Via dal caldo nel bunker a 13 gradi 

Tantissimi bolzanini ieri nello storico rifugio di via Fago: fresco, visite guidate e il racconto della guerra


di Paolo Tagliente


BOLZANO. Durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, nel grande bunker di via Fago, i bolzanini cercavano riparo dalle bombe che gli alleati sganciavano copiose sulla città. Ieri, i bolzanini sono tornati a cercare riparo nella struttura scavata nella roccia, ma in un ambito fortunatamente più pacifico rispetto a quanto accadeva oltre 70 anni fa. Nelle sale del gigantesco sotterraneo - che misura circa 7 mila metri quadrati - la gente c’è andata a cercare riparo dal caldo torrido che, da qualche giorno, avvolge la città. Lo ha fatto raccogliendo l’invito della cooperativa Talia, presieduta da Gino Bombonato, che gestisce il bunker H di via Fago e al suo interno organizza da tempo iniziative e visite guidate, anche per le scuole. «Un successo andato oltre ogni nostra più rosea previsione – spiega Bombonato – e le tante, tantissime persone che hanno visitato il bunker erano entusiaste. E abbiamo potuto distribuire il materiale della cooperativa sul rifugio e sulla sua storia. Inaspettatamente, su richiesta di molti, abbiamo anche compiuto visite guidate. E come accade sempre durante le visite, anche ieri abbiamo parlato di fascismo e di nazismo a Bolzano. Lo abbiamo fatto da storici, fornendo dati oggettivi, senza strumentalizzazioni. Un approccio che viene molto apprezzato sia dalle scuole italiane che da quelle tedesche, che durante l’anno visitano il bunker». Nelle grandi sale scavate nella roccia del monte Guncina, insomma, chi ha partecipato all’iniziativa, non ha trovato solo un piacevole refrigerio - la temperatura si aggira, costante, attorno ai 13 gradi - e respirato aria pulita, non solo ha compiuto un istruttivo viaggio nel tempo, nel passato della città. Ma ha potuto apprezzare quello che è stato soprattutto un momento di incontro, infatti, un momento di grande umanità in cui i racconti dei presenti e degli operatori di Talia hanno riportato in vita una Bolzano che non c’è più. Una città che, in quello che Bombonato definisce a buon diritto come il “periodo storico più drammatico di questa terra”, ritrovava quotidianamente momenti di unione e grande solidarietà. «Un sentimento – spiega il presidente di Talia – che andava oltre le differenze di lingua, che univa la popolazione mista di questa terra. Un sentimento che, come ci hanno ricordato molte persone anziane, si sta perdendo tantissimo, in questa terra dove spesso si pone l’accento su ciò che divide e non su ciò che unisce. Anche ieri, un fiume di racconti, che suscita emozioni forti e spesso molte persone sono colte impreparate. Tra i vari aneddoti – continua Bombonato – c’è quello che parla di una donna al nono mese di gravidanza che, durante un bombardamento, s’era gettata in una buca per ripararsi. Un soldato tedesco l’aveva vista e, sceso anche lui nella voragine, aveva fatto scudo con il suo corpo alla donna, fino alla fine dell’allarme. Beh, a raccontare questo episodio, nel bunker con noi, c’era la bambina che quella donna portava in grembo e che sarebbe nata di lì a poco». Visto il successo ottenuto, la coop Talia sta già approntando altre iniziative fresche, istruttive ed emozionanti.















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