Schiaffo di Bizzo: «Al Pd nemmeno un euro» 

No al versamento dei contributi dopo l’uscita: «Il documento della candidatura non ha valore»

BOLZANO. «Contributi al partito anche dopo la mia uscita? Chiedermelo sarebbe incostituzionale. Non darò un euro a un partito che ha tradito ogni impegno verso gli elettori»: Roberto Bizzo non ha ancora ricevuto la richiesta del tesoriere del Pd Pietro Calò, ma la sua presa di posizione è pronta, «nemmeno un euro». Calò, in contatto con l’ufficio del tesoriere nazionale Francesco Bonifazi, invierà al presidente del consiglio provinciale, oggi «Noi per l’Alto Adige», e ad altri eletti usciti dal Pd il conto dei contributi sulla indennità di carica dovuti anche dopo lo strappo dal partito. Nel solo caso di Bizzo si parla di circa 15 mila euro. L’azione di recupero dei crediti dagli eletti morosi è in corso in tutta Italia. Sul gruppo Bizzo fa fede, dice il segretario Alessandro Huber il «codice di comportamento dei candidati» firmato all’atto di accettazione della candidatura per le elezioni provinciali o comunali. Ogni candidato si è impegnato a versare alle casse del Pd la quota sulla indennità «anche nella ipotesi decidesse di cambiare gruppo consiliare». Bizzo replica: «Non ho cambiato gruppo, sono uscito dal partito». È la stessa cosa, non intende mantenere l’impegno firmato? «Lo statuto nazionale del Pd esclude che ti possano chiedere soldi dopo l’uscita», risponde. A Bizzo il Pd chiede anche 30 mila euro di arretrati riferiti al periodo precedente alla rottura. Bizzo reagisce: «Il Pd di Bolzano è finito sull’orlo del dissesto finanziario per una gestione scriteriata e per campagne elettorali dissennate». Bizzo, che sta lavorando alla lista di «Noi con Bolzano», attacca: «Ci aspettavamo questo tipo di vendette. È la solita campagna del Pd contro Bizzo, che sia dentro o fuori dal Pd. Grandi classici. Buon lavoro anche a voi, sono onorato di riuscire sempre a mettermi al centro dei vostri pensieri. Grazie al cielo oggi le mie energie e i miei denari li investo altrove, dove forse ci sono le vere risposte per l'Alto Adige e non solo blindaggi e veti».