Bolzano

Si è spento Lucio Buoso storico presidente della Virtus don Bosco 

Calciatore prima e dirigente poi, aveva giocato in D con la Lancia, poi Cavaliere del lavoro e Oro del Coni 

di Valentino Beccari

BOLZANO. Alle persone a lui care era solito regalare una bottiglia di vino francese di qualità dell’anno di nascita della persona stessa. Già, perchè la Francia, così come i vini pregiati, ma soprattutto il calcio, erano le grandi passioni di Lucio Buoso. E adesso che non c’è più viene malinconia ad osservare nella vetrinetta in soggiorno quella bottiglia datata di Chateauneuf Du Pape regalatami dal “Cavaliere” una ventina d’anni fa.

Era in silenzio “forzato” da qualche anno, lui così vulcanico, intraprendente, dinamico che è stato uno, nessuno ma soprattutto centomila per via dei vari ruoli che ha ricoperto nel mondo dello sport e del lavoro.

Presidente della Virtus don Bosco, negli anni d’oro, dirigente dell’Iveco, presidente dei Veterani atesini dello sport, Medaglia d’oro dello sport del Coni, presidente del Greif Team, Cavaliere della Repubblica del lavoro. Se ne è andato ieri, alla soglia dei novant’anni e lascia un vuoto nel mondo dello sport perchè era uno di quei dirigenti seri, preparati, magari anche duri ma sempre impegnati in prima fila, mettendoci la faccia. Una sorta di padre fondatore dei successi calcistici degli anni ’70 dove ha interpretato un ruolo di protagonista assoluto. Già, perchè tutto ruota attorno al pallone.

Lucio Buoso con i piedi ci sa fare, gioca centravanti nonostante un fisico minuto, ma ha un tocco elegante e quella “cattiveria” calcistica che è pane quotidiano della punta di razza. Una sorta di antesignano del “Falso nueve” con uno straordinario fiuto del gol. Ha giocato in serie D con la maglia della Lancia di Bolzano ma avrebbe meritato categorie superiori anche perchè, come ricordava, spesso aveva la testa per emergere.

E che avesse testa lo ha dimostrato negli anni successivi visto che per 40 anni è stato una colonna dello sport altoatesino. Dopo qualche anno di gavetta come direttore sportivo è diventato presidente della Virtus don Bosco, la squadra di riferimento di Bolzano. È con lui che la società fa il salto di qualità abbandonando la vocazione rionale per una dimensione regionale. Soprattutto per l’attività giovanile: la casacca biancoverde diventa una sorta di “camiceta blanca” e negli anni ’70 per un giovane bolzanino giocare nella Virtus era come militare nel Real Madrid. Un dirigente capace, rispettoso del protocollo, di forma e di sostanza ma sempre, figlio di quel Veneto di laguna (era nato nel 1932 a San Stino di Livenza) che sa rimboccarsi le maniche per portare a casa il risultato.

«Ero il capitano di quella Virtus don Bosco di cui Lucio Buoso era presidente – ricorda Franco Scomparin presidente delle Vecchie Glorie della Virus – e mi ricordo la grande soddisfazione della vittoria della Coppa Italia regionale. Era un presidente molto serio, magari anche un po’ duro. Voleva sempre le scarpe pulite e i capelli corti e quando andavamo a giocare all’estero ci teneva che lanciassimo i fiori in tribuna ai tifosi di casa».

Un dirigente che sapeva il fatto suo, abile a valorizzare i prodotti del vivaio e a lanciarli nel calcio che conta. E nelle trattative non si lasciava intimidire dallo persone ed il carisma di personaggi del calibro di Boniperti o Fraizzoli. Tra i talenti lanciati in serie A vanno ricordati soprattutto Hubert Pircher e il compianto Andrea Stimpfl ceduti entrambi all’Atalanta.

E con la Juventus aveva stretto rapporti importanti un po’ perchè lavorava alla Lancia e Torino era la casa madre e un po’ perchè a livello federale aveva acquisito un peso politico importante.

«Conosceva tutti alla Juve – ricorda Pino De Nicolò, presidente Csain e vicepresidente della Virtus ai tempi di Buoso – era amico di Beppe Furino e ricordo una sera negli anni ’70 che dopo aver cenato tutti assieme con dirigenti e giocatori della Virtus ci siamo messi in piazza del Grano a giocare a calcio fino all’alba Beppe Furino e Carlo Mattrel, colonne della Juventus».

Studi classici al Liceo Carducci di Bolzano, una manciata di esami alla laurea in Giurisprudenza, era un lavoratore instancabile alla Lancia e all’Iveco tanto che gli venne assegnata la benemerenza di Cavaliere del lavoro. È stato per vent’anni presidente regionale dei Veterani atesini dello sport e anche vicepresidente nazionale e per i suoi meriti dirigenziali è stato anche insignito con la Medaglia d’oro del Coni.

«Era il nostro presidente onorario – ricorda Robert Oberrauch, attuale presidente della Virtus Bolzano – e se vogliamo noi stiamo ancora raccogliendo i frutti del suo lavoro. Veniva sempre alle partite. La famiglia Virtus perde un grande personaggio».

Amava anche scrivere e si dilettava sulle pagine del nostro giornale sia nelle cronache sportive che in quelle cittadine.

Novant’anni vissuti intensamente, sempre in corsia di sorpasso , ma anche tanto tempo dedicato alla moglie Maria Antonia e ai figli Carlo e Paolo e ai nipoti Pietro e Rocco. Poche le concessioni allo svago se non per quelle gite discrete che faceva in treno fino in Costa Azzurra per sorseggiare un bicchiere di vino pregiato francese ascoltando una canzone di Georges Moustaki sul lungomare di Nizza.