Calcio

Stefan Schwoch racconta mister Zauli 

L’attaccante bolzanino è stato compagno di squadra del nuovo tecnico del Südtirol prima nel Ravenna e poi nel Vicenza che conquistò la finale della Coppa delle Coppe. «Lamberto è stato un giocatore dotato di una classe sopraffina, sono contento che sia a Bolzano»


Filippo Rosace


BOLZANO. “Zidane del Triveneto” e “Principe”. Il mondo del calcio moderno è pieno di etichette, soprannomi, aggettivi diretti a identificare le qualità del singolo giocatore. E nel mondo del calcio moderno, è facile conquistare un appellativo già dopo una sola partita, il che rischia certamente di rendere tutto un po' banale e fin troppo scontato.

Nel calcio del secolo scorso (anni 70-80-90), invece, il titolo non veniva concesso così facilmente ma solo a conclusione di stagioni vergate dalla costante qualità, incisa sui campi da calcio. Gigi Riva diventò Rombo di Tuono nel Cagliari dello scudetto, Michel Platini fu incoronato “le roi” da Giovanni Agnelli nella conquista dell’Intercontinentale, così come lo stesso avvocato mister Fiat, affiancò l’appellativo di “Pinturicchio” sulla targhetta di Alessandro Del Piero dopo le prime prodezze sulla “palla a giro”.

E nel decennio che ha dischiuso le porte al terzo millennio, anche Lamberto Zauli, neo allenatore del Südtirol, fu etichettato dai critici e compagni di squadra come lo “Zidane del Triveneto” ed anche il “Principe”.

Cosa ha fatto Zauli per meritarsi quei preziosi riconoscimenti? Partiamo dal ruolo, anzi dal numero 10 che il fantasista romano ha indossato con onore nelle sue varie esperienze calcistiche. Spiccio di parole ma svelto di intuito, Lamberto Zauli ha cominciato ad esibire le credenziali del fantasista sin dalla stagione giocata per il Ravenna (’92-’93) culminata con la promozione in serie B. Il passo felpato, la giocata illuminante e quel dinoccolare tra le linee con la palla sempre attaccata al piede, hanno accresciuto il brand di Lamberto Zauli. Il periodo aureo del condottiero che ha rilevato il testimone da Ivan Javorcic, è stato quello che il trequartista visse con il Vicenza e con Francesco Guidolin in panchina, che aveva diretto le operazioni del Principe con la casacca ravennate.

Fu proprio in quella provincia veneta che Lamberto Zauli coronò l’effige da eroe del calcio, forse un tantino incompreso, ma sicuramente celebrato dalla tifoseria biancorossa che impazziva per quei tocchi magici, per le finte ubriacanti e le pennellate d’autore. Mancino per vocazione, Lamberto Zauli ha staccato il biglietto per la stanza del mito grazie a quell’imprevedibile estro che indirizzava il suo ultimo passaggio o nella finalizzazione improvvisa che andava a gonfiare la rete avversaria.

In meno di due lustri di carriera giocata ad alti livelli, Lamberto Zauli ha illuminato il gioco dei suoi club e fatto le fortune dei compagni della prima linea. E in quel Vicenza che sfiora la finale di Coppa delle Coppe (fu eliminato in semifinale dal Chelsea), Lamberto Zauli è il faro della squadra, il punto di riferimento dal quale attendere la giocata geniale, capace di aprire il varco per l’affondo decisivo. In quel Vicenza, Zauli offre il suo contributo al fianco dell’attaccante bolzanino Stefan Schwoch, già compagno di avventure con il Ravenna, in un crescendo di qualità che consegna al trequartista romano l’appellativo di “Zidane della Serie B”!

“Lamberto è stato un giocatore dotato di una classe sopraffina – ricorda Stefan Schwoch – qualità che, almeno all’inizio della sua carriera, forse neanche lui si era reso conto di avere ma che poi, man mano, è riuscito a mettere in mostra e valorizzare. L’appellativo di Principe? Nacque già a Ravenna, per via di quell’eleganza nello stile e nel modo di giocare.

Con il Ravenna vincemmo quel campionato e approdammo in serie B. E’ stato per me un giocatore di una intelligenza calcistica davvero incredibile. Quando abbiamo giocato insieme, agiva da esterno sinistro ma gli piaceva accentrarsi molto, finendo a giocare dietro le punte. Aveva una tecnica sopraffina, difendeva la palla molto bene, cercando l’uno due con gli attaccanti.

L’unico suo difetto era quello che di testa non la prendeva quasi mai.

Taciturno? Forse all’esterno può apparire così ma posso garantire che è un uomo di spogliatoio, nel senso che gli piace stare con il gruppo. Il nuovo ruolo di allenatore forse lo avrà cambiato un po' caratterialmente…sono contento che sia venuto al Suedtirol. Gli anni che ha fatto alla guida della Juventus U23 gli sono serviti per crescere caratterialmente, confrontandosi con una società molto importante, e questo gli ha dato l’opportunità di crescere tanto. – conclude Schwoch - E’ arrivato al Südtirol dove ha trovato una società già seria, e che per le strutture che ha vale quanto una società di serie B…anzi di serie A!”

Da “Zidane del Triveneto” a “Principe”. Il passo per la consegna del secondo appellativo arriva in serie A (’97-’98), con la maglia del Vicenza e nella partita contro la Sampdoria, durante la quale Lamberto Zauli, piazzato sul secondo palo, si fa trovare pronto sul cross profondo di Schenardi e in acrobazia insacca il gol del pareggio, con una botta al volo d’esterno. E’ il primo gol in serie A del “Principe” Zauli, che da lunedì scorso ha messo a disposizione il genio calcistico nel regno del Südtirol.

















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