I vip gardenesi: «Il virus ci ha cambiati dentro» 

L’artista, lo sportivo, il giornalista. Senoner: «Impareremo il rispetto, verso noi stessi e gli altri». Runghy: «È tempo di rallentare, da subito». Chiodi: «Meno abbracci e meno cose superficiali» 

di Daniela Mimmi

Ortisei/selva. C’è una bellissima opera del 2017 dello scultore e pittore gardenese Wilhelm Senoner che si intitola Respiro Atmen. Potrebbe essere il simbolo di questo momento e della sua valle. Una valle che respira dopo che il turismo e il traffico si sono fermati. Una popolazione che per ora respira dalle finestre, dalle terrazze e dai giardini di casa e vuole tornare a respirare libero nei suoi boschi incantati. Anche Wilhelm Senoner è barricato in casa. «Ma come me, tutti i gardenesi – ci dice. – Dalle mie finestre non vedo passare nessuno e quando scendiamo a fare la spesa la gente sta a debita distanza. Dalla mia finestra vedo la terrazza del fratello di Isolde Kostner. Prima ci attaccava gli striscioni delle vittorie della sorella. Adesso sventola un lenzuolo dipinto che dice, in italiano e in ladino, Io resto a casa, sotto un arcobaleno che ci regala un po’ di speranza. Anch’io resto a casa. Leggo molto, scrivo. Non vado in atelier a lavorare. Non me la sento. Sono molto triste per tutto quello che sta succedendo, soprattutto per i medici e chi lavora negli ospedali, e anche per amici che sono morti». Come cambierà la valle quando tutto sarà passato? «Secondo me, impareremo a essere più rispettosi, verso noi stessi e verso gli altri. Probabilmente ci saranno meno turisti e anche la valle respirerà meglio. Adesso, per la prima volta, vedo il cielo blu, senza le strisce degli aerei». È relegato ovviamente in casa anche Ennio Chiodi, ex direttore del TG3, che da anni ormai risiede a Ortisei. Gli chiediamo come si stanno comportando quelli che ormai sono diventati i suoi concittadini e come giudica gli interventi delle autorità. «Mi sembra che la valle abbia reagito bene. In giro non c’è praticamente nessuno. Io vedo il paese dall’alto. L’hanno presa bene anche i tanti turisti che affollavano la valle e i lavoratori stagionali che si sono trovati senza contratto da un giorno all’altro. Gli albergatori che hanno fatto grossi investimenti sulle loro strutture sono in ansia. Giudicando adesso, si poteva intervenire anche qualche giorno prima, ma è anche vero che nessuno poteva prevedere che tutto sarebbe precipitato così in fretta. Adesso credo che tutti abbiano preso coscienza. Non ci sono più i bambini che fino a pochi giorni fa giocavano nella neve. Triste, ma necessario. Io, come tutti, sto chiuso in casa. Ho molti contatti con colleghi in giro per l’Italia, con cui ci scambiano notizie e opinioni o che mi telefonano dopo un mio intervento su fb. Tengo sott’occhio la situazione e leggo quello che scrivono analisti interessanti». E quando tutto sarà finito? «Secondo me, cambieremo un po’ tutti. Ci godremo quello che la vita ci offre rinunciando alle cose superficiali. Ci abbracceremo di meno, impareremo tutti dai gardenesi, che sono più distaccati di noi romani. E apprezzeremo meglio quello che ci circonda. Come la splendida valle che vedo dalle finestre di casa mia...». La splendida valle la vede anche l’ex campione di sci Peter Runggaldier dalle finestre della sua casa a Selva Gardena. «Intorno a me ho boschi infiniti, quindi l’aria aperta non mi manca – ci dice. – Ma cerchiamo di stare in casa il più possibile, perché Selva è stata decisamente colpita. Qui d’inverno si incrociano migliaia di persone, un po’ per la Sellaronda, e poi anche nei rifugi, nelle baite. Secondo me andava chiuso tutto, alberghi e impianti, già a metà febbraio. C’era troppa gente e tutti troppo attaccati gli uni agli altri, soprattutto sugli impianti e nelle baite e nei ristoranti. Ma nessuno poteva prevedere che tutto accelerasse così in fretta. Passo le mie giornate a mettere posto la casa e fare quei lavoretti che rimando da sempre. E cucino: canederli, strudel, ragù. Adesso però cucino meno perché non voglio uscire a fare la spesa, quindi mi accontento di quello che trovo in casa. Secondo me questa tragedia ci insegna a vivere con meno stress, a essere più tranquilli, a rallentare, ad andare con una marca in meno. Si corre solo sugli sci!».