Bar cinesi verso quota 150 La Chinatown bolzanina è in via Claudia Augusta

di Alan Conti

 BOLZANO. L'avanzata dei bar cinesi in città continua: se pochi mesi fa i dati parlavano di 120 esercizi, oggi Confesercenti ipotizza come minimo una decina di locali in più e non è difficile immaginare che a breve si abbatterà il muro dei 150.  «L'acquisizione di locali cinesi non conosce sosta - la premesse del segretario di categoria di Confesercenti Mirco Benetello - e possiamo dire di aver già superato quota 130 senza soluzione di continuità. L'espansione è, chiaramente, anche a livello territoriale: via Claudia Augusta rimane l'insediamento principale, ma anche a Don Bosco cominciano a diffondersi, mentre in via Palermo la forte presenza registra un contraltare italiano piuttosto radicato». È nel cuore di Oltrisarco, quindi, che il cambiamento resta più evidente. «Ciclicamente salta fuori la discussione sulla nostra presenza - dice Wang Xinfeng, uno dei primi arrivati al bar "Aurora" - ma la nostra unica risposta è lavorare bene. Non rappresentiamo un rischio maggiore dei bar italiani, ci limitiamo alla normale concorrenza come succede in moltissimi altri luoghi della città. In ogni caso secondo me il vero problema della strada non sono i tanti bar, ma la mancanza assoluta di parcheggio e la chiusura del transito delle auto da sud».  Le richieste, quindi, sono identiche a quelle manifestate da tempo dagli esercenti locali. «Certo - confermano Franco Perri e Alice Fortunata del "New Bar" - ma il vero nodo del problema risiede nel loro modus operandi. Acquisiscono diversi bar e cominciano a inserire dentro i familiari e, con orari massacranti, il rapporto diventa quasi di un barista per locale. In questo modo abbassano i prezzi e impongono alla contesa commerciale un ritmo che noi fatichiamo a mantenere. Dovrebbero essere le amministrazioni a mettere mano ai regolamenti delle licenze, non tanto per impedire le aperture cinesi quanto per imporre una distanza minima tra un locale e l'altro».  Weiwei Zhang occupa un bancone dalla lunga storia: il "Lindenburg". «Lo sappiamo, quindi cerchiamo di essere all'altezza. È vero, comunque, che questa zona ti permette di lavorare bene, ma solo con i residenti. Ci vorrebbe una decisione forte per permettere nuovamente il transito della strada in entrata da Laives e San Giacomo. I nostri problemi sono identici a quelli dei bar italiani e dobbiamo cercare di collaborare. I tanti cinesi non devono spaventare».  Al bar "Principe" lavora Jiang Lu Ping: «Noi siamo arrivati due anni fa a Bolzano, direttamente da Torino: molti di noi arrivano da altre città italiane perché sanno che qui la convivenza civile è un valore ben radicato nella popolazione. L'accusa di occupare intere zone con i bar, invece, è priva di fondamento: in via Claudia Augusta, per esempio, la stragrande maggioranza di noi ha semplicemente rilevato precedenti attività gestite da titolari locali. Se la concorrenza non era un problema insormontabile prima, allora perché dovrebbe esserlo adesso?». «Perché hanno imposto delle regole nuove - la pronta risposta di Franco Boaretto, titolare del bar "Punto 36" e della nuova e enoteca "La Cantinotta" - ma questo quartiere rimane potenzialmente valido per chi ha voglia di lavorare. La differenza possiamo farla con la qualità perché se un cliente al bancone chiede uno spumante, noi non gli serviamo un bicchiere scadente». Chiusura con sconfinamento in via Bari, dove un altro bar di lunga tradizione come il "San Giorgio" è passato in mano a una famiglia cinese: «Lavoriamo molto bene con le scuole vicine - dice Qiu Renbo - a dimostrazione che la nostra inclusione sociale non è poi così difficile».  

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