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Il re dei 100 metri Jacobs: “Voglio ripetermi, sarò l’uomo da battere”

Il velocista ai genitori: “Portate i bambini a fare atletica, è una palestra di vita”

TRENTO.  "Rivedo quei momenti e guardo ogni dettaglio che mi era sfuggito, purtroppo ho una deformazione e guardo sempre ciò che potevo fare meglio. Però ogni volta mi emoziono anche io e mi viene voglia di continuare a lavorare duro come sto già facendo". Dal palco del Festival dello Sport a Trento, dove ha ritrovato Valery Borzov che lo aveva premiato a Tokyo ("io, Marcell e Mennea rimarremo nella storia dello sport europeo"), Marcell Jacobs guarda avanti ("sarò l'uomo da battere e voglio ripetermi") ma rivive anche la finale olimpica dei 100 metri, dopo avere ricevuto un'autentica ovazione da parte della folla presente in sala.

"Volevo a ogni costo essere in finale, il primo italiano a farcela - dice l'olimpionico dello sprint - e dopo quella prima pagina con il titolo 'l'uomo dei sogni' per me è stato difficile, sapevo che tutti si aspettavano tanto da me. In semifinale ho dato tutto. Poi come ho vissuto quelle due ore prima della finale? Il mio vero obiettivo, come mi sono detto con la mia mental coach, con lei c'è sempre una telefonata prima di ogni gara, era portare a casa una medaglia, tutto il lavoro che avevo fatto era per quello, non arrivare fra i primi tre sarebbe stata una grande delusione. Ma prima, all'inizio, ho detto al mio coach che non avrei corso la finale, ero stanchissimo. Poi siamo riusciti a fare un ottimo lavoro, ho ritrovato le energie e ho corso una super finale".

Poi la descrizione dei momenti prima della finale: "Sapevo che Tamberi aveva vinto e mia ha dato una grande carica e adrenalina - spiega -, al punto che mi sono detto che dovevo farlo anch'io. Poi entrato in pista, nello stadio vuoto, l'unica voce che ho sentito è stata la sua che gridava 'dai Marcell' e ho sentito la sua energia. Quando ho guardato la linea del traguardo mi sono detto 'questa la vinco', me lo sentivo. A ogni mio avversario ho detto 'in bocca al lupo' e questo forse li ha destabilizzati. Io invece sapevo che non avevo nulla da perdere e dovevo solo pensare a divertirmi, ero lì a vivere un sogno e non dovevo farmi prendere da paure e ansie. La vera sfida è con me stesso, focalizzarmi su me stesso e la mia corsia, prima mi focalizzavo sui miei avversari. Ora dico che bisogna avere un sogno e poi andare a prenderselo".

Marcell giura che la sua vita "non è cambiata, sono sempre me stesso e faccio le stesse cose di prima, mi alleno sulla stessa pista e nella stessa corsia. Non riesco ancora a realizzare di aver vinto un'Olimpiade e forse è meglio perché così ho già la testa all'anno prossimo, quando ci saranno Mondiali ed Europei, e poi tra due anni e nove mesi già le Olimpiadi, sono quasi dietro l'angolo. Ma prima - puntualizza - ci sarà il Mondiale in Oregon, sarà una gara tosta, sarò l'uomo da battere e io vorrei ripetermi. Ma la stagione sarà lunga, comincerò già dalle gare indoor". Ma è meglio battere un record del mondo o vincere l'Olimpiade? "Penso al record del mondo ma non ho dubbi: l'oro olimpico, perché non te lo toglie più nessuno, lo avrai sempre in casa".

Dopo aver invitato, di nuovo, i genitori a portare i figli a fare atletica "perché è una scuola di vita", il re dei 100 metri, grande appassionato di F1, ha rivelato un suo desiderio: "Cercherò di essere presente all'ultimo Gp della stagione, ad Abu Dhabi,quest'anno il Mondiale si risolverà 'in volata'". Un po' come quella che lui ha fatto a Tokyo.