«Lago, stagione molto positiva» 

Il bilancio di Maran. L’albergatore e ristorante caldarese: «È andata benissimo: superate le più rosee aspettative: aperti fino all’11 ottobre» Nell’ultimo mese sono ripresi anche i matrimoni: «Sabato ne abbiamo avuto uno con 90 persone. Si può far festa rispettando le distanze»

di Massimiliano Bona

Caldaro. Klaus Maran, 60 anni, albergatore e surfista di levatura mondiale, in aprile - in pieno lockdown - aveva detto chiaramente che per il 2020 l’obiettivo, per chi opera nel turismo, non poteva che essere quello «di restare a galla». Nel suo caso con un centinaio di dipendenti, quasi tutti locali. Lo abbiamo incontrato sabato al lago di Caldaro ed è stato sincero.

Come sta andando la stagione? O meglio la stagione con lo spauracchio del Covid?

«Benissimo. Nel senso che stiamo superando le più rosee aspettative. Ad aprile, quando mi ha fatto la prima intervista, eravamo ancora tutti rinchiusi e navigavamo a vista. Adesso, pur nel rispetto di disposizioni giustamente stringenti, possiamo lavorare bene».

In effetti, dando un’occhiata al pontile, è un settembre da tutto esaurito o quasi...

«Il tempo ci sta dando una grossa mano. I locali stanno venendo numerosi tanto al Lido quanto al ristorante. Non potrei chiedere di meglio».

Ha già fissato la data di chiusura per questa stagione davvero più unica che rara?

«Sicuramente andremo avanti fino all’11 ottobre, ma se il tempo dovesse essere dalla nostra parte e la risposta della clientela continuerà ad essere questa allora faremo volentieri uno sforzo in più. Poi, certo, dovrò valutare anche in base alla scadenza dei contratti dei miei dipendenti».

Ovviamente, rapportata al 2019, non sarà una stagione con il segno più davanti...

«Ovviamente, ma ciò non toglie che io sia contento. Anzi, molto contento, viste le premesse».

Sul conto finale peseranno la chiusura pasquale, ma anche maggio...

«In tanti anni che faccio questo mestiere non c’era mai stata una Pasqua con un clima così bello e stabile. Se avessimo potuto tenere aperto ci sarebbe stato un boom di presenze fin dal primo weekend. Ma, come detto, non c’è spazio per i rimpianti. Quella in corso è una stata una stagione in crescendo e mi auguro che il trend prosegua fino all’ultimo».

Ad aprile ci aveva detto che (quasi) tutte le coppie avevano cancellato i matrimoni, “core business” del Seehof Keller, il ristorante che domina il lago. È cambiato qualcosa?

«Sì, certo. In positivo. Visto che la situazione si è quasi stabilizzata qualcuno ci ha ripensato e ha fatto il ricevimento. Oggi (sabato ndr) tocca a una coppia di caldaresi...».

Gli invitati, però, sono scesi di molto dal periodo precedente al Covid. Giusto?

«Sì, nel caso in questione la coppia, che conosco bene, è scesa a 90 persone. Ma è stato possibile organizzare comunque una bellissima festa rispettando le regole sul distanziamento».

Ha notato più ospiti italiani?

«Sì, anche da altre regioni. In passato sceglievano mare o alta montagna. Dolomiti per capirci. Quest’anno la nostra particolare location ci ha aiutato».

Nel senso che, pur nella sfortuna, siete stati fortunati?

«Certo, proponiamo attività all’aperto, con un paesaggio straordinario e la gente ha una gran voglia di riassaporare almeno parte delle cose perse nel periodo di quarantena forzata. Superato lo scetticismo iniziale sono tornati numerosi anche gli stranieri».