Jesi omaggia Mario Dondero, maestro del fotogiornalismo internazionale
(ANSA) - JESI, 12 MAR - La città di Jesi (Ancona) omaggia una delle figure più rilevanti del fotogiornalismo internazionale: Mario Dondero. Dal 19 marzo al 12 aprile, alle Sale Betto Tesei Palazzo Pianetti, si tiene la mostra "La vie en Dondero" con una selezione di scatti che ripercorrono la carriera del fotoreporter, testimone fondamentale della storia del Novecento.
In occasione dell'inaugurazione, alle 17.30, si presenta alla Galleria degli Stucchi il volume "Mille parole. Scritti sparsi" (2025) e curato da Laura Strappa e Massimo Raffaeli per le edizioni Affinità Elettive. Promossa dal Comune, l'iniziativa vede la collaborazione dell'associazione Altidona Belvedere, soggetto gestore della Fototeca di Fermo dove è custodito l'immenso archivio dell'autore, e il Circolo Culturale Massimo Ferretti.
"Con questo progetto — sottolinea l'assessore Brecciaroli — i Musei Civici confermano la volontà di aprirsi ai linguaggi del contemporaneo e alla fotografia d'autore, valorizzando l'eredità di un artista che ha saputo raccontare il mondo con un'umanità unica".
Nato a Milano nel 1928 e marchigiano d'adozione dal 1998 fino alla sua scomparsa nel 2015, Dondero è stato fotogiornalista di professione. Ancora adolescente ha partecipato alla Resistenza nel Nord Italia. Si è poi impegnato nel giornalismo di carattere sociale, diventando uno dei protagonisti dell'età dell'oro del fotogiornalismo italiano. Un'epoca in cui i giovani rifiutano la retorica e la propaganda imposta per decenni dal regime fascista e scoprono la fotografia come indagine della realtà e strumento di democrazia. Ha collaborato con quotidiani come l'Unità e l'Avanti! e con la rivista Le Ore. Era nel gruppo dei "Giamaicani" a Milano, dal nome del Bar Giamaica, luogo d'incontro di artisti e intellettuali nel quartiere Brera.
Nel 1954 Dondero si è trasferito a Parigi, dove ha continuato a collaborare con la stampa italiana e con quella francese (Le Monde, Le Nouvel Observateur, Jeune Afrique). Nel 1960 si è stabilito prima a Londra e poi a Roma, per tornare, nel 1968, a Parigi. Frequenti i viaggi in Africa e nei paesi arabii, in America Latina, Cuba, Urss e poi Canada, Afghanistan con Emergency, Russia. Ha ritratto scrittori, artisti, attori e intellettuali, e di molti è diventato amico. Impegnato nella politica contemporanea, ha fotografato molti personaggi pubblici.
Nel 1998 si è trasferito nelle Marche, a Fermo. Da qui ha continuamente viaggiato, collaborando spesso con la Repubblica, il Manifesto, Diario. Dopo la prima mostra, nel 1986, a Sant'Elpidio a Mare, numerose gliene sono state dedicate in Italia e all'estero. È morto a Petritoli il 13 dicembre 2015.
La Fototeca Provinciale di Fermo custodisce dal 2015 il suo immenso archivio. Mostre, libri e articoli continuano ad apparire e a rendere il suo lavoro accessibile al pubblico.
Profondamente influenzato da Robert Capa, lo stile di Dondero è animato dalla forte empatia con i soggetti che ha ritratto.
(ANSA).