Sexgate bolzanino: baby squillo, clienti incastrati dagli «sms»

I messaggi intercettati serviranno a dimostrare la consapevolezza della minore età

di Mario Bertoldi

BOLZANO.  Sarebbero degli sms a incastrare i clienti delle baby prostitute marocchine nel cosiddetto "rubygate" bolzanino. Per alcuni indagati, la Procura ha dalla sua il contenuto di diversi messaggini «sms» intercettati e già depositati agli atti del processo. Ancora una volta le intercettazioni potrebbero, dunque, risultare decisive. Si tratta per lo più di messaggini «sms» inviati dai singoli clienti direttamente alle baby squillo. In molti casi i contenuti sono espliciti circa la richieta di prestazioni sessuali.

Alcuni clienti avrebbero avuto l'abitudine di preannunciare il proprio arrivo nell'appartamento di via Resia proprio attraverso «sms» e sarebbero stati successivamente fotografati dalla polizia al momento dell'ingresso nella casa. In alcuni di questi messaggini vi sarebbe la prova (che potrebbe risultare decisiva) della consapevolezza della minore età delle baby prostitute che alcuni clienti amavano, ad esempio, chiamare «piccoline».

L'incidente probatorio fissato a partire da lunedì mattina davanti al giudice Carlo Busato potrebbe risultare decisivo per almeno la metà dei clienti delle baby prostitute di via Resia finiti sul registro degli indagati con l'ipotesi di accusa di prostituzione minorile.

La verifica in aula (attraverso la deposizione delle tre ragazzine all'epoca dei fatti minorenni) riguarderà soprattutto un punto molto importante per l'accusa: la consapevolezza dei clienti travolti dall'inchiesta della minore età delle prostitute ragazzine. Sul punto, accusa e difesa si giocheranno molte chanche del processo. Per configurare l'accusa di prostituzione minorile è necessario provare tre elementi base: l'avvenuta prestazione sessuale, il relativo pagamento e la consapevolezza della minore età della ragazzina. Il procuratore capo Guido Rispoli ha sempre parlato di «indagine solida» a carico delle persone finite sul registro degli indagati. Qualche avvocato difensore, però, dopo aver studiato gli elementi in mano all'accusa ritiene che le posizioni dei sedici clienti ufficialmente indagati non possano considerarsi ormai tutte definite e compromesse. Sulla consapevolezza della minore età delle ragazzine, c'è solo una posizione che sembra difficilmente discutibile: quella dell'avvocato Maurizio Breglia che per conto delle due baby squillo aveva curato le pratiche per il rilascio del permesso di soggiorno e, di conseguenza, sarebbe stato perfettamente a conoscenza dell'effettiva età delle due ragazzine. In questo caso però l'avvocato Breglia si difenderà affermando di non aver mai avuto rapporti da cliente a prostituta con una delle ragazzine in questione di cui, in realtà, si sarebbe innamorato perdutamente. Di conseguenza il professionista non avrebbe mai pagato una prestazione sessuale ma avrebbe fatto alla ragazzina dei regali (anche costosi) semplicemente per amore. Una tesi, questa dell'avvocato Breglia, che sembra trovare conferma anche dalla deposizione della escort marocchina in carcere, accusata di aver gestito le tre ragazzine minorenni nei rapporti con i clienti. Per diverse altre posizioni, secondo alcuni avvocati difensori, la Procura cercherà di trovare proprio nella deposizione delle ragazzine davanti al giudice le certezze ancora non raggiunte sulla reale consapevolezza della minore età. Ecco perchè alcuni difensori sostengono che la Procura tenterà in questa occasione di colmare una lacuna probatoria che potrebbe inficiare alcuni procedimenti. Per alcuni indagati, però, la Procura ha dalla sua il contenuto di diversi messaggini «sms» intercettati e già depositati agli atti del processo. Ancora una volta le intercettazioni potrebbero, dunque, risultare decisive. Si tratta per lo più di messaggini «sms» inviati dai singoli clienti direttamente alle baby squillo. In molti casi i contenuti sono espliciti circa la richieta di prestazioni sessuali. Alcuni clienti avrebbero avuto l'abitudine di preannunciare il proprio arrivo nell'appartamento di via Resia proprio attraverso «sms» e sarebbero stati successivamente fotografati dalla polizia al momento dell'ingresso nella casa. In alcuni di questi messaggini vi sarebbe la prova (che potrebbe risultare decisiva) della consapevolezza della minore età delle baby prostitute che alcuni clienti amavano, ad esempio, chiamare «piccoline».

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