Schir: «Non lascio il consiglio comunale» 

Dopo lo strappo con i Cinquestelle la presidente è decisa a continuare a ricoprire la carica

di Simone Facchini

MERANO. All’indomani dello strappo, la presidente del consiglio comunale Francesca Schir va a fondo sulle motivazioni che l’hanno portata a rompere con il Movimentio 5 stelle e ad accettare di candidarsi con la lista del Team Köllensperger. La reazione del M5s locale non è tardata e, assieme agli attacchi, istantaneamente sono arrivate le richieste di dimissioni, rimbalzate da Schir che si aggregherà nel consesso civico al gruppo misto, lasciando la rappresentanza dei Cinquestelle in via Portici alla sola Adriana Valle.

Consigliera Schir, il suo partito – ma non solo – le contesta le mancate dimissioni.

«Il ruolo di presidente del consiglio comunale era stato assegnato alle opposizioni, non ai Cinquestelle. C’è poi stata una convergenza sul mio nome per quella posizione e l’aula votato all’unanimità. Quanto al mio ruolo di consigliera, si basa su uno stretto rapporto di fiducia e stima con i cittadini assieme ai quali stiamo affrontando varie questioni, penso per esempio alla falda di Sinigo e ai pesticidi. Sarebbe irrispettoso nei loro confronti lasciare il lavoro a metà. E poi è vero che il M5s mi ha dato la chance di essere eletta in consiglio comunale, ma lo è altrettanto che tante persone hanno votato Francesca prima ancora dei Cinquestelle».

Ma perché questa decisione proprio ora, in vista delle provinciali? C’è già chi parla di opportunismo.

«All’inizio dell’impegno di governo a livello nazionale ho pensato a una fase di assestamento, successivamente invece ho appurato la deriva del M5s verso destra e il suo inaccettabile silenzio sul dibattito su temi portanti quali i diritti civili o i migranti. Erano altri i miei valori quando mi sono avvicinata ai Cinquestelle, non certo “gli italiani per primi” e slogan simili».

Li ritrova nel movimento guidato da Paul Köllensperger, i valori in cui crede?

«Questa lista è una risposta a un’esigenza concreta del territorio altoatesino. Parliamoci chiaro, la convivenza della quale tanto ci vantiamo è formale e non una vera integrazione. Del resto come può diventarlo, se il partito di governo, la Svp, impedisce l’iscrizione a chi appartiene al gruppo italiano? Noi ci proponiamo come un movimento di raccolta trasversale ai gruppi linguistici, consapevoli fra il resto dell’esistenza di sempre più famiglie mistilingue che non si riconoscono nei vecchi schemi. La lista Köllensperger rappresenta un ponte fra altoatesini di lingua italiana e di lingua tedesca».

Un percorso già da tempo tracciato dai Verdi, non trova?

«In parte, ma loro lo uniscono alcuni valori non condivisi da tutti».

Lei ha criticato l’inapplicabilità delle regole del M5s al contesto altoatesino. Perché?

«Lo spiego con i numeri: per queste elezioni la piattaforma Rousseau è stata utilizzata da 89 persone e sono scaturiti 16 nomi, dei quali uno si è autoescluso. E pochi sono gli altoatesini “autentici”. Ribadisco quanto già affermato in occasione della presentazione della lista: l’atteggiamento dei Cinquestelle è stato miope, mentre il progetto Köllensperger si rivolge pure agli altoatesini di lingua tedesca. Ciò vale non solo per gli elettori, ma anche per i potenziali candidati. Per una candidatura secondo le rigide regole del M5s gli ostacoli linguistici, tecnici e di altra natura sono semplicemente troppo grandi per molti sudtirolesi».