Nappini (Slow Food), senza donne non c'è futuro per cibo e agricoltura



(ANSA) - TORINO, 06 MAR - Pur rivestendo un ruolo cruciale, ad esempio nel continente africano sono loro a coltivare l'80% dei prodotti agricoli, le donne in agricoltura subiscono ancora grossi divari, basti pensare che a fronte di 7.200 euro medi annuali di guadagno dei braccianti, le lavoratrici guadagnano circa 1.800 euro annui in meno e che meno del 15% dei proprietari di terreni agricoli nel mondo sono donne, solo il 10% nei Paesi arabi. A porre l'accento sulla questione, chiedendo di "cambiare preposizione" perché "non serve parlare 'di' donne, quello lo fanno molto anche gli uomini, ma 'da' donne", è la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini.
    "Nonostante molto lavoro sia stato fatto e si stia facendo, il femminile vive ancora una profonda situazione di iniquità in moltissimi settori", osserva, citando esempi come la gastronomia o il lavoro nei campi. "Il cibo può e deve essere strumento di emancipazione - aggiunge -, capace di reinterpretare ruoli che la storia e la cultura ci hanno cucito addosso". Per questo, guardando all'imminente ricorrenza dell'8 marzo, Nappini sottolinea che "è doveroso, ogni giorno dell'anno, problematizzare il ruolo delle donne in questi due settori centrali della nostra vita: l'agricoltura e la trasformazione del cibo". "Le donne - conclude il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini - sono il perno delle comunità del cibo e le custodi di cibi preziosi come i Presìdi Slow Food e molte di loro si ritroveranno a Torino, in occasione di Terra Madre dal 24 al 28 settembre". (ANSA).
   









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