IL CASO

Amidù è in psichiatria e sta ancora male

Dopo l’appello di Mina Welby, parla l’avvocato del giovane: «Dobbiamo capire cos’è accaduto in lui»

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BOLZANO. Amidù Salifu va aiutato. L'appello è stato lanciato sulle pagine del nostro giornale da Mina Welby, la moglie di Marco, con una lettera pubblicata nell'edizione di domenica 10 febbraio. «Ci chiediamo: che ne è e soprattutto che ne sarà di lui…crediamo che non c’è da stupirsi se persone che hanno visto la fame e la morte in faccia e l’orrore della guerra e probabilmente hanno subito torture nei Lager libici prima o poi manifestino dei traumi che esplodono in atti di follia come questo. Amidu Salifu rischia il carcere, la permanenza all’interno del quale rischia di compromettere ulteriormente il suo già instabile equilibrio psichico».

Il legale del giovane togolese non poteva che condividere queste parole anche se, al momento, come spiega lo stesso avvocato Giulia Servadio, non è stato ancora possibile fare chiarezza su molti aspetti. «Amidù – spiega – è passato, qualche giorno fa, dalla terapia intensiva al reparto di psichiatria e devo ancora contattare il primario per capire se è ancora sottoposto a una terapia farmacologica, ma immagino di sì, e quali sono le prospettive. La situazione era piuttosto grave e dobbiamo attendere per vedere, dal punto di vista clinico, quali saranno gli sviluppi. Poi si potranno affrontare gli aspetti giuridici che, in questo caso, sono subordinati al suo stato di salute».

Un uomo, che a tre settimane dai fatti che lo hanno visto protagonista non è ancora tornato nel pieno delle sue facoltà, ha bisogno di cure. Questo è fuori dubbio e, solo in un secondo tempo, sulla base di quello che emergerà dalle perizie, la Giustizia potrà fare il suo corso. «I fattori sono tanti: sociologici, giuridici e clinici - continua l'avvocato -. È un caso che certo fa riflettere e che deve essere senza dubbio approfondito».