Montagna

Caldo in quota, le guide alpine: «Imparate a valutare i rischi» 

Il presidente Kurt Walde: «Anche in estate ci si dovrà muovere con circospezione, come in inverno con le valanghe». Non si può salire sempre ovunque. «Sulle Dolomiti va ancora, ma l’Alto Adige non è immune alle modifiche del clima»



BOLZANO. Il cambiamento climatico, la poca neve invernale, la siccità, il caldo torrido. Incidono molto anche sull’alpinismo e in particolare sulla sua forma più direttamente ancillare anche al sostegno economico del turismo altoatesino, ossia le guide alpine. Un mestiere sempre più difficile, dove saper valutare quando e se effettuare una salita è sempre più complicato. E in futuro lo diventerà ancora di più. Ma coinvolti saranno anche i normali frequentatori dell’alta montagna - ghiacciai e pareti - i quali dovranno imparare che se prima una certa ascensione era fattibile quasi sempre, ora non è detto che lo sia. Vigilare, sempre. E coinvolta verrà anche la politica turistica.

A partire dalla necessità di introdurre incentivi per chi parte presto al mattino, non intasa le strade, non rischia incidenti perché non si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, non gravando così sui costosissimi soccorsi. E questo coinvolgendo anche gli albergatori: «Anticipino le colazioni». Non è la panacea, ma chi parte presto e torna presto rischiava già meno prima, ancor meno ora. Lo spiega il presidente delle guide alpine altoatesine Kurt Walde.

Sulle Occidentali va peggio

Se sulle Alpi Occidentali i locali collegi delle guide alpine sono stati costretti a cancellare certe salite al Bianco o al Cervino, in Alto Adige va diversamente. «La valutazione è molto individuale», chiarisce Walde. «La guida alpina è stata formata in questo modo: decide all’ultimo momento; non è che se hai scelto una salita x giorni fa col cliente poi la fai comunque; se ci sono certi pericoli cambi itinerario. È sempre stato così». La valutazione del rischio fa parte della formazione di base delle guide. Ora però si deve porre ancora più attenzione. «È chiaro che avvertiamo dei pericoli connessi al riscaldamento globale, c’è un gran caldo anche in quota e bisogna chiaramente tenerne conto». Sempre di più.

Non sempre si può

Un esempio: sul Sasso Nero in valle Aurina le condizioni del ghiacciaio ora come ora sono ottime, poco ripido o addirittura pianeggiante, ha nevicato abbastanza in inverno. «Invece - prosegue Walde - se dal Sasso Nero si attraversa su ghiacciaio dietro al rifugio bisogna fare molta attenzione, c’è il rischio di caduta sassi da entrambi i lati. Occorre valutare quando, in che momento della giornata posso andare. Bisogna evitare l’uscita del sole o quando in generale fa più caldo. Valutare quando e dove, per evitare il pericolo».

Walde ha appena tenuto un corso ghiaccio con dei clienti «che volevano imparare le tecniche su ghiacciaio, come fare per uscire da un crepaccio, come comportarsi con questo caldo».

Un’altra zona delicata è quella di Ortles e Gran Zebrù. «È sempre delicato, lì; a un certo momento della stagione le guide del posto decidono che certe salite non si fanno più. Quest’anno per ora va ancora, ma la situazione è molto delicata, sotto i seracchi, nel passaggio dei crepacci per raggiungere il ghiacciaio principale. Si deve cambiare itinerario, si trovano soluzioni alternative come posizionare delle scale per passare i crepacci. Senza "aiuti" si rischia di non riuscire più a salire».

Negli anni, tutto diverso

La situazione, negli anni, è cambiata moltissimo, conferma Walde. «Ogni anno peggiora, specie sulle Alpi Occidentali, dove in certe zone i colleghi hanno grandissimi problemi a fare certe vie che prima si salivano senza problemi. C’è la questione degli avvicinamenti, per esempio, in zone dove le rocce magari prima erano tenute insieme dal ghiaccio, ma adesso il caldo entra in profondità, rendendo instabili i versanti». In Alto Adige va un po’ meglio perché le guide in alternativa possono proporre le Dolomiti, che sono rocciose. «Ma noi non siamo estranei al fenomeno, sta cominciando anche da noi».

Alzare il livello di guardia

Walde prosegue spiegando che anche in estate occorrerà alzare il livello di guardia, al pari di come prima si faceva in inverno, per eliminare quanto più possibile il rischio di valanghe. «Si dovrà valutare il rischio ancor più del solito, riconoscere il pericolo, conoscere le condizioni atmosferiche e climatiche oltre che tecniche». Si dovranno scegliere itinerari con alte probabilità che si verifichino solo piccole conseguenze. «E questo in futuro non varrà solo per le guide». Anche le persone comuni, gli alpinisti della domenica, «dovranno imparare a valutare il rischio». Tutti, nessuno escluso.

«Fate colazione prima»

Un problema, grosso, è anche questo: «In Alto Adige in tanti alberghi servono la colazione molto tardi e già questo per via dei temporali e del riscaldamento in quota... Le ore mattutine andrebbero sfruttate meglio. Se la colazione è alle 7.30-8, poi tutti partono alle 8.30-9, troppo tardi, per di più stesso bus, stesso parcheggio, stessa montagna, stessa via...» Secondo Walde bisognerebbe trovare degli incentivi: «Vai a fare il giro dei Quattro Passi in bici? Parti alle 5, ti faccio parcheggiare gratis e poi è bellissimo perché te lo fai senza traffico». Bisognerebbe distribuire meglio i flussi durante tutto il giorno. «Sempre però tenendo conto che al pomeriggio i temporali sono molto più probabili». Walde però è ottimista, «perché vedo che la politica turistica sta cercando alternative». Ma anche i turisti dovrebbero cambiare le loro abitudini: «Da una vacanza pigra ad una più attiva. Non avete idea di che bello sia andare in Lavaredo alle 5 del mattino arrivando in cima alle 8 o alle 9». DA.PA.

















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