Badanti, boom di richieste C’è ancora chi paga in nero 

Un incontro a Bressanone, il 29 maggio, farà il punto sull’assistenza alla persona Pirolo (Cgil): «Le operatrici in provincia sono 4-5 mila e il livello medio è basso»

di Fausto Da Deppo

BRESSANONE. Il titolo suona come una promessa e come un desiderio: “La badante che vorrei”. Per mettere a fuoco l’obiettivo, un “incontro informativo” riunirà il 29 maggio a Bressanone (sala Raiffeisen in via Bastioni maggiori, dalle 17) tecnici, esperti, persone al lavoro nel settore dell’assistenza alla persona e alla famiglia.

Il Circolo Acli e il Club Anziani di Bressanone hanno invitato Alberto Conci, direttore della scuola Mattei che per le badanti ha allestito un corso, Elfi Haller della cooperativa sociale Tages Senior e Alessandro Todesco, di un’altra cooperativa sociale, la Silver Care. Con loro Marco Maffeis, direttore dell’Azienda pubblica di servizi alla persona Santo Spirito di Bressanone, una struttura residenziale, l’altra “faccia” dell’assistenza ad anziani e non autosufficienti.

Per Maffeis, quella badante ottimale se non ideale (“la badante che vorrei”) è un traguardo per il quale l’Alto Adige parte da un livello già “adeguato”. Per Marco Pirolo, responsabile del Caaf della Cgil, il livello delle “4-5 mila badanti in Alto Adige iscritte all’Inps” esprimono un livello di servizio “mediamente basso”. Valutazioni diverse, che confluiscono in una considerazione: il lavoro da fare per aumentare la qualità delle prestazioni è ancora tanto. “Le coop lo fanno - osserva Maffeis - ma è chiaro che formazione e aggiornamento devono essere continui. Penso ad esempio alle caratteristiche che deve avere un operatore a contatto con persone che soffrono di demenza”.

“Il punto - aggiunge Pirolo - è che c’è sempre più bisogno di assistenti personali, vuoi perché le strutture sono carenti, vuoi perché è minore che in passato la cura per i familiari all’interno delle famiglie. Per fortuna, con l’assegno di cura arriva un aiuto nella partecipazione alle spese, specie per casi in cui sono richieste due badanti per una persona o è indispensabile l’assistenza notturna. E la professionalizzazione delle badanti è sempre più necessaria”.

La formazione, segnala Pirolo, è un’emergenza: “Per un corso organizzato dalla Filcams, 30 posti a disposizione e più di 100 ore, sono giunte circa settanta iscrizioni. La lingua, italiano e/o tedesco, è il requisito a cui probabilmente le badanti in provincia, in buona parte straniere, rispondono meglio. Sono già inserite nella realtà locale, ma quel livello mediamente basso di prestazioni di cui parlavo è riferito soprattutto alla formazione specifica. Nel contratto delle badanti non si parla di assistenza medica, ma il servizio comporta ad esempio somministrazione di farmaci o uso di siringhe e, senza dover essere infermiere, bisogna sapere cosa si ha in mano e come lo si usa”.

Non solo. Pirolo sottolinea la “legalità fiscale. Ci vogliono contratti chiari con le badanti, in vista di eventuali contestazioni e del rendiconto delle prestazioni. Dall’apertura del Caaf nel 2001 e dalle poche iscritte di allora, la situazione è migliorata, il sommerso oggi non è a livelli drammatici, ma la stima è che in provincia lavorino più delle 4-5 mila badanti registrate”. Antonella Costanzo (Filcams Cgil) ricorda anche problemi di “orientamento”: “Una badante spesso non sa quali documenti produrre per la denuncia dei redditi o come certificare le proprie competenze”. Fino a temi che toccano l’intimità: la gestione del post mortem dell’assistito. Fanno il paio con i dubbi delle famiglie: “Come cercare una badante al di là del passaparola, come garantire affidabilità e capacità. Per tutto questo abbiamo pensato con le centrali cooperative all’Albo delle badanti, di cui presenteremo entro fine mese una bozza all’assessore Stocker”.

Contratti, accordi e servizi sono il lato ufficiale, burocratico di un lavoro che ha un fondamentale risvolto personale, meno o diversamente “professionale”. “La badante diventa parte della famiglia, soprattutto se vive in famiglia”, osserva Pirolo. “La badante è il riferimento di un sistema di assistenza a domicilio che ha molti vantaggi - osserva Maffeis - In una struttura vivi i benefici della vita in comunità, ma molti preferiscono casa loro e traggono vantaggi dal vivere a casa loro. Nel rapporto con la badante, tuttavia, possono sfuggire tante situazioni e resta il fatto che a casa è talvolta complesso sapere quello che accade fra assistito e assistente”.