A Palazzo Merulana la cura, l'ascolto e l'accoglienza nelle opere di Cocco e Flores



(di Agnese Ferrara) (ANSA) - ROMA, 05 FEB - La cura, intesa come capacità nel prestare attenzione, disponibilità, ascolto e accoglienza anche verso ciò che sembra diverso o ai margini, è il fil rouge che unisce le opere delle artiste Cecilia Cocco e Daniela Flores raccolte nella mostra 'Contenuti per la cura', in programma dal 6 febbraio al 15 marzo a Palazzo Merulana, spazio espositivo della Fondazione Elena e Claudio Cerasi di Roma gestito da CoopCulture. La mostra è a cura di Giovanna Zabotti con la produzione e l'organizzazione dell'associazione Cultura360.
    Le opere esposte, i dipinti di Cecilia Cocco e le fotografie di Daniela Flores, sono assolutamente concentrate su dettagli e particolari e dialogano tra loro puntando a sensibilizzare i visitatori sull'idea che la 'bellezza', intesa come atto estetico radicale e di grande cura, sia intesa come 'avere premura', ovvero prestare la massima attenzione, essere accoglienti e migliorare le capacità di ascolto.
    Nelle opere di Cecilia Cocco, artista e pittrice che vive e lavora a Venezia, la cura si manifesta come un atto estetico estremo, applicato ai corpi, umani e animali, e a frammenti selezionati con estrema precisione. In mostra capelli, schiene, posture, ornamenti, piccoli gesti o accessori che diventano il centro della composizione, caricandosi di un'attenzione quasi maniacale.
    "La cura, in questo caso, non coincide con il conforto, ma con l'atto stesso di guardare, selezionare, rifinire: un prendersi cura che passa attraverso l'estetica, rendendo visibile l'ambiguità del gesto e il confine fragile tra attenzione e ossessione" spiega la curatrice Giovanna Zabotti.
    Nelle immagini di Daniela Flores, artista e fotografa con base a Roma, la cura si configura invece come una pratica dello sguardo per allenare una maggiore attenzione consapevole: superfici, frammenti architettonici e dettagli segnati dal tempo vengono osservati come corpi sensibili, portatori di una storia visibile. "La fotografia diventa così uno strumento di relazione, capace di restituire dignità a ciò che normalmente resta ai margini, - spiega Zabotti. - Crepe, fratture e segni non sono letti come difetti da correggere, ma come tracce da accogliere. In questo senso, la cura non coincide solo con la riparazione o con l'occultamento, ma con il riconoscimento".
    La grande cura trasmessa dalle opere esposte a Palazzo Merulana punta ad allenare lo sguardo per cogliere ciò che normalmente sfugge.
    "Guardare il mondo da diverse prospettive, aiuta ad allargare gli orizzonti, a valutare le cose in modo diverso, ad osservare e guardare con occhi attenti, - conclude Zabotti. (ANSA).
   









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