Speck altoatesino, il 33% viene esportato in Europa e Usa

Moser: «La Francia ha un ulteriore potenziale di crescita» Cresce la richiesta del salume pre-affettato ed a tranci

di Maurizio Dallago

BOLZANO. Il 33,2% dello Speck altoatesino targato Igp (indicazione geografica protetta) è stato esportato. Questo il dato riferito al 2016. Ma in futuro l’obiettivo è quello di aumentare ulteriormente la quota di export. È quanto emerso dalla recente annuale assemblea dei soci del Consorzio Speck Alto Adige. La maggior parte della produzione, il 66,8%, è stata venduta in Italia, soprattutto in Alto Adige e nelle altre province settentrionali. Con una quota di esportazione del 33,2 per cento, lo Speck Alto Adige Igp è uno dei salumi italiani più esportati. Il mercato più importante rimane la Germania con il 26,9%, seguita da Usa, Francia e Austria. A essere aumentato significativamente negli ultimi anni e quindi a offrire un grande potenziale di crescita per il futuro, è in particolare l’export verso la Francia. In Italia il 57 per cento della produzione viene venduta nei supermercati, mentre in ambito locale il 56 per cento dello Speck Alto Adige Igp passa tramite il commercio al dettaglio. Il crescente turismo ha avuto un ulteriore effetto positivo sui dati. Nel 2016 il 34% della quantità totale di Speck prodotto è stato venduto pre-affettato. Lo speck pre-affettato, inoltre, è cresciuto del 18 per cento rispetto all’anno precedente e soddisfa al meglio i desideri dei moderni consumatori, in quali impiegano meno tempo per consumarlo e attribuiscono grande valore alla rapidità e alla comodità di fruizione. Fra le varie tipologie di confezionamento, la confezione da 100 grammi è quella che si è venduta meglio, ma anche le confezioni più piccole, da 60 o 80 grammi, mostrano dati in crescita. La vendita di baffe intere, al contrario, è in calo. La vendita a tranci si colloca all’incirca sullo stesso livello dell’anno precedente e ammonta al 45 per cento della produzione totale del 2016.

Negli ultimi anni lo Speck Alto Adige Igp si è distinto come uno dei protagonisti della scena gastronomica regionale. “Cosa sarebbe l’Alto Adige senza lo speck e cosa sarebbe lo speck senza l’Alto Adige?”, si è infatti chiesto Andreas Moser, da cinque anni alla presidenza del Consorzio. Nei prossimi vent’anni l’export è destinato a diventare un tema ancora più importante, ragione per cui il Consorzio intende incrementare ulteriormente la presenza del prodotto a livello internazionale. Anche per il futuro Moser vede lo Speck Alto Adige Igp come un eccellente ambasciatore dell’Alto Adige e dell’Italia più in generale. Per il 2017 sono moltissime le iniziative promozionali, programmate in collaborazione con Idm e finalizzate a sostenere l’attività dei produttori di Speck Alto Adige Igp.

Il Consorzio specifico venne fondato nel 1992 da diciotto produttori. Essendosi registrata a quel tempo un aumento della produzione di Speck al di fuori dell’Alto Adige, divenne necessario tutelare l’unicità e il gusto del prodotto di qualità. Nel 1996 la dicitura di tutela «Speck Alto Adige Igp» venne approvata dall’Ue. Da 20 anni, quindi, si può affermare con certezza che gli speck non sono tutti uguali. Senza la lungimiranza dei produttori riunitisi in consorzio, lo Speck Alto Adige Igp non sarebbe il prodotto che è oggi e potrebbe anche essere prodotto al di fuori della provincia.