Stuprò minorenne, condannato a 12 anni 

I fatti avvennero l’estate dello scorso anno lungo la pista ciclabile a ponte Roma. Imputato incastrato dalla prova del Dna

di Mario Bertoldi

BOLZANO. Se non fermato in tempo sarebbe probabilmente diventato un violentatore seriale. E’ quanto ha sostenuto in giudizio la Procura della Repubblica che ieri ha ottenuto la condanna di un giovane nigeriano a 12 anni di reclusione. Era accusato di aver violentato una ragazzina minorenne di 16 anni ed aver tentato un secondo stupro ai danni di una signora bolzanina due giorni dopo, nello stesso punto e alla stessa ora sulla pista ciclabile che corre nei pressi di ponte Roma e del centro commerciale Twenty. Il primo episodio avvenne alle 6 del mattino del 6 agosto dello scorso anno. La ragazzina venne aggredita alle spalle, trascinata in un cespuglio, minacciata con un coltello e violentata. Visto che per quell’episodio non vi era stata alcuna conseguenza, due giorni dopo nella stessa zona e all’incirca alla stessa ora (cioè alle 5.50 del mattino) il giovane tentò una seconda violenza, questa volta ai danni di una signora matura che però - nonostante la minaccia con un coltello - reagì mettendosi ad urlare. Per un terzo episodio (con violenza di gruppo) avvenuto due mesi prima il giovane imputato è stato assolto per insufficienza degli elementi di prova (così come chiesto dalla stessa pubblica accusa). In sentenza il giudice Walter Pelino ha inflitto al ragazzo una pena base di 18 anni (ridotta a 12 per la riduzione di un terzo per il rito abbreviato) con un risarcimento alla famiglia della minorenne stuprata di 100 mila euro (che ben difficilmente l’imputato riuscirà a pagare). La vittima si era costituita parte civile con l’avvocato Nicola Nettis. Il giudice ha anche negato all’imputato le attenuanti generiche a seguito della condotta processuale. Il ragazzo, infatti, ha confessato solo dopo aver capito di essere stato incastrato dal Dna (rilevato sulla minorenne stuprata) ma non si è mai ravveduto. Non solo. L’imputato avrebbe anche tentato più volte di ingannare gli inquirenti sino al punto di rendersi protagonista, nel carcere di Trento, di esplosioni di isteria cercando di ingannare anche lo psichiatra incaricato di valutare le sue capacità di autodeterminarsi. La perizia affidata dal giudice al dottor Eraldo Mancioppi di Rovereto ha però escluso categoricamente che l’imputato avesse una limitata capacità di intendere e di volere. E’ andato a vuoto anche il tentativo di mettere in discussione l’età dell’imputato che quando arrivò in Italia, nei centri di accoglienza, segnalò di essere di essere nato nel 1999. Nel corso del procedimento penale, però, la difesa ha tentato (con un documento considerato inattendibile) di sostenere che il ragazzo fosse minorenne. A confermare che l’imputato ha effettivamente più di 19 anni è stata però la radiografia delle ossa del polso che ha scientificamente superato ogni tipo di incertezza. A pena espiata il ragazzo sarà anche espulso dall’Italia.