«L’integrazione?  Una strada faticosa per evitare i ghetti» 

Il sindaco: «Servono anni ma vanno evitate realtà parallele» Ieri la presentazione in aula magna dei risultati dello studio

di Massimiliano Bona

SALORNO. «L’integrazione? È un percorso lungo, molto faticoso, ma necessario»: a parlare è il sindaco di Salorno Roland Lazzeri che ieri ha fatto gli onori di casa in occasione della presentazione pubblica del progetto di inclusione «Un passo avanti, Salurn macht’s vor». La cittadina della Bassa Atesina ha detto «no» al Comprensorio per il progetto Sprar, perché a Salorno l’integrazione si fa da anni in centro, nelle frazioni, nei negozi e nei campi sportivi. Su 3700 abitanti il 21 per cento sono stranieri (percentuale record in provincia assieme a Brennero). «Abbiamo già fatto il massimo e anche qualcosa di più e quindi non possiamo permetterci di ospitare anche i profughi. Dobbiamo riuscire, al contrario, ad integrare chi già c’è per evitare che si creino ghetti, realtà parallele e altre situazioni poi difficilmente gestibili».

Il progetto realizzato dal gruppo guidato da Cornelia Dell’Eva è sostenuto dal Comune e finanziato dalla Provincia. «Prevede - continua Lazzeri - sette progetti concreti di inclusione per raggiungere un target diverso di residenti: dalle donne straniere che faticano ad uscire di casa e sono spesso del tutto aliene al contesto in cui vivono ai giovani. Si spazia dallo sport alla cultura, senza dimenticare le nostre tradizioni».

Secondo Lazzeri in questo processo, tanto lungo quanto faticoso, è fondamentale anche l’approccio dei residenti. Fino a qualche anno fa la Lega aveva un peso importante (due consiglieri) ma oggi è abbastanza ai margini della politica locale, segno forse che si è fatto un passo avanti anche in termini di tolleranza. «Agli immigrati dobbiamo assolutamente insegnare le regole e, spesso, non ci sono occasioni per farlo. Tocca a noi coinvolgerli ed avviare processi concreti di inclusione».

Con i ragazzini e gli uomini, finora, è stato sempre (molto) più facile. «I ragazzi, spesso, sono nati qui e frequentano la scuola dell’obbligo. Parlano, oltre all’arabo, anche italiano e tedesco. Gli uomini delle famiglie straniere lavorano e se la cavano in italiano e tedesco. Ciò non toglie che per l’integrazione serva uno step in più: bisogna creare occasioni di incontro e il progetto che abbiamo realizzato mira proprio a questo».

Ieri, nell’aula magna di Salorno, è stato presentato lo studio ai residenti, sottolineando come il progetto sia frutto di un anno e mezzo di lavoro, compresi workshop e incontri tra immigrati e popolazine autoctona.

L’integrazione attraverso la lingua. «I confini della mia lingua sono i confini del mio universo», come sosteneva il filosofo Ludwig Wittgenstein. A Salorno lo studio è partito proprio da qui. «La comprensione reciproca attraverso la lingua rappresenta un elemento centrale della buona convivenza. Spesso, però, viene ostacolata da lacune linguistiche – un problema che, secondo i partecipanti ai vari workshop, riguarda soprattutto le donne straniere». Durante gli incontri sono state abbozzate alcune misure con cui favorire l’integrazione attraverso la lingua: «L’ampliamento dei corsi rivolti alle donne (già bocciata l’idea di concedere un bonus ndr), corsi linguistici gratuiti (facilmente accessibili, professionali), un progetto con cui una famiglia locale adotta (in forma di gemellaggio) una famiglia straniera, l’incentivazione e la maggior diffusione di materiale multilingue, il potenziamento del “Caffè delle lingue” (iniziativa già collaudata a Salorno), incontri solo per bambine e incontri solo per mamme di culture e lingue diverse, una «scuola per adulti», tipo Università della terza età, dove fare test di lingue per individuare il livello ma anche lezioni sulle regole e educazione civica (costituzione italiana)».

Rappresentati 35 Paesi. Oltre alla popolazione autoctona vivono a Salorno persone provenienti da 35 Paesi diversi, tra loro in parte differenti per lingua e cultura. La quota più consistente (71%) proviene da Marocco, Pakistan, Macedonia, Bangladesh e Tunisia. Un ulteriore 19 per cento riunisce persone provenienti da Ucraina, Romania, Albania, Germania, Bosnia-Erzegovina ed India.

Le iniziative. Ora Provincia e Comune intendono proporre «attività per far conoscere la cultura dei vari Paesi e per promuovere un confronto rispettoso con quelle degli altri attraverso iniziative e progetti mirati. «Rientra tra gli obiettivi anche lo sviluppo di una «cultura paesana» (riprendendo il concetto di cultura aziendale ndr) per favorire una buona convivenza».

Cene etniche, ballo e sport. Le proposte sul piatto sono molteplici e spaziano dallo sport alle cene etniche, passando anche all ballo. «In cantiere ci sono manifestazioni sullo scambio culturale (serate di ballo, presentazione di libri), feste per le famiglie, competizioni sportive (giochi, calcio, sfilate di moda), un «tavolo del racconto di sè» in cui i nuovi arrivati avranno la possibilità di raccontare le proprie esperienze personali e la propria cultura. «Bisogna creare un tavolo di racconto (in biblioteca o al parco giochi) almeno una volta alla settimana».

No a ghetti o realtà parallele. Il sindaco Lazzeri ritiene che questo «pacchetto di iniziative» possa contribuire a ridurre significativamente le distanze tra immigrati e popolazione autoctona. «Dobbiamo creare una società più integrata e questo a vantaggio di tutti. I ghetti, è bene sottolinearlo, portano alla creazione di pericolose realtà parallele».

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