L’ipotesi è quella di un complotto 

L’udienza in Tribunale a Bolzano. Per ora i laboratori dei Ris di Parma non sono riusciti a fornire la prova schiacciante ma gli elementi a sostegno della ritorsione nei confronti dell’atleta stanno prendendo corpo. Da valutare anche le clamorose email emerse in Germania

di Mario Bertoldi

Bolzano. Per il momento i laboratori dei Ris di Parma (il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri) non sono riusciti a fornire al tribunale la prova schiacciante. L’ipotesi che Alex Schwazer sia rimasto vittima di un complotto internazionale, organizzato come ritorsione alle sue rivelazioni sulla tolleranza al doping nei piani alti dell’atletica mondiale, assume sempre maggiore credibilità ma manca la prova della cosiddetta pistola fumante. Non è una resa, ma un riconoscimento dei limiti imposti dal caso. «La scienza può affermare solo quello che i dati consentono di sostenere» ha concluso ieri in aula il colonnello Giampietro Lago, comandante dei Ris di Parma. «Quando la scienza si permette di affermare più di quanto i dati rivelino non è più scienza. Bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere dove ci si deve fermare perchè l’evidenza non consente di andare oltre» ha ricordato ancora l’ufficiale del reparto specializzato dei carabinieri. La verità, però, è che mesi e mesi di analisi di laboratorio mirate hanno di fatto abbattuto il muro delle certezze apparenti di chi ha stroncato la carriera del marciatore azzurro. Sino ad un paio di anni fa erano in pochi a scommettere sulla buona fede dei Alex. Oggi, invece, le analisi hanno ristretto molto il campo delle ipotesi con il risultato che la tesi del complotto rappresenta ufficialmente il 33,3 per cento delle possibilità rimaste in piedi con l’avallo della scienza. Non è poco. Anche perchè l’avvocato Gerhard Brandstätter ha fatto intendere anche ieri che la battaglia continua, soprattutto dopo le clamorose email emerse in Germania (datate 20 febbraio 2017) tra il responsabile antidoping della Iaaf (la federazione internazionale d'atletica) Thomas Capdeville, il consulente legale Ross Wenzel e altri avvocati e dirigenti. Si trattava di comunicazioni sulla strategia processuale da seguire, sul ruolo del laboratorio di analisi di Colonia proprio in relazione a quello che venne definito il «complotto contro AS (cioè Alex Schwazer)» e alle possibili conseguenze. Un’atmosfera da intrigo internazionale che trovò conferma quando il colonnello Lago si recò al laboratorio di Colonia, ove erano custodite le urine incriminate di Schwazer, per ottenerne un campione da analizzare. I campioni avrebbero dovuto essere due, la provetta A e la provetta B. «In realtà quel giorno vidi una terza provetta delle urine di Schwazer che non avrebbe dovuto esistere e che non era nemmeno sigillata» ha ricordato anche ieri il colonnello Lago il quale ha confermato al giudice Walter Pelino i risultati assolutamente anomali riscontrati nel campione di urine in relazione alla concentrazione di Dna. Dati che non trovano alcuna spiegazione scientifica a meno che non si pensi che Schwazer sia un ...marziano (testuale commento del giudice Pelino). In un microlitro di urina una persona normale può avere una concentrazione massima di Dna compresa tra i 50 ed i 150 picogrammi. Nelle urine di Schwazer sottoposte ad analisi il primo gennaio 2016 (nelle quali emerse la traccia di testosterone che portò alla maxi squalifica) la densità rilevata di Dna fu di 11.164 picogrammi. Un dato che non ha trovato riscontro neppure dai controlli effettuati per diversi mesi su 37 atleti, abituati ad allenarsi pesantemente tutti i giorni, così come faceva Schwazer. Nessuno dei 37 ha mai superato, nei valori massimi, i 200 picogrammi per microlitro. Una situazione che legittima l’ipotesi della manipolazione delle urine per incastrare Schwazer e stroncargli la carriera sportiva. Le altre ipotesi rimaste in piedi, ma senza alcun riscontro, riguardano gli effetti di una patologia (in realtà mai evidenziata) o le conseguenze di uso di sostanze stupefacenti (ma ci sono studi scientifici dhe evidenziano effetti oppposti del testasterone).