edilizia

Superbonus, è tutto bloccato: decine di condomini rinunciano 

Il 25 novembre scadono i termini. L’Anaci: problemi anche per chi ha già presentato la comunicazione di inizio lavori. Le banche non rispondono da un anno e ora non accettano più nuove richieste. Le ditte non fanno lo sconto in fattura



BOLZANO. Domani, 25 novembre, è l’ultimo giorno utile per presentare la Cilas - ossia la Comunicazione di inizio lavori asseverata variante superbonus - e poter così usufruire anche nel 2023 del superbonus 110%, destinato altrimenti a diminuire al 90%. Ci si potrebbe attendere una corsa da parte dei condomini per presentarla, ma così non è. In pratica, riguardo alle ristrutturazioni energetiche condominiali è tutto bloccato. Lo chiarisce Marco Lombardozzi, presidente altoatesino di Anaci, l’Associazione nazionale amministratori condominiali.

«Per quanto riguarda la mia esperienza e la mia sensazione - dice - esistono due gruppi distinti. In primo luogo ci sono i condomini che hanno fatto tutto - assemblee, approvazione preventivi - e sono in attesa di una risposta dalla banca, la quale però non arriva. Da un anno». Lombardozzi proprio ieri mattina ha parlato con uno degli istituti bancari altoatesini: «È tutto in stand by, anche se non bisogna disperare». Per chi invece dovesse chiedere ora una mano, «l’acquisizione del credito di imposta non verrà accordata, né adesso né più avanti. Le regole non li mettono tranquilli». Sul mercato si trovano offerte al 60% di speculatori, «che però non voglio nemmeno commentare», mentre le banche sono ferme: niente crediti importanti. «Si tenga conto - spiega oltre - che per quanto sia piccolo, una ristrutturazione di un condominio fatta bene va dai 500-600 mila euro in su». Ci sono assemblee che hanno chiuso in tempo utile per la Cilas nonostante le venti modifiche legislative intervenute al riguardo sul Decreto Rilanci. Chi è riuscito a finire entro il 25 ora è in cerca di investitori e di chi possa effettuare i lavori. Quelli che non ci sono riusciti semplicemente rinunciano».

L’opinione sul Superbonus è negativa. «Una bella idea, ma chi l’ha messa in campo l’ha usata come un spot elettorale. Il problema sono le disponibilità: non c’è mai stato un fondo dedicato. Era un meccanismo per mettere in moto delle situazioni, generando lavoro, tasse, aumento del Pil».

Per stoppare il 110%, questa la lettura di Lombardozzi, «si sono messe in luce le truffe. Ma sull’intero monte di miliardi di euro, le truffe sono un’inezia. È stata una scusa per bloccare. Non poteva che arenarsi tutto».

Ora, che dal 2023 si scenderà al 90%, per poi passare successivamente al 70%, «i condomini non trovano più il superbonus così appetibile come prima. E poi ci vuole sempre chi acquisisce il credito». L’errore, prosegue, «è stato che alla gente si è inculcata l’idea che col Superbonus fosse tutto gratuito, ma così non è. Tanti in assemblea si stupiscono: ma come, devo pagare 3.000, 4.000, 5.000 euro per spese accessorie? Non rientrano nell’operazione? Rimangono perplessi». Certo, ci sarebbe sempre da calcolare il rapporto costi benefici, comunque conveniente, «ma in questa fase di ristrettezze economiche chi ha i soldi se li tiene in tasca, spende meno. E chi non ce li ha non riesce a partire».

Il mercato, chiosa Lombardozzi, «è fermissimo. Paradossalmente ora le ditte avrebbero tempo, la manovalanza è disponibile, il materiale edile non scarseggia, ci sono ponteggi, non sussistono più i problemi dell’anno scorso, quando si dovevano chiudere in fretta e furia le ristrutturazioni monofamiliari». Il problema, ora, «è che nessuna ditta fa lo sconto in fattura. Se hai i soldi bene, altrimenti non se ne fa nulla».

C’è infine un paradosso, conclude: «Molti condomini hanno investito cifre ingenti per la progettazione esecutiva, il capitolato. Hanno dato incarico a un tecnico facendo affidamento sul 110%, e se ora si fermano devono pagare lo stesso il professionista, che comunque ha lavorato. Insomma, cornuti e mazziati».

Non per nulla, Lombardozzi fra i condomini amministrati ne conta una decina in attesa di risposta dalla banca, una decina in attesa di trovare un finanziatore, una decina che ha rinunciato. In totale si sono conclusi tre cantieri. «In città i cantieri terminati si contano sulle dita di due mani e qualche dito avanza. Per contare i condomini impantanati non bastano mani e piedi. Sono decine». DA.PA
 

















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