LA TRAGEDIA

Femminicidio di Trento, l’assassino resta in rianimazione ma non è in pericolo di vita

La Procura intende contestare l'omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione. Lorenzo Cattoni avrebbe convinto la moglie, Deborah Saltori, a raggiungerlo in campagna con la promessa di un assegno per il mantenimento del figlio

TRENTO. Resta ricoverato in rianimazione Lorenzo Cattoni, 39 anni, che ieri pomeriggio, in un terreno di sua proprietà sopra Cortesano, vicino a Trento, ha ucciso la moglie, Deborah Saltori, 42anni e madre di quattro figli, con alcuni colpi di accetta. L'uomo, che ha poi tentato di suicidarsi con una lama, infliggendosi due colpi nell'area del collo, è grave ma non risulta essere in pericolo di vita. Non appena le sue condizioni lo consentiranno sarà sentito dagli investigatori della Squadra Mobile di Trento. Intanto proseguono le indagini coordinate dal pm Carmine Russo.

La Procura intende contestare l'omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione. Dall'esame dei telefoni è infatti emerso che Cattoni avrebbe convinto la moglie a raggiungerlo in campagna con la promessa di un assegno per il mantenimento del figlio avuto insieme nel 2016. La vittima avrebbe provato a opporsi, chiedendo un bonifico, ma sarebbe poi stata convinta dal marito, dal quale si stava separando, ad incontrarlo di persona.

Peraltro l'uomo si trovava ai domiciliari e aveva un permesso per poter continuare a lavorare che però è escluso prevedesse la possibilità di incontrare la moglie, che nell'autunno scorso, dopo esser finita in ospedale con uno zigomo rotto, aveva trovato il coraggio di denunciarlo per maltrattamenti. In queste ore sono state tante le prese di posizione di esponenti politici e non solo che hanno definito il fatto un "femminicidio annunciato".

Dal canto suo, il procuratore capo Sandro Raimondi parla di "società indifesa" davanti a episodi del genere e ricorda che, nei limiti della normativa attuale, contro Cattoni erano stati già assunti una serie di provvedimenti: "Noi abbiamo una competenza residuale in questi casi: la magistratura interviene da ultimo", afferma. La Procura aveva infatti chiesto e ottenuto i domiciliari e, successivamente, il giudizio immediato per i maltrattamenti. "C'è stata grande attenzione nel muoversi rapidamente. Ci sono però anche comportamenti che non sono prevedibili - prosegue Raimondi - e ci vuole lo sforzo di tutti per creare una base culturale e di sostegno. Sono problemi che vanno al di là dell'aspetto giudiziario".