Villa Rosa, attentato pianificato 

Indagini difficili. Dalle telecamere di sicurezza della zona nessun aiuto. Gli attentatori non si sono serviti del vicino distributore di benzina Le “bottiglie molotov” erano state preparate altrove. La Procura apre un fascicolo contro ignoti: incendio e detenzione di materiale esplodente

di Mario Bertoldi

Bolzano. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo, per il momento contro ignoti, in relazione all’attentato incendiario di venerdì notte della scorsa settimana a Villa Rosa. L’ipotesi di reato iscritta a registro è di incendio e detenzione di materiale esplodente. L’indagine è affidata alla squadra mobile della Questura.

Gli inquirenti sono molto riservati. L’impressione è che non ci sia al momento una pista vera e propria che possa portare all’identificazione del responsabile o dei responsabili. Nelle ultime ore gli inquirenti hanno visionato le immagini di quattro telecamere di sicurezza attive in zona. Non sarebbe emerso nulla di particolare, così come è certo (sempre sulla base delle immagini acquisite) che gli autori del gesto criminale non hanno deciso di colpire secondo un piano messo a punto all’ultimo momento. Le telecamere del vicino distributore di benzina (situato a pochi metri dal luogo dell’attentato) non hanno evidenziato la presenza nella notte degli attentatori intenti a riempire due bottiglie di benzina.

Si tratta di una indicazione che gli inquirenti non sottovalutano perchè dimostra che l’attentato non sarebbe conseguenza di una “brava criminale” di qualche balordo ma sarebbe stato pianificato. In altre parole l’attentatore o gli attentatori sono probabilmente giunti nei pressi di Villa Rosa con le «bottiglie Molotov» già confezionate e pronte per essere innescate. Verso la casa sono stati lanciati due ordigni. Uno sul balcone al primo piano, l’altro sul balcone al secondo.

Si tratta in entrambi i casi di balconi in legno che avrebbero dovuto prendere fuoco facilmente, come in effetti parzialmente avvenuto. Un dei due ordigni non ha preso fuoco ed è stato recuperato dagli inquirenti. Secondo le prime indicazioni pare purtroppo che sul vetro non siano state riscontrate impronte utilizzabili. La Squadra Mobile ha comunque deciso di non lasciare nulla di intentato ed ha inviato il reperto al laboratorio scientifico della polizia a Padova.

Nel frattempo gli inquirenti stanno lavorando a spron battuto sul fronte del possibile movente. L’assenza anche solo di una ipotesi sul perchè qualcuno volesse incendiare quello stabile sta rendendo le indagini molto difficili. Proprio per questo la Questura sta ricostruendo aspetti della via privata e professionale delle persone domiciliate nello stabile. Il tentativo è di capire se qualcuno, per lo meno in linea teorica, potesse nutrire astio o sentimenti di rivalsa nei confronti di qualcuno. Nessuno dei diretti interessati ha però mai saputo di essere nel mirino di qualche spregiudicato mosso da sete di vendetta. E questo è un altro aspetto che rende ancora più misterioso ed incomprensibile il movente del gesto.

Intanto il racconto del giovane che ha dato per fortuna l’allarme nel cuore della notte si è rivelato assolutamente lineare e assolutamente credibile. Si tratta di un ragazzo domiciliato a San Genesio e che la sera di venerdì scorso, in occasione della festa nel centro storico della città, aveva lasciato parcheggiato l’auto proprio nella zona di via Cadorna. Quando si è accorto dell’incendio stava raggiungendo la vettura per tornare a casa. E’ grazie alla sua presenza e al suo senso civico se è stata evitata una tragedia.

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