STORIA E MEMORIA»DOMANI PRESENTAZIONE AL CENTRO TREVI

“Verfemt, verfolgt, vergessen“ ovvero “messi al bando, perseguitati, dimenticati”: questo era l’eloquente titolo del primo studio sui disertori sudtirolesi durante la seconda guerra mondiale, curato...

di Mauro Fattor

“Verfemt, verfolgt, vergessen“ ovvero “messi al bando, perseguitati, dimenticati”: questo era l’eloquente titolo del primo studio sui disertori sudtirolesi durante la seconda guerra mondiale, curato nel 1993 da Leopold Steurer, Martha Verdorfer e Walther Pichler. Attraverso decine di testimonianze riemergevano le sofferte vicende personali e collettive di quei circa 400 sudtirolesi che nel periodo dell’occupazione nazista (1943-45), con la scelta di disertare o di sottrarsi all’arruolamento, esposero sé stessi e le proprie famiglie a condanne, persecuzioni, arresti e internamenti. Già pochi mesi dopo la fine della guerra, la loro esperienza era destinata a essere “sommersa” ed emarginata nel clima politico di contrapposizione etnica. Per il gruppo sudtirolese essa ricordava, come quella dei “Dableiber”, le recenti, profonde lacerazioni interne, in un periodo in cui si proclamava concordia e unità. Da parte italiana, d’altro canto, risultava scomodo riconoscere pienamente che tra i sudtirolesi, oltre al collaborazionismo, vi erano state anche varie forme di attiva resistenza.

Contemporaneamente alla ricerca sopracitata, usciva in lingua italiana il romanzo documentario di Carlo Romeo “Sulle tracce di Karl Gufler il bandito” (Edition Raetia), che nella sua nuova edizione verrà presentato domani, lunedì 10 settembre, alle 18, presso il Centro Trevi di Bolzano (su invito della Biblioteca Claudia Augusta e del Comitato culturale ANPI di Bolzano).

Ambientato nella Val Passiria degli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra, il romanzo ricostruisce le avventurose vicende del giovane passirese Karl Gufler. Orfano, servo agricolo di misere prospettive sociali, in seguito all’Opzione si arruola volontario nella Wehrmacht e trascorre più di tre anni su vari fronti, compreso quello russo, dove viene ferito e decorato. Tornato in Passiria per la convalescenza, nel maggio 1943 decide di non ripresentarsi più e di darsi alla macchia nella sua valle. Il suo esempio contagia altri coetanei che finiscono per costituire un gruppo abbastanza organizzato di disertori e renitenti, che si difendono persino con le armi dai rastrellamenti della polizia tedesca e del SOD, la milizia sudtirolese. Per questo, nel settembre 1944, una cinquantina di loro familiari viene presa in ostaggio ed internata nel Lager di Bolzano.

Catturato a tradimento con un compagno, Karl Gufler viene inizialmente condannato a morte e poi assegnato a una “compagnia di punizione” sul fronte orientale. Con una rocambolesca fuga riesce a tornare dall’Ungheria in Val Passiria, dove diventa una specie di “vendicatore” non solo nei confronti di chi lo ha catturato ma in generale dei capi nazisti locali.

Finita la guerra il suo gruppo, inserito nell’“Andreas Hofer-Bund” di Hans Egarter, viene impiegato dai servizi segreti alleati per la ricerca e cattura di criminali e SS che si erano rifugiati in Passiria. Per Gufler comunque il Dopoguerra non porta all’inizio di una vita “normale”.

Diventa una figura di “ribelle sociale”, come scrive Leopold Steurer nel suo saggio-postfazione al libro. “Emarginato e deluso dal ritorno nelle loro posizioni di potere di quelli che considerava responsabili dei torti subiti, incapace di forme di reazione politica, finisce col perseguire, per sé e per chi come lui aveva sofferto, un’elementare, personale giustizia (o ciò che intendeva come tale)”. La sua parabola termina in uno scontro a fuoco coi Carabinieri, nel marzo del 1947, a soli ventisette anni.

Le sue vicende ebbero però un’ appendice anche dopo la morte. Pochi anni dopo, sempre nel clima di un “ritorno all’ordine”, 19 ex membri della cosiddetta “banda Gufler” furono imputati per una serie di reati ai danni di nazisti ed ex nazisti della valle. La sentenza di assoluzione in primo grado, data a Bolzano, faceva rientrare quelle azioni nella lotta partigiana, ma essa fu capovolta dalla corte d’appello di Trento (1954), che li considerò crimini comuni. Tra i condannati a lunghe pene detentive vi fu Hans Pircher. Solo dopo molti anni di carcere, - in seguito allo scandalo sul suo caso sollevato anche dal libro di Giambattista Lazagna (“Il caso del partigiano Pircher”, 1975) - riottenne la libertà su intervento del presidente della Repubblica.

La presentazione del libro verrà accompagnata dalle letture di Nicola Benussi e prevede la partecipazione di Martha Verdorfer che, oltre a essere coautrice del citato studio sui disertori, ha tradotto il romanzo in lingua tedesca insieme a Dominikus Andergassen (“Flucht ohne Ausweg”, 2005). Degli aspetti letterari del romanzo, che alterna dalla prima all’ultima pagina parti narrative e documentazione di vario tipo (testimonianze, atti processuali), parlerà invece Alessandro Costazza, che a più riprese si è dedicato al rapporto tra storiografia e letteratura in Alto Adige.

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