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Caro bollette: in Alto Adige 10 mila aziende a rischio chiusura 

L’Unione commercio davanti a Palazzo Widmann. Il presidente Moser: «Non si può più attendere, servono soldi subito». Pellegrini (Panificio Lemayr): «Impossibile resistere a lungo»



BOLZANO. Le bollette, proiettate su uno schermo montato davanti a palazzo Widmann, non hanno bisogno di commenti: +23.000 euro all’anno per un piccolo negozio di vicinato di Nova Ponente, +80.000 per una macelleria di Vipiteno, +168.000 per uno storico ristorante-birreria a Bolzano e addirittura +973.000 per un grande panificio del capoluogo. «Le aziende non sono più in grado di sopportare il peso degli aumenti dei costi dell’energia»: è l’allarme lanciato davanti ai palazzi della Provincia dal presidente dell’Unione commercio e servizi Philipp Moser e dal vicepresidente Sandro Pellegrini.

L’Unione chiede interventi di sostegno immediati e urgenti da parte della politica, con l’obiettivo di salvare la sopravvivenza di moltissime imprese e posti di lavoro.

«Servono soldi subito per le bollette di luglio che sono triplicate ma vanno pagate entro settembre - ha detto senza giri di parole il direttore dell’Unione Bernhard Hilpold -: non si può aspettare che decida l’Europa. Non c’è più tempo. Un terzo delle aziende - per esempio nel settore della gastronomia, ma non solo - stanno seriamente pensando di sospendere l’attività: parliamo di oltre 10 mila attività del commercio e del terziario».

I numeri sono spaventosi: in Italia, nel 2022, i costi energetici, nei soli settori commercio, gastronomia e servizi, hanno raggiunto quota 33 miliardi di euro, il triplo rispetto al 2021 (11 miliardi) e più del doppio rispetto al 2019 (14,9 miliardi). Ad essere colpiti sono in particolare tutto il commercio al dettaglio e il commercio all’ingrosso in ambito alimentare; i produttori di alimentari (panificatori, pasticceri, gelatieri, macellai) e la gastronomia.

«La situazione è disastrosa - ha dichiarato Sandro Pellegrini, vicepresidente dell’Unione oltre che titolare di del panificio Lemayr, 130 dipendenti e una trentina di punti vendita -. La bolletta nella nostra azienda è triplicata: da 40 mila euro a 141 di quest’anno, nonostante abbiamo ridotti i consumi di energia del 4%. In estate abbiamo parlato con i dipendenti e abbiamo spiegato che, per risparmiare, non avremmo acceso il condizionatore e sono stati anche ridotti gli orari».

Inevitabili difronte all’esplosione dei costi, i rincari.

«Il pane costa dai 3 ai 5 euro, calcolando che in media in Italia si consumano circa 80 grammi al giorno a testa, i ritocchi sono minimi e le ricadute sul consumatore pure».

In questa situazione i posti di lavoro sono a rischio?

«La premessa è che, in particolare in Alto Adige, è diventato praticamente impossibile trovare collaboratori. Sembra che il lavoro non sia più quell’attività che nobilita l’uomo. Detto questo, ciascun imprenditore sa che non si può sospendere un’attività, perché significherebbe perdere subito importanti fette di mercato che poi non si riconquistano più. Oltre al fatto che mettere in cassa integrazione un collaboratore è sempre doloroso, perché non è un numero, ma una persona con alle spalle una famiglia».

E quindi cosa si può fare? «Alla Provincia chiediamo interventi rapidi. Per quanto riguarda il mio settore, si può pensare di limitare i tipi di pane, passando dai 50/60 di oggi a 10; anche gli orari di apertura dei negozi potrebbero essere ridotti. Non è più tempo di lussi». A.M.
 

















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