>ANSA-FOCUS/ Dal plasma di chi è guarito una possibile cura

(ANSA) - ROMA, 14 FEB - Potrebbe arrivare dal plasma dei pazienti guariti dall'infezione una prima, eventuale cura contro il nuovo coronavirus (Sars-Cov-2). I dati a disposizione sono ancora pochi e gli esperti invitano alla cautela, tuttavia l'annuncio che arriva da un'azienda privata cinese apre alla speranza. Il plasma delle persone guarite dal Sars-Cov-2 è infatti ricco di anticorpi che potrebbero essere d'aiuto nel curare l'infezione nei pazienti. Ad affermarlo è la società cinese China National Biotec Group, che in un comunicato informa di aver usato questo trattamento su dieci pazienti che hanno avuto miglioramenti in 24 ore, e chiede ai sopravvissuti di donare plasma per continuare la sperimentazione. Questo tipo di terapia non è nuovo nelle infezioni, ed era stato tentato ad esempio, anche se senza successo, nel caso dell'epidemia di Ebola del 2014, mentre alcuni test all'epoca della Sars, riporta un articolo poi pubblicato sul Journal of Infectious Diseases, avevano evidenziato una riduzione nella mortalità. La società afferma che i pazienti hanno mostrato una riduzione nell'infiammazione e nella carica virale, con un miglioramento del livello di ossigeno nel sangue.    "I pazienti che sono guariti dalla polmonite dovuta al coronavirus generano anticorpi che uccidono e rimuovono il virus - si legge nel comunicato -. In assenza di un vaccino e di terapie specifiche questo plasma è il modo migliore per trattare l'infezione".    Questo dato, commenta all'ANSA il presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), Marcello Tavio, "rinforza l'ipotesi che si possa arrivare ad un vaccino efficace e protettivo, anche se prendere gli anticorpi di persone che sono guarite, infonderli a persone malate e verificare un miglioramento o una guarigione non è, di per sè, una dimostrazione assoluta che questa terapia abbia funzionato poichè i soggetti malati potrebbero anche migliorare spontaneamente". L'esperto invita quindi alla cautela: "E' chiaro - rileva - che dobbiamo prendere con le molle questo tipo di sperimentazioni fatte a caldo, in piena epidemia, su pochi pazienti e con metodi che non possiamo verificare in modo approfondito". Bisogna però valutare anche "il lato buono della notizia - aggiunge - ovvero il fatto che, se le cose stanno nel modo in cui sono state riferite, gli anticorpi risulterebbero protettivi e questo aumenterebbe di molto la probabilità di avere in tempi ragionevolmente brevi un vaccino che - conclude Tavio - possa effettivamente risolvere il problema alla base".    (ANSA).