Via Perathoner, commercianti esasperati 

La richiesta d’aiuto di Hotel Adria, panificio Trenker e ristorante New Kurdistan: «Noi ostaggi dei profughi, clienti in fuga»

BOLZANO. A pochi passi da piazza Walther, a qualche decina di metri dalla stazione ferroviaria e proprio dove si trova la stazione degli autobus c’è un angolo di città in cui non pare nemmeno di essere a Bolzano, moderno capoluogo di una delle provincie più ricche d’Europa. No, basta fare qualche passo nella centralissima via Perathoner, infatti, per ritrovarsi magicamente in un quartiere degradato e pericoloso del tutto simile alla periferia di qualche metropoli. Un piccolo angolo di Bolzano totalmente in mano a qualche decina di richiedenti asilo che, in modo spesso aggressivo, stazionano e svolgono i loro traffici sotto gli occhi dei pochi passanti che decidono di affrontare quel breve tragitto che congiunge viale Stazione a via Alto Adige.

Nei mesi scorsi, in più occasioni, esponenti di questo o quel partito politico hanno denunciato una situazione divenuta ormai insostenibile in via Perathoner, ma ora, a protestare, sono gli operatori economici le cui attività si affacciano sulla strada. E lo fanno in maniera accorata perché, a detta loro, la misura è ormai colma. Lo fanno con una lettera inviata agli organi di stampa e firmata dai titolari e dai dipendenti del Panificio Trenker, dell’Hotel Adria e del ristorante New Kurdistan. «Qui ormai è terra di nessuno – spiegano di persona alcuni dei firmatari della missiva – e lavorare è impossibile. Di giorno, decine di ragazzi stazionano davanti alle nostre attività e quella che era la nostra clientela ora si rivolge sempre più altrove. Liti, urla, furti e spaccio: qui non manca nulla. E quando calano le tenebre le cose vanno anche peggio. Lo dimostra la devastazione che ci ritroviamo a sistemare tutte le mattine: sporcizia ovunque, cassonetti rovesciati, vasi spaccati, indumenti, danni agli arredi urbani e agli arredi dei nostri locali. Pochi giorni fa, è stato derubato anche un ragazzo con sindrome di down. Uno scempio. Tutti i giorni. Tutto l’anno». I titolari hanno già chiesto e ottenuto colloqui con il sindaco per cercare di risolvere il problema, ma una soluzione appare tutt’altro che semplice. «Le forze dell’ordine – continua – passano di continuo, ma si limitano a un controllo veloce, invitano i richiedenti asilo a stare calmi e ogni tanto verificano qualche documento. Poi se ne vanno. Sappiamo che hanno le mani legate, ma qui non è più possibile andare avanti così». I commercianti della zona puntano tutti il dito contro il bar Miami, diventato vera e propria «base» dei richiedenti asilo e «sembra l’unica attività a trarre profitto da questa situazione di degrado». Davanti alla stazione degli autobus, anche ieri, era ben visibile una sorta di accampamento, con diversi ragazzi africani e una carrozzina per disabili. «Da parecchi mesi – continuano gli operatori economici – là davanti stazione, c’è una persona con disabilità che è ormai diventata quasi un punto di contatto con decine ragazzi africani che bighellonano tutto il giorno sulla via. Sarebbe opportuno che quest’uomo venisse preso in carico dai servizi sociali e trasferito in una struttura più adatta a lui. Qualcuno faccia qualcosa e risolva questa situazione».

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