Musica

Cosentino: «Lavoriamo gratis per offrire un palco alle band altoatesine» 

Il presidente di Live Muse a Pineta è alle prese con la ripartenza dopo lo stop causato dalla pandemia: «Nessuno di noi riceve un euro di compenso, tutto volontariato a fin di bene. Quando presento le serate mi commuovo»


Jimmy Milanese


LAIVES. Meranese di origine, internazionale per carattere, geometra di professione, da sempre appassionato di musica e con l’hobby della preparazione di cocktail trasmessa dal padre, nel 2020 quasi per caso Mario Cosentino è diventato presidente del sodalizio Live Muse di Pineta di Laives. Un anno difficile, poi la ripartenza e la voglia di dare sempre più spazio ai giovani musicisti altoatesini. «Si, è vero, quando salgo sul palco per presentare le serate mi commuovo, perché penso alla bellezza della musica, perché constatare ogni volta l’entusiasmo sprigionato nei nostri concerti e così tanti giovani impegnarsi per la loro riuscita, lo ammetto, mi commuove, sempre», spiega.

Iniziamo con la sua passione “social” per i cocktail: come nasce?

Un lascito di mio padre che lavorava nei bar, e che poi si mise in proprio. Durante la pandemia, non sapendo come passare il tempo, tutti postavano qualcosa sui social, così venne l’idea di filmarmi nella preparazione dei cocktail e postare in rete i video, con un discreto successo di “pubblico”.

Il presidente di Live Muse spesso si cimenta alla batteria.

Musica per me significa passione, fin da bambino. Avevo un fratello, venuto a mancare nel 1970 in un incidente stradale. Suonava in una band a Lagundo e quindi andavo sempre ad ascoltarlo. Spesso il batterista mancava e lui mi buttava sul palco. Pian piano, da autodidatta, ho imparato. Ho suonato in gruppi locali del meranese a feste campestri, capodanni nei locali o concerti. Erano gli anni 70/80 e quella musica tira ancora oggi. Ai nostri concerti/tributo riempie le sale.

Poi smise?

I gruppi si sciolgono, una batteria non è una chitarra che puoi suonare da solo, quindi, va a finire in cantina. In seguito arrivò il matrimonio, la famiglia e una figlia che ti fanno accantonare le passioni rumorose. Credo fu un errore, ma pazienza.

Arriviamo a Live Muse: come è arrivato alla direzione?

Dieci anni fa, il giorno in cui mi separai, ricominciai a suonare, sostituendo un amico, come nella musica spesso accade. Da spettatore iniziati a seguire Live Muse, poi sono salito sul palco, sempre aiutando anche nella preparazione tecnica della serata, fino al 2020: l’anno della pandemia.

Cosa è successo?

È successo semplicemente che il presidente diede le dimissioni e praticamente venni simpaticamente obbligato ad assumere la responsabilità di condurre la baracca. Pochissimi i concerti quell’anno, tra divieti e regole da seguire, poi il 2021 andato benino, fino alla stagione in corso dove siamo riusciti a proporre un programma completo.

Nel frattempo, cosa è cambiato?

Musicisti e tecnici hanno sempre meno tempo per fare prove. Ricordo che Live Muse organizza concerti per beneficenza, nessuno di noi, o di chi contribuisce al successo delle serate, riceve un euro di compenso. Tutto volontariato a fin di bene.

Cosa la spinge, dunque, ad andare avanti?

La gioia delle persone in sala, il gruppo che abbiamo creato, aiutare associazioni con un piccolo contributo: la differenza tra incasso e costi va tutta a loro. In un anno abbiamo raccolto circa 2.000 euro. Siamo una settantina di soci, nell’era post Covid dove stiamo cercando di rilanciare Live Muse.

Quale vuole essere la sua impronta su Live Muse?

Dare tanto spazio ai ragazzi che altrimenti non avrebbero possibilità di debuttare di fronte a un pubblico. Al concerto di Bennato, ad esempio, abbiamo avuto un gruppo musicale al femminile uscito dal Cesfor, salito per la prima volta sul palco. E poi non mi devo emozionare?

















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