Il meranese d’Abruzzo che spiega ai bimbi la passione per il lupo 

Ciro Manente, l’avvocato difensore del predatore Condivisa la passione con la moglie, la notaia Consalvo 

MERANO. Gli piace definirsi l’avvocato del lupo. Le sue aule di tribunale per ora sono gli incontri con i bambini, ai quali trasmette la passione per questo predatore. Al momento lo fa in Abruzzo, sua terra natia alla quale lo lega un cordone ombelicale. Meranese d’adozione e per amore, Ciro Manente. Cinquantacinquenne teramano, è salito dai boschi del Gran Sasso a quelli del Tessa per sposare la notaia Anna Consalvo. A quattro mani hanno scritto un libro, “Sulle tracce dei lupi”, pubblicato quest’anno. Appena può, la coppia torna in Abruzzo. Anche per dare seguito a un progetto avviato nel parco del Gran Sasso, dove Ciro posizione trappole per fotografare l’animale e insegna ai più piccoli la convivenza con il lupo. Fra l’altro indossando e diffondendo, per non perdere il filo del discorso meranese, magliette sponsorizzate dal bar Piccolo di corso Libertà.

Il tutto avviene mentre in Alto Adige si fa un gran parlare del lupo e della bagarre sull’opportunità di aprire al prelievo. La difesa dell’avvocato del lupo è a spada tratta, senza compromessi. La pietra di paragone su cui poggia l’arringa è il suo Abruzzo, dove i lupi sono assai di più e la convivenza non comporta problemi. «Cacciare il lupo, abbatterlo, è un controsenso» sostiene Manente. «Uccidendolo si indebolisce il branco e come effetto si fiaccano le sue capacità di caccia. A quel punto è più facile che le sue attenzioni si spostino verso prede più facili, dunque verso il bestiame». Queste conoscenze, Ciro le ha guadagnate sul campo. Da quando era bambino, da quando ha volto le spalle al mare teramano per addentrarsi all’interno della regione, nella sua natura aspra e selvaggia. Risaliva i corsi d’acqua della sua città, il Tordino e il Vezzola, attratto dalla vita che vi scorre dentro. Ancora oggi batte i sentieri abruzzesi in lungo e in largo, riscopre quelli scomparsi e abbandonati. Si perde fra le trame dei boschi meno accessibili ed esplorati, per poi offrire le sue scoperte a chi condivide le sue passioni.

Intanto, l’avvocato del lupo continuerà la sua difesa parlando ai bambini ma anche con incontri per la presentazione del libro scritto con la moglie Anna, nella cui prefazione Fulvio Grimaldi illustra: “Quando Ciro si inoltra nelle profondità misteriose del bosco, quando è attratto dal suono delle cascate, quando ascolta con apprensione il buio della notte, Anna ce lo trasmette che vede, sente e ci parla come se fosse il più nobile degli animali di montagna. Il suo processo di identificazione avviene miracolosamente e senza sforzi: a chi lo legge appare un percorso che ha gli automatismi della necessità”.(sim)