Deeg: no alle pulizie, le maestre dei nidi facciano le maestre 

La riforma. Allarme dei sindacati legato alla riforma in corso Bolzano, Laives e Merano appaltano il servizio: «E sarà ancora così» 

di Massimiliano Bona

Laives/bolzano/bressanone. Le maestre - o meglio “le educatrici all’infanzia” - che insegnano nei nidi della Provincia (Bolzano, Laives, Merano e Bressanone) sono sul chi va là. Dal prossimo anno (settembre 2020) sarà operativa a pieno regime la riforma che prevede un rapporto 1 a 5 con i bimbi (da 3 mesi a 3 anni) contro il vecchio 1 a 8. Il tutto per aumentare la qualità del servizio, ma c’è un ma. I sindacati temono - in base alla prima serie di riunioni informative con le dipendenti - che alle educatrici possano anche essere “affibbiati” compiti accessori: pulizie nei bagni, lavatrici da fare con i bavaglini sporchi, cibo da pesare prima del pranzo eccetera. Tutti compiti svolti oggi dal personale ausiliario e le educatrici stanno (giustamente) puntando i piedi. «Ci sta benissimo il rapporto di una “maestra” in sezione ogni 5 bambini, ma ciò non deve significare che una di noi debba continuamente distaccarsi per svolgere compiti accessori. Noi vogliamo fare le educatrici e basta. I bimbi a quest’età sono pieni di energia e hanno bisogno della massima attenzione. Se si vuole aumentare la qualità del servizio bisogna potenziare la parte educativa e pedagogica e non certo le mansioni accessorie che non rientrano nei nostri compiti». Le prime riunioni, in alcune realtà provinciali, ci sarebbero già state e le educatrici non avrebbero neppure potuto controbattere.

Le rassicurazioni dell’assessora provinciale.

Waltraud Deeg, assessora provinciale che ha spinto per arrivare alla riforma dell’assistenza alla prima infanzia, non ci sta. «Se così fosse sarei io la prima ad intervenire. Le educatrici devono continuare a fare le educatrici. Le pulizie e le mansioni accessorie vanno fatte dal personale ausiliario. Lo dicono chiaramente le linee guida fissate dalla Provincia. Non si può pensare di risparmiare nemmeno un euro sulla qualità del servizio per l’educazione dei nostri figli. C’è chi spinge, ad esempio, per mettere le telecamere negli asili: io dico che prima, semmai, bisogna investire sul personale e sulla formazione delle educatrici». La Provincia fissa, dunque, le linee guida ma i quattro Comuni interessati hanno poi piena autonomia nell’applicarle. «Sì, ma non in modo distorto. Per il finanziamento dei nidi la Provincia paga il 50% dei costi, pertanto ha voce in capitolo. In questa fase resterò alla finestra e cercherò di capire meglio. Al momento non ho segnali che impongano di intervenire, ma continuerò a vigilare». «Le esperienze dei bimbi al di fuori della famiglia sono preziose per i più piccoli, laddove la qualità dell’assistenza è elevata», conclude Deeg.

Le cifre.

A Bolzano, Bressanone, Merano e Laives ci sono complessivamente 14 asili nido, ai quali si aggiungono a livello provinciale 75 microstrutture per la prima infanzia e circa 250 Tagesmütter. Per l’assessora, l’offerta deve continuare ad essere rivolta alle esigenze dei bambini, in modo tale da ridurre la fluttuazione del personale in particolare grazie all’abbassamento a 1 a 5 del rapporto tra gli assistenti ed i bambini, alla riduzione dei singoli gruppi ad un massimo di 10 bambini, a regolari controlli qualitativi, ad un aggiornamento obbligatorio anche durante l’orario di servizio e alla supervisione per il personale.

Liste d’attesa, personale e ausiliari.

I problemi da affrontare, in ogni caso, sono diversi a seconda del Comune preso in esame. A Bolzano c’è l’intenzione, con opportuni corsi di formazione, di integrare i 20 ausiliari in servizio (molti dei quali sono Oss, operatori socio sanitari) nell’organico delle educatrici, a Laives c’è una lista d’attesa di una ventina di bambini mentre a Bressanone si fatica a trovare personale con i requisiti necessari e si spera che la Provincia preveda deroghe «ad hoc» per garantire il servizio anche nei mesi estivi.

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