sostenibilità

«Dolomiti troppo turistizzate, bisogna fermarsi»

Gli esperti: «Stop alla frequentazione adrenalinica della montagna». Elide Mussner, assessora di Badia: "La Gardena vuol diventare Rimini?". Il presidente del Cai Alto Adige Zanella: «Si parla sempre di sostenibilità, ma poi si decide in direzione opposta»



BOLZANO. Le Alpi, in particolar modo l’Alto Adige, e ancor più le Dolomiti, sono «over-turistizzate». E mentre la politica fa un gran uso di termini come sostenibilità e ambiente poi, quando ci sono da prendere decisioni, va spesso in direzione diametralmente opposta. Siamo pigri, rimasti seduti troppo a lungo, ma occorre muoversi, subito. Per dire basta alla frequentazione in forma adrenalica della montagna, dove regna sovrana la spettacolarizzazione basata sui selfie, che presuppone un colossale consumo di suolo e risorse. Lo si è chiarito nel corso di un dibattito pubblico al teatro Cristallo, organizzato dal Cai: «Proposte per una montagna sostenibile per l’uomo e la natura».

Nei mesi scorsi, sempre al Cristallo, in altre occasioni si era discusso di quanto possa fare bene la montagna, ieri si è sviscerato il tema opposto: quanto l’uomo possa far male alla montagna. Quali strategie adottare, per sviluppare un rapporto amorevole e rispettoso verso la montagna, nello stile Cai, per tutelare uomini, animali, rocce, acque? Conoscila, vivila, rispettala, come i titoli dei tre manifesti che nei prossimi mesi verranno affissi in tutto il Paese. Mentre la politica, specie provinciale, sembra seguire sentieri che lasciano quanto meno perplessi. Al Cai, come detto senza tanti giri di parole dai moderatori della serata, ormai si aspettano di tutto, compreso questo: «Troveranno il modo di portare le navi da crociera in cima alle Dolomiti».

Quattro gli interventi. Il primo di Ivano Rodighiero, presidente della Tutela ambiente montano: «Basta sfogliare le riviste turistiche, prevalgono gli aspetti muscolari, adrenalinici, mentre la natura funge da sfondo per i selfie». Ponti tibetani da 25 euro a passaggio, la zipline al Monte Pana, il noleggio di quad per godere delle meraviglie della montagna. Il Cai invece sta tentando di educare alla montagna e al suo rispetto, anche se è difficile perché nei momenti di punta sulle Alpi sono presenti 10 turisti per ogni residente. Cosa può fare il Cai? Educare, monitorare, segnalare le criticità ambientali.

Si è stilato un nuovo bidecalogo per la tutela dell’ambiente e del paesaggio. «Agire solo in base alle buone consuetudini però - così Rodighiero - oggi non basta più, non va più bene». Pesano i cambiamenti climatici. «È bene saper rinunciare, perché la rinuncia può salvare la vita, non deve essere vista come una sconfitta». Il Cai stigmatizza l’industria dello sci, persegue il turismo lento. Altri modelli di sviluppo. «Il mercato dello sci è maturo, spesso l’offerta supera la domanda. La tecnica aiuta, oggi si riesce a sparare con temperatura esterna a 15 gradi e acqua in entrata nei cannoni a 5. Ma ha senso, in questo momento di cambiamenti climatici?»

Molto applaudita per il coraggio e l’onestà intellettuale Elide Mussner, assessore al turismo e alla sostenibilità del Comune di Badia, che ha fatto un excursus su ciò che sta accadendo oggi in Dolomiti. «Dovremmo capire dove vogliamo andare. Il turismo ha una responsabilità sociale e ambientale. Ma oggi è in crisi di identità, non capisce in che direzione andare. Cosa vuole fare da grande? Forse sarebbe ora di chiederselo». Se si guardano i dati dell’ultimo inverno, ci sarebbe da giubilare: record di pernottamenti, di skipass. «Si rincorre la crescita sconfinata, verso il di più, sempre di più».

Mussner ha mostrato foto su foto. «La val Gardena ambisce a diventare Rimini, una destinazione del turismo di massa?». L’assessore ha detto di sentirsi lei stessa over-turistizzata. «Spesso durante gite nelle Dolomiti sono rimasta allibita dai flussi riscontrati, anche in posti non raggiunti da strade o impianti». La politica provinciale, ha proseguito, «predica un aumento qualitativo». Spesso solo un abusato cliché. Tradotto «vuol dire più consumo di suolo, più cubatura e più metri quadri sigillati, quando dovremmo andare verso la de-sigillazione». Si consumano risorse, come per l’innevamento, con riflessi negativi sull’inquinamento acustico e luminoso notturno.

C’è una distorsione del paesaggio volta a inseguire i trend del momento, come i sentieri pianeggianti tanto richiesti dal mercato. Più infrastrutturazione, altri impianti per rendere accessibili zone che dovrebbero rimanere protette, come i Plans de Cunfin, sui quali la politica non vuole prendere posizione. «E invece bisognerebbe avere il coraggio di dire di no». Come pure nel caso del Sassolungo, dove si prevede una nuova cabinovia per forcella Demetz. «Tremila persone al giorno, tutti lì a farsi dei selfie?» Serviranno piloni due-tre volte più impattanti degli attuali. Un altro orizzonte strategico del turismo nostrano oggi è la contingentazione: «Battiamo cassa privatizzando lo spazio pubblico. A volte come a Braies può servire, ma non può essere una forma di sviluppo a cui mirare». Si fa poi un gran parlare di sostenibilità, così ancora Mussner, «come per i mercatini di natale certificati green event, ma si tratta solo di greenwashing».

Bisognerebbe invece agire concretamente. Come? Misurando l’impronta CO2 del turismo: calcolare e cercare di diminuirla. Fare marketing utile, spiegando ai turisti che aumentando la permanenza media anche solo di un giorno si diminuisce l’inquinamento del 20%. «E servono corsi di sensibilizzazione per gli operatori turistici. E l’imposta di soggiorno deve rimanere ai Comuni, non finire nelle casse di aziende di soggiorno o Idm. Serve il numero chiuso sulle piste da sci. In val Badia abbiamo detto no ai Mondiali di sci. Vogliamo un turismo consapevole, non di massa». Il presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella, parlando di cosa accade anche nel resto della Penisola, ha sostenuto: «Sostenibilità e ambiente sono sulla bocca di tutti, ma quando si deve decidere spariscono. Tra poco ci sono le elezioni, e le lobby altoatesine non si possono scontentare...»

Eppure, altrove si ha coraggio. «Ho parlato cogli appassionati di auto d’epoca, chiedendo loro perché vengono sempre qui in Alto Adige. La loro risposta: in Svizzera e in Austria non ci vogliono». Qui invece, «si progettano nuove ferrate, una addirittura dal Santner a cima Catinaccio». L’imprenditore alberghiero Michil Costa ha parlato di come fare impresa rispettando la natura. Impietosa la sua analisi: «Sulle Alpi gli abitanti diminuiscono, le case aumentano. Si producono sempre più speck, latte, mele, turisti». Costa parla di «iperproduzione e bulimia costruttiva del sapiens tirolensis». «Tutto appartiene alla dimensione spettacolare - va oltre - c’è una conversione del vero in falso. Il cliente è un consumatore di illusioni». Invece lo si dovrebbe educare: «Educo anche chi paga». Secondo Costa, «finora siamo stati troppo inerti, pigri, indolenti, in balia di una politica non all’altezza». 

DA.PA













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