Barth riletto da 13 fotografi

Da oggi la mostra sull'architetto altoatesino. «Opere da tutelare»

Un pezzo importante della storia dell'architettura altoatesina del ventesimo secolo, riletto dallo sguardo di 13 fotografi. Si inaugura oggi alle 18.30 al Museion la mostra «Rivedere Barth», organizzata dalla rivista Turrisbabel e dedicata a Othmar Barth, morto il 15 gennaio dell'anno scorso. Un'iniziativa per riflettere anche sulla tutela («spesso assente», secondo i curatori) dell'architettura contemporanea.  Nato nel 1927 a Bressanone, Othmar Barth ha attraversato da protagonista mezzo secolo di architettura altoatesina a partire dagli anni Cinquanta. Laureato a Graz, si specializzò in seguito a Roma, collaborando con Pier Luigi Nervi e col gruppo di progettazione del Comitato olimpico Roma '60: «Barth - racconta Carlo Calderan, caporedattore della rivista "Turrisbabel" della Fondazione dell'Ordine degli Architetti - ha influenzato generazioni di architetti successivi, anche come professore alla facoltà di Architettura di Innsbruck». A un anno dalla sua scomparsa, Barth viene ora ricordato con la mostra al Museion (visitabile fino a domenica 30). Un'operazione culturale che è anche un grido d'allarme: «Alcune delle grandi opere di Barth (basta pensare alla scuola femminile di Perara, del 1971) sono in stato d'abbandono o a rischio demolizione - dice Calderan -. Altre rischiano la stessa fine. Dobbiamo tutti interrogarci sul rapporto tra soprintendenza e modernità. Tutelare solo le opere con più di 50 anni di vita significa mettere in pericolo costruzioni più recenti che domani saranno testimonianze preziose della nostra cultura, e che una volta distrutte non si recupereranno più. L'architettura contemporanea dovrebbe diventare patrimonio della coscienza collettiva, non solo della nicchia degli specialisti».  Tredici fotografi sono stati incaricati di «rivedere» attraverso i loro scatti alcuni dei progetti più noti di Barth, in Alto Adige ma non solo. I fotografi vengono a loro volta da specializzazioni diverse: «Abbiamo lasciato loro totale libertà - dice Calderan - e così sono nate fotografie che testimoniano come quelle di Barth non siano opere da catalogo patinato ma edifici concreti che ormai fanno parte del nostro paesaggio». I fotografi sono Leonhard Angerer, Luca Casonato, Ivo Corrà, Oskar Da Riz, Arno Dejaco, Ulrich Egger, Jürgen Eheim, Martin Pardatscher, Arno Pertl, Marco Pietracupa, Paolo Sandri, Ludwig Thalheimer e Günter Richard Wett.  Da questa galleria fotografia esce il ritratto «di un architetto che ricorreva a forme molto ricche, che amava l'eccesso ma mai gratuito, che trovava soluzioni di luce straordinarie». Ma non solo. L'edificio dell'Athesia a Brunico del 1967 «ha mostrato come si possa inserire una costruzione moderna all'interno di una serie di edifici storici». Con le sedi della Durst a Bressanone (1963) e della Plank a Ora (1970) «ci ha insegnato che una fabbrica non è solo un luogo di lavoro ma rappresenta anche un'idea di sviluppo e di modernità espressa dalla committenza». E, soprattutto, dalla mostra emerge la profonda riflessione di Barth sul rapporto tra architettura e ambiente: «Barth non è mai mimetico, come tende a essere l'architettura di oggi. Lui segue e riprende le forme del terreno intorno alla sua opera, ma rimarca sempre la differenza tra architettura e natura. Lo vediamo nell'hotel Ambach sul lago di Caldaro, costruito non "di faccia" al lago ma ruotato di 90 gradi seguendo le linee del pendio alle sue spalle. Oppure col collegio per sciatori a Stams, pensato come "barriera" tra natura e paese. E ovviamente col complesso di Aslago a Bolzano, che è stato anche criticato ma che rappresenta con evidenza il confine della città rispetto alla montagna e alla natura».  In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo, pubblicato da Turrisbabel, col quale si inaugura una collana dedicata ai protagonisti dell'architettura altoatesina.

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