L'inchiesta

Ferì nove passanti con sassi e bastoni a Laives: sarà prosciolto 

Un giovane nigeriano - che era già in cura - ritenuto non imputabile. Al bar Nazionale l’uomo colpì anche una barista, raggiungendola dietro il bancone



LAIVES. Che avesse grossi problemi mentali lo si era capito fin da subito. I problemi che, con tutta probabilità, gli consentiranno di evitare il carcere, ma lo porteranno in una struttura sanitaria protetta in grado di fornirgli le cure di cui ha bisogno. Lui è il ventunenne nigeriano che, il 25 giugno dello scorso anno, aveva seminato il panico a Laives, ferendo a sprangate nove persone, e che nell’immediato aveva dichiarato di aver compiuto la terrificante “scorribanda” su ordine dello stregone del villaggio. Qualche giorno più tardi, invece, in occasione dell’interrogatorio di garanzia, si era chiuso in un impenetrabile silenzio, dopo aver dichiarato che lo stesso stregone gli aveva intimato di tacere.

Si era poi scoperto che i problemi psichici del ragazzo, in Italia da tre anni, avevano origini ben più lontane. Prima della furiosa esplosione di rabbia, praticamente fin dal suo arrivo nel nostro Paese, il ventenne era stato ospite di una struttura di recupero a Salorno presso la quale svolgeva anche qualche attività lavorativa. Qualche giorno prima dei fatti che lo hanno portato in carcere, però, aveva manifestato la volontà di allontanarsi e aveva lasciato la casa di cura.

Il giudice per l’indagine preliminare Andrea Pappalardo, nelle settimane successive ai fatti, aveva affidato allo psichiatra Fabio Bonadiman una perizia per fare chiarezza sulle condizioni del giovane. Il professionista aveva stabilito che, al momento dei fatti, il ventenne era totalmente incapace di intendere e di volere e ne aveva sottolineato anche la sua pericolosità.

Una pericolosità che, negli ultimi mesi, sarebbe notevolmente scemata grazie alle cure a cui il nigeriano è sottoposto, questa volta senza alcuna possibilità di sottrarsi ad esse. Resta comunque fuori discussione che, quel pomeriggio del 25 giugno scorso, lui era completamente fuori controllo e non avesse la minima idea di cosa stesse facendo.

Alla luce di queste premesse, insomma, appare scontato che nell’udienza fissata all’inizio del prossime mese di luglio, il giudice Federico Secchi dichiari l’imputabilità del ventenne africano, ora assistito dall’avvocatessa Amanda Cheneri. L’articolo 85 del codice penale, infatti, stabilisce che nessuno può essere punito per un fatto di reato se al momento in cui lo ha commesso non era imputabile, cioè non era in grado di intendere e di volere. Questo non vuol dire, ovviamente, che possa tornare in libertà. Vista la sua delicata situazione, che implica anche la possibilità egli possa tornare ad essere pericolo per se stesso e per gli altri, il ragazzo sarà affidato ad una struttura sanitaria specializzata, dove dovrà rimanere per essere curato.

















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