inflazione

Viaggi, tempo libero, abbigliamento: ecco i settori su cui gli altoatesini risparmieranno

Il sondaggio commissionato da Ipl (Istituto Promozione Lavoratori) fotografa uno scenario di pessimismo e riduzione del tenore di vita



BOLZANO. Gli effetti dell’inflazione preoccupano lavoratori e lavoratrici dipendenti anche a Bolzano, città più cara d'Italia, così anche nel capoluogo altoatesino, per chi è più esposto, il presentimento è quello che sia arrivato il momento di “stringere la cinghia”: di contenere le spese e di prepararsi a dei sacrifici.

Dinanzi al caro prezzi anche per i beni di prima necessità – con le associazioni dei consumatori che prevedono anche 2500 euro in più di spesa annuale per una famiglia di quattro persone – in Alto Adige c'è un clima che non volge di certo all'ottimismo.

Cresce la preoccupazione di dover abbassare il proprio tenore di vita abituale nell'immediato futuro. I possibili rimedi? Gli altoatesini, come prime manovre preventive di contenimento, si dicono disposti a contenere le spese per i viaggi, per il tempo libero in generale, per l'abbigliamento, ma anche a utilizzare meno la macchina o a procrastinare gli acquisti più onerosi.

Questo è quanto è emerso in un sondaggio sul tema, quanto mai di attualità, commissionato e poi analizzato dall'Istituto Promozione Lavoratori nell'ambito dell'edizione estiva 2022 del Barometro Ipl.

Per i quesiti inerenti manovre di risparmio e di contenimento spese, il sondaggio - come si evince dai grafici di riferimento - è stato formulato con domande che prevedevano una risposta (affermativa o negativa) per tutte le opzioni proposte.

«Con l'inflazione tendenziale al 9,9% a Bolzano abbiamo superato il livello di guardia» afferma in una nota il segretario della categoria dei pensionati della Cgil/Agb, Alfred Ebner.

Secondo il sindacato, un aumento dei prezzi dello 0,8% nel solo mese di giugno lascia ormai pochi spazi a un miglioramento sostanziale della situazione. «I forti aumenti dei beni essenziali - alimentari, casa e trasporti - colpiscono soprattutto i redditi più bassi e in particolar modo i pensionati, che per l'anno in corso hanno visto solo un aumento del 1,7% della pensione». Proprio i beni per i quali le persone anziane spendono da sempre la maggior parte del reddito. «Tra l'altro - continua Ebner - un terzo di queste persone percepisce un assegno sotto i 1.000 euro mensili e scivola inevitabilmente verso la povertà relativa». Per il sindacato, le misure più urgenti sono due: la rivalutazione delle pensioni, con scadenze più ravvicinate, e il "carrello della spesa" come base di calcolo".

















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