Alla Biennale i 'bimbi' del Giappone, un inno alla vita e alla cura
(di Roberto Nardi) "I bambini vengono al mondo ovunque, a prescindere da guerre, terrori e boicottaggi", ma "i bambini vengono anche uccisi con droni, missili e da ogni forma immaginabile di violenza": è scritto su una parete interna del Padiglione Giappone. Un edificio che la sorte ha voluto sia stato eretto decenni fa proprio accanto a quello russo, la cui apertura-non apertura catalizza da mesi i discorsi che accompagnano la 61. Esposizione internazionale d'arte della Biennale di Venezia.
Ei Arakawa-Nash, artista e genitore queer, ha allestito uno spazio punteggiato di bambole "bambini", dove sono presenti anche lavori di altri artisti giapponesi, e il visitatore è invitato a compiere il percorso con in braccio una delle 200 bambole messe a disposizione, a cambiare loro i pannolini, mentre si diffonde nella sala la voce del gemellini dell'artista. È una installazione che unisce l'arte a un'esperienza personale che diviene collettiva, che appare come una sorta di inno alla vita e alla responsabilità; un'opera che ha catalizzato l'attenzione di molte delle migliaia di persone che, sfidando la pioggia e l'attesa per entrare, si sono messe in fila per partecipare alla prima giornata della vernice della Biennale d'Arte, che aprirà il 9 maggio fino al 22 novembre. Un pubblico di invitati, di addetti ai lavori, di giornalisti che si è distribuito tra il Padiglione Centrale ai Giardini e le Corderie dell'Arsenale per visitare la mostra curatoriale di Koyo Kouoh, "In Minor Keys" - progetto portato avanti da un team di collaboratori dopo la sua morte il 10 maggio 2025 - e ha aspettato in coda di entrare nei padiglioni nazionali che, quasi da tradizione, sono i più cercati nelle prime ore di visita - Gran Bretagna, Germania, Francia, Stati Uniti - o annunciati da un silenzioso tam-tam pre-vernice come "imperdibili".
Quest'anno, oltre agli eventi collaterali, sono cento i padiglioni nazionali: 25 ai Giardini, 29 all'Arsenale e altri 46 distribuiti in varie sedi veneziane, tra cui la Santa Sede che è in due luoghi diversi. Assente l'Iran, Israele spostata all'Arsenale rispetto al tradizionale padiglione ai Giardini, registrato l'ingresso ultimo tra le nazioni rappresentate delle Seychelles, la varietà dell'offerta artistica e curatoriale è quantomai ampia - dipinti, installazioni, musica, tessuti, video - come la gamma delle possibili tematiche affrontate dalle opere esposte che spesso sono in perfetta sintonia con quelle della mostra di Kouoh. Sculture biomorfe popolano il padiglione statunitense con l'artista Alma Allen, mentre il cinguettio di uccellini accoglie chi sale la scalinata del padiglione della Gran Bretagna dominato dai quadri pieni di colori e vita, anche domestica, di Lubiana Himid e da 26 domande che chiedono di interrogarsi sui concetti di appartenenza e di casa. Sempre ai Giardini, di grande effetto il lavoro di Oriol Vilanova (Spagna) che ha tappezzato le pareti del padiglione con migliaia di foto formato cartolina relative a specifici temi visivi, tra cui Venezia. La vita della città lagunare, dei suoi residenti - il cui numero pare in inesorabile riduzione - è l'anima stessa dell'opera di Ilya e Emilia Kabakov, al Padiglione Venezia. Sono 700 testimonianze scritte accompagnate da oggetti più diversi: "Venezia per me è la responsabilità che indosso ogni giorno dal 1993" scrive Diomenico che ha lasciato per l'esposizione il cappello della polizia municipale. Se quello egiziano è un'invocazione al silenzio e all'esperienza tattile, la musica di sottofondo presente in tanti padiglioni, come in quello della Grecia dove Andreas Angelidakis trasforma gli spazi in una "caverna platonica ispirata al gioco degli enigmi", dove si parla di nazionalismo.
Imponente, la scultura di un cervo dell'artista ucraina Zanna Kadyrova posta all'inizio del viale dei Giardini che porta al Padiglione Centrale, non tanto lontano da quello russo.
Attenzioni e commenti per le performance al padiglione austriaco, con l'artista Florentina Holzinger, annunciate da cartelli di non fare foto perché ci sono delle persone nude e da una enorme campana dove una donna nuda penzola quasi fosse un batacchio. All'Arsenale, c'è il piccolo stato di Timor-Est, con un lavoro sull'idioma come identità; ci sono gli arazzi dell'Irlanda; c'è la sala degli Emirati Arabi, la Cina, lo spazio di Malta che inneggia al dubbio per contrastare "le conclamate certezze della retorica politica e gli estremi del mondo attuale". Davanti alle Tese, c'è il Padiglione Italia "Con te con tutto" di Chiara Camoni.