirigente di lungo corso. Renato Mazzali, radici mantovane, di Villa Poma, classe 1946, ha vissuto in prima persona la storia della pallacanestro “made in Bolzano”: dai pionieri ai tempi moderni, dal Savoia alla Fiamma, dal Bolzano Basket ai Piani, con uno sguardo attento allo sviluppo e all’evoluzione del movimento femminile cittadino. Calciatore, cestista, dirigente di basket capace di vivere grandi emozioni sul campo e fuori. Sotto il tetto del Palazzetto di viale Trieste conosce Gloria, grandissimo talento del basket, mamma di sua figlia, la grande Paola, giocatrice dalle innate qualità, prematuramente scomparsa, madre dei suoi due amati nipoti Simone e Federico, difensori, rispettivamente, di FC Südtirol e Virtus Bolzano. La storia sportiva di Renato Mazzali comincia con il calcio. Da ragazzo inizia a dare i primi calci al pallone nella Dalmata, la società blucerchiata, guidata da Gino Torri, all’epoca custode del Palazzetto dello Sport di viale Trieste. Renato spesso e volentieri si trova a frequentate il tempio del basket bolzanino, proprio per via dei rapporti con Gino Torri e, piano piano, prende confidenza con il basket. Con il calcio, da “tornante” arriva in Seconda Categoria prima di intraprende la carriera cestistica: quattro lustri nel Savoia. Con la maglia della società di Waldimaro Fiorentino le prime gioie: promozione dalla serie D alla C, l’esperienza nel campionato superiore e tante stagioni in campo da protagonista. Figura tra i migliori realizzatori del Savoia con 2213 canestri. Coach dal 1978, prima nel Savoia, poi viceallenatore della Fiamma in serie C, di diventa direttore sportivo nel 1983, conquistando la memorabile promozione in serie B nel 1984. Vive in prima linea e da protagonista gli anni di maggiore fulgore del basket maschile bolzanino, abbinando la passione al lavoro da agente di commercio addetto alle vendite della Fiat che, a quel tempo, aveva la sede nello storico edificio - poi abbattuto - di piazza Adriano. Nel 1990 passa al Bolzano Basket e, a fine anni Novanta, diventa manager della rifondata società Piani-Lenzi. Giocatore di tennis per passione. Il tempio bolzanino del basket, il Palazzetto di viale Trieste, da anni ribattezzato “Palamazzali”, da oggi, oltre a ricordarci Paola ci ricorderà anche il suo grande babbo Renato.

Bici esci nordico

Non solo bici e sci nella vita sportiva di Vittorio Lubian ma anche nuoto e tuffi in veste di giudice sportivo della Federnuoto. “Ore e ore sotto un sole cocente con la camicia bianca inzuppata dal sudore durante i meeting di tuffi al Lido” ricorda Marta la sua inseparabile compagna di vita dal giorno del matrimonio a Fiè – era il 17 agosto del 1964 – a quel 17 ottobre di quest’anno quando ha accompagnato il marito all’ospedale per non rivederlo mai più. Un cuore ballerino tormentava Vittorio da qualche settimana tanto è vero che il giorno prima di entrare in ospedale non ha voluto o potuto festeggiare il suo compleanno, il mitico traguardo degli ottanta.

L’album dei ricordi

Nell’album dei ricordi di Vittorio, Mario e Luciano, tre tipi estroversi, le pedalate da soli o in gruppo da ponte Resia o dalla fontanella a sud di Bolzano verso Merano con il giro di Marlengo in alternativa fino a Salorno per rientrare in città attraverso le tortuose Fiandre (il percorso dei ciclisti a margini della pineta di Monticolo). Inoltre tour di sette giorni in varie regioni d’Italia. D’inverno il loro paradiso era lassù,a 1800 metri di quota,fra le abetaie di passo Lavazè, ognuno con il proprio stile o il proprio ritmo sull’anello del Campiol o lungo le salite e le discese verso Malga Costa e Malga Ora. L’oro olimpico di Franco Nones a Grenoble nel ‘68 aveva acceso anche dalle nostre parti l’entusiasmo per il fondo. Sia pur compagnie diverse fra i pionieri del fondo c’erano i “nostri” Mario Rossi Vittorio Lubian e Luciano Paoli che parteciparono negli anni ‘70 a varie edizioni della Marcialonga e ad altre maratone con gli sci stretti dalla val Ridanna e dalla Casies alla Millegrobbe per sconfinare in Austria alla Dolomitenlauf. Nel palmarès di Mario Rossi anche la 24 ore di Pinzolo. Il gruppo sportivo “Sci Nordico” era la loro casa comune. Li ricorda il presidente storico l’architetto Paolo de Rensis:”Erano tre nostri soci sin dalla fondazione nel 1981. Vittorio è stato per lungo tempo consigliere in direttivo e segretario. Era impegnato anche nell’organizzazione di competizioni internazionali”.

Il passato di buon livello

Dei tre Luciano Paoli era l’unico con un passato agonistico in gioventù, gare di ciclismo con allievi e dilettanti su strade sterrate e polverose negli anni 50 ai tempi di Rolando Rigotti e Bruno Brasolin l’unico bolzanino di quella generazione passato ai “prof”. Come dimenticare la gita con i Veterani Atesini dello sport dalla Costa Azzurra al Piemonte. Tappa d’obbligo al motovelodromo di Torino con una serie di giri in pista in compagnia di vecchie e onorate glorie del ciclismo nazionale dal campione iridato dell’inseguimento Guido Messina ad Angelo Conterno e il “cit” Nino De Filippis. Luciano è stato anche il braccio destro della sua consorte Anna Paoli per ben 14 anni presidentessa della SAF (società atletica femminile). Si erano sposati come i Lubian nel 1964 accomunati dalla passione per lo sport e in particolare per lo sci di fatica e resistenza. Qui si apre un altro capitolo che vede Vittorio Lubian e Mario Rossi impegnati nel volontariato a 360 gradi nei quadri dell’USSA e del Giro delle Dolomiti. Il loro grande capo, il generale Carlo Bosin, li ricorda “per altruismo, generosità, spirito di sacrificio, umanità”. C’erano Vittorio e la Marta, c’era il barzellettiere Mario Rossi ad accompagnare sui pullman intere classi di ragazzini della Filippo Neri, della Manzoni, della Don Bosco, della Luther King dalla scuola ai campi di sci di Lavazè. Bambini di Bolzano e bambini immigrati di origine indiana o africana che non avevano mai visto la neve. A voce tonante con il megafono Vittorio li metteva tutti in riga come soldatini prima che arrivassero i maestri della scuola sci- fondo. “Divertimento ma anche disciplina” era il suo comandamento! Uno dei piccoli, forse per il disagio in famiglia, aveva trovato in Mario Rossi il “suo papà”. Erano i tempi in cui la scuola apriva le porte all’attività motoria sulla neve e sul ghiaccio. “ A Lavazè accompagnavamo anche 180 scolari” altra testimonianza di Marta che aggiunge “al Palaonda di Bolzano Vittorio insegnava il passo della papera ai piccoli pattinatori.” Quei fondisti, quei pattinatori in erba, oggi hanno 25 o 30 anni. Molti di loro ricorderanno sicuramente i loro simpatici accompagnatori.

Vittorio Lubian e Mario Rossi (tecnico radiotelevisivo il primo, dipendente dell’Azienda Elettrica il secondo) hanno avuto anche un ruolo importante nella complessa macchina organizzativa del Giro delle Dolomiti una ventina di edizioni agli ordini dell’infaticabile Carlo Bosin. Con l’insostituibile Marta già all’alba, già alle 5 del mattino,Vittorio apriva le porte del quartier generale alla Fiera per indicare la segnaletica, tappa dopo tappa, due ore prima del passaggio dei girini. Le stesse strade che aveva percorso mesi prima in ricognizione. Anche Mario Rossi era impegnato a tempo pieno nell’organizzazione con la preziosa collaborazione dei sui figli, Eleonora in veste di interprete, Daniele (ora ingegnere) addetto alla distribuzione dei giornali.

Non si può infine dimenticare il contributo dato da Vittorio a una categoria di sportivi colpiti da un duro destino: i trapiantati di cuore, fegato o reni. Fra i nomi famosi i campioni paraolimpici Roland Ruepp e Paul Oberhofer,il papà della biathleta Karin annegato con la sua piccola barca al lago di Garda. “Loro in carrozzina a spingere con le mani e Vittorio al seguito in macchina – ricorda Marta Zampieron – per un’impresa storica da Prato al passo dello Stelvio la salita infinita con 48 tornanti. Roland Riuepp aveva un sogno ambizioso: quasi 1500 km a tappe dai laghi di Resia alla Sicilia sempre con Vittorio al seguito. Un sogno e un’avventura finiti a Roma dove fu costretto dai medici a interrompere la folle impresa.” Storie incredibili di sport, storie di amicizia e volontariato, storie che non dimenticheremo mai.