IL CASO

Schwazer: “Stupito dalla reazione della Wada, ma ho fiducia di ottenere giustizia dal tribunale svizzero”

Comunicato del marciatore con l’allenatore Donati e i legali. L'Agenzia mondiale antidoping e l'ex Iaaf si sono espresse in maniera negativa alla sospensione della squalifica dopo l'archiviazione del procedimento nei suoi confronti disposto dal Gip di Bolzano

BOLZANO. "Prendiamo atto con grande stupore, incredulità ed amarezza delle dichiarazioni, a vario titolo, apparse ultimamente da parte della Wada e della World Athletics, perché prive di ogni fondamento". Si apre così una nota firmata dai legali di Alex Schwazer, dallo stesso marciatore e da Sandro Donati, dopo che l'Agenzia mondiale antidoping e l'ex Iaaf si sono espresse in maniera negativa alla sospensione della squalifica per l'atleta anche dopo l'archiviazione del procedimento nei suoi confronti disposto dal Gip di Bolzano.

"Wada e Wa, organismi che dovrebbero esprimere terzietà - si afferma ancora nella nota -. non hanno aderito alla richiesta di nuovo esame del caso davanti al Tas di Losanna e si sono costituite contro Schwazer davanti al Tribunale federale svizzero opponendosi alla richiesta di misura cautelare di sospensione della squalifica. Ciò nonostante confidiamo che Schwazer possa ottenere, tramite il Tribunale federale svizzero, giustizia anche dagli organi giurisdizionali sportivi".

Nella dichiarazione si respinge poi "l'affermazione che non abbiano potuto difendersi dalle accuse mosse nei loro confronti nell'indagine di Bolzano: per più di quattro anni - viene sottolineato - hanno partecipato attivamente a varie udienze, discusso, prodotto memorie e documentazione probatoria, partecipato alle attività peritali con propri consulenti, come constatato anche dai numerosi media presenti alle udienze. Non hanno collaborato a diverse richieste istruttorie e si sono anche opposti alla consegna delle provette di urina al giudice italiano, tentando poi il laboratorio di Colonia addirittura di consegnare al perito del giudice una provetta non sigillata in luogo della vera provetta B. Né in giudizio né nelle comunicazioni a seguire hanno dato spiegazione alcuna sui contenuti delle e-mail riferibili a World Athletics che parlano espressamente di un complotto contro Schwazer".

"Wada e WA richiamano poi sempre la decisione del Tas del luglio 2016, negando l'evidenza di tutte le prove e gli esiti peritali maturati ed emersi in oltre quattro anni di giudizio penale, ovviamente non disponibili all'epoca, in un procedimento peraltro imposto a Schwazer, con sede a Rio, con tutte le limitazioni conseguenti di prove ed attività difensive".