Il cuore di Bolzano non dimentica Pasqualotto
Era nato il 10 novembre 1955 e per generazioni di bolzanini è stato
ed è tuttora il simbolo della città, un esempio dentro e fuori dal campo
BOLZANO. Gino Pasqualotto se n'è andato nel 2019. Il 10 novembre scorso, Gino Pasqualotto ha compiuto 70 anni e ieri, 16 novembre, Bolzano lo ha festeggiato in grande stile. No, non c'è nessun errore. Perché alla grande festa, a cui hanno partecipato suo figlio Alex, vecchie glorie dei Foxes, la tifoseria e amici, c'era anche Gino. Una presenza forte che si percepiva chiaramente e che andava ben oltre il grande murales sul Palaonda o le immagini dei video proiettati in Fiera.
Il cuore di Bolzano non dimentica Pasqualotto
BOLZANO. Gino Pasqualotto se n'è andato nel 2019. Il 10 novembre scorso, Gino Pasqualotto ha compiuto 70 anni e ieri, Bolzano lo ha festeggiato in grande stile. No, non c'è nessun errore. Perché alla grande festa, a cui hanno partecipato suo figlio Alex, vecchie glorie dei Foxes, la tifoseria e amici, c'era anche Gino. Una presenza forte che si percepiva chiaramente e che andava ben oltre il grande murales sul Palaonda o le immagini dei video proiettati in Fiera.
Il campione biancorosso era negli occhi degli ultras, nei loro cori e in quell'invito ripetuto migliaia di volte dagli spalti durante le partite e scandito anche ieri: "Vai Gino, uccidi l'assassino". Era nelle maglie con il suo numero, il 33, nei ricordi degli ex compagni che in lui, in ogni battaglia, hanno sempre visto un punto di riferimento. Solido. Inamovibile. Era nelle parole del figlio: «Mio padre c'è, c'è sempre. E la gente è fantastica perché lo tiene vivo. Lui è stato amato da tutti e odiato dagli avversari, ma in questi giorni ho ricevuto chiamate anche da Milano e da Cortina. Alla fine, lui era davvero amico di tutti. Gino era Gino. È un simbolo».
E Gino era nelle parole del sindaco Claudio Corrarati che ha ricordato come Gino sia stato uno sportivo tanto competitivo e coriaceo sul ghiaccio quanto un uomo mite e gentile fuori dal campo. Pasqualotto era lì, insomma, tra i cori, le bandiere sventolanti e i fumogeni. Perché, come hanno sottolineato in molti, Pasqualotto sta a Bolzano come Maradona sta a Napoli. «Gino è Bolzano - spiega Luca Zanoni, storico tifoso biancorosso - ha rappresentato l'unione di questa città. È stato un amico, un fratello, un papà. Ha unito diverse generazioni ed è riuscito ad essere idolo ed esempio per i tifosi di tutti i gruppi linguistici». Alla grande festa organizzata dall'associazione Nene Michi e l'Hc Bolzano , tante le "vecchie glorie". «Gino è il numero uno - taglia corto Robert Oberrach, compagno di squadra e amico di lunga data di Pasqualotto - . Mi ha portato lui a giocare a hockey "tenendomi per la manina", come amava ripetere lui. E io sono orgoglioso che l'abbia fatto. Lui è il numero uno, è ineguagliabile».
Luciano Sbironi ha voluto ricordare Gino, insieme al quale ha giocato dal 1977 al 1990, con la celebre frase pronunciata da Pasqualotto quando la società ritirò la sua maglia: «Sarò breve». Niente di più. Dal sorriso di Moreno Trisorio, ex capitano biancorosso, spunta un «mi manca molto» carico d'affetto e nostalgia. Lucio Topatigh lo ricorda come «un grandissimo amico oltre che un grandissimo compagno di squadra». «Gino è stato un grande amico e abbiamo giocato tanti anni assieme - ricorda Raimondo Refatti - un grande giocatore...di uno che ha vinto dieci scudetti cosa vuoi dire? Dopo le partite, spesso si andava a cena e poi, ogni tanto, andavo a casa sua e capitava di dormire lì. Ricordo che il suo cane Jody dormiva insieme a noi».
Di Pasqualotto Rolly Benvenuti è stato il capitano e «dovevo cercare di tenerlo un po' a freno, ma è stato sempre un grande amico». «Gino era un grandissimo amico che ti aiutava sempre quando eri in difficoltà ed è stato un grandissimo campione» il ricordo di Herbert Strohmair. Toccanti le parole di Luca Bocchin, tifoso e giocatore. «È stato una leggenda dall'inizio dei tempi. - spiega - Ero piccolino quando mio padre mi portava in via Roma a vedere Gino e i suoi compagni, quando l'hockey era sentito, era popolare, era un po' di tutti. Poi, da bambino, ho iniziato a giocare e lo trovavo in campo dopo i nostri allenamenti: un consiglio, una battuta. lui c'era sempre per tutti. Era un guerriero, un campione in grado di "fare spogliatoio" e anche ai giocatori stranieri trasmetteva il cuore di questa città».
Roberto Piastra ribadisce quanto sia ancora vivo e presente: «Gino è una leggenda, è qui con noi e compie 70 anni». Andrea Dema spiega che aveva «la sua stecca autografata. Era un mito. L'ho sempre visto come un leone dal cuore grande, una bella persona. Una figura che manca. Lui è l'hockey». Poi è stato il momento dei video, degli aneddoti con i campioni sul palco, dov'è salito anche Martin Pavlu, altra stella dei Foxes.
Giorgio Gajer, ex presidente del Soccorso Alpino, ex direttore tecnico della Fiera e cugino di Pasqualotto ha raccontato quando il futuro campione, bimbo vivacissimo, aveva rischiato di morire nel Padovano. «Io e mia sorella gemella - ha ricordato Gajer - giocavamo con lui quando è finito in un canale per l'irrigazione. La corrente lo stava trascinando via e un attimo prima che venisse inghiottito nella parte interrata, un ciclista allarmato dalle nostre urla disperate è arrivato ed è riuscito ad afferrarlo al volo. Se Gino è diventato il campione che è stato, lo dobbiamo anche a quel ciclista». Approfittando della presenza del sindaco, Gajer ha rilanciato la proposta di ricordare Pasqualotto con una statua in piazza Ziller, proprio dove un tempo sorgeva il PalaRoma. (foto DLife/Luca Ognibeni)