Diocesi, 25 parrocchie ai laici

Rivoluzione nell’organizzazione della Chiesa provinciale: «Necessaria per la crisi di vocazioni»

BOLZANO. Spazio a laici e diaconi nelle parrocchie altoatesine, dove si fa sentire la crisi delle vocazioni ed i sacerdoti sono sempre di meno.

Di recente presso il Centro pastorale di Bolzano si sono riuniti i rappresentanti di 31 parrocchie, che in seguito agli ultimi avvicendamenti vivranno cambiamenti importanti. Venticinque di queste parrocchie, a partire dall’autunno, non avranno più un parroco. Una piccola rivoluzione copernicana nell’organizzazione della Chiesa provinciale. Nell’incontro con il direttore dell’ufficio pastorale, Reinhard Demetz, i responsabili delle parrocchie hanno affrontato assieme le problematiche che ne derivano. Fino ad ora, infatti, la conseguenza alla mancanza di sacerdoti si risolveva nell’assegnare più parrocchie ad un solo parroco. Ora, però, l’emergenza è tale che nemmeno questa è una misura risolutiva. «Il Sinodo diocesano, dunque, ha deciso di applicare in modo esteso un modello che finora è stato utilizzato solo in casi davvero eccezionali», spiega Demetz.

Nelle parrocchie senza parroco saranno nominati laici o diaconi come responsabili parrocchiali con il compito di gestire le sfide nella parrocchia assieme ad un sacerdote. Queste persone - laici o diaconi, donne o uomini - saranno individuate dalle parrocchie stesse, ma incaricate direttamente dal vescovo Ivo Mulser che mantiene un controllo diretto sulle nomine.

All’incontro dell’altro giorno c’erano anche rappresentanti di sei parrocchie che in autunno avranno ancora un parroco. «Poiché il sarà sarà incaricato nella pastorale anche in altre parrocchie, si renderà necessario nominare dei responsabili per i vari settori di attività della parrocchia» ha specificato Demetz tratteggiando un effetto domino facilmente immaginabile.

Durante l’incontro con i rappresentanti delle parrocchie, inoltre, sono stati illustrati i nuovi modelli di gestione parrocchiale con i prossimi passi da compiere.

Waltraud Haller-Sailer, già responsabile parrocchiale in Valgiovo, ha riportato la sua esperienza. In Valgiovo, infatti, già 15 anni fa furono introdotti i responsabili parrocchiali e ad oggi si può dire che l’esperienza sia stata positiva. Natutralmente non è bastato a tranquillizzare tutti. Molti dei presenti, infatti, hanno espresso grande preoccupazione. Una parrocchia senza parroco, soprattutto per i centri grandi, è una prospettiva completamente nuova. Ci si chiede se sarà possibile mantenere viva la vita parrocchiale a queste nuove condizioni. «Anche i tempi ristretti rendono l’impresa difficile» ha detto Demetz. Altri, al contrario, si sono detti ottimisti: il cambiamento è un’opportunità per portare nuova energia nella vita delle parrocchie. Il fatto di investire sulla corresponsabilità di molti è un segno di rinnovamento nella Chiesa. Demetz ha sottolineato, infine, che serve il coraggio di intraprendere percorsi nuovi. «Siamo all’inizio di un cammino che promette molti frutti positivi ma che, allo stesso tempo, è ancora ampiamente sconosciuto».

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