Caso Masocco, da Milano la Lega mette il silenziatore 

Dai vertici del partito nessuna presa di posizione sul giovane leghista Bessone incalza i giovani: «Datemi la chat». Vettori: «Serve più controllo»

di Francesca Gonzato

BOLZANO. Tutto tace da Milano. Nessuno dei vertici della Lega nazionale commenta pubblicamente. E nessuno, assicura il commissario locale Massimo Bessone, ha chiesto chiarimenti sul «caso Masocco». Ci sono le frasi violente, spregevolmente sessiste, che vengono attribuite al consigliere comunale (l’audio pubblicato e un secondo arrivato in redazione). E ci sono le parole sicuramente firmate da Kevin Masocco, come la scritta «selfie con la Boldrini» a corredo di una sua fotografia tra le mucche (sulla sua pagina facebook). La notizia ha avuto rilievo nazionale, ma ancora non arriva una presa di posizione. Eppure sulla trattativa di giunta la Lega milanese si è fatta sentire eccome, per non parlare della telefonata all’ultimo momento, mercoledì, per provare a candidare Filippo Maturi nella Commissione dei Sei (il «no» della Svp ha garantito l’elezione di Carlo Vettori).

«Vieni allo Juwel, c’è una dj figa da violentare. Adesso ti faccio una foto (segue bestemmia)»: questo il contenuto del file whatsapp audio contenuto nella chat dei Giovani Padani e attribuito a Masocco.

Il consigliere nega che si tratti della sua voce: ancora ieri però non risulta che abbia depositato alcuna denuncia per tutelarsi.

I vertici nazionali hanno chiesto chiarimenti? «No, nessuno da Milano mi ha chiesto spiegazioni», riferisce Bessone. E il commissario invece ha chiesto ai referenti milanesi come muoversi? «Non sono ancora riuscito a parlare con la persona indicata», è la risposta di Bessone. L’assessore provinciale e commissario sta tra due fuochi. Da un lato c’è l’indignazione per il caso Masocco, con la Svp che incalza per le dimissioni dal consiglio comunale e l’espulsione dal partito, se verrà provato che quella è la voce di Masocco. Dall’altro lato c’è un partito che sta adottando la strategia del silenzio, in attesa che si calmi la tempesta. Contattato per una presa di posizione come coordinatore dei giovani leghisti, il deputato Maturi ieri non ha risposto sulle eventuali dimissioni. Quel gruppo fa ancora quadrato attorno a Masocco. L’assessore Giuliano Vettorato ieri ribadiva: «Secondo me quella non è la sua voce. Voglio parlargli di persona». Martedì alle ore 20 Bessone ha convocato una assemblea della Lega provinciale in cui verrà affrontato anche il caso di Masocco.

Bessone ha bisogno di certezze sulla paternità dell’audio per chiedere l’espulsione di Masocco dal partito. Ha chiesto ai giovani padani di visionare la chat, ma finora non è accaduto nulla. «Non ho ancora visto quei messaggi. Non credo che ci saranno problemi. Se è tutto in ordine, perché tenerla nascosta? Voglio guardare la chat prima della riunione di martedì», così Bessone, che già nei giorni scorsi ha parlato con Masocco. L’ha incalzato «hai qualcosa da dirmi?». La risposta è stata ancora «non sono stato io».

Questa è la guerra nella Lega. Rancori della campagna elettorale e manovre di posizionamento per le comunali del 2020: chi prende il controllo del partito decide le candidature, anche del candidato sindaco, e in caso di vittoria siederà nella stanza dei bottoni delle grandi operazioni commerciali e immobiliari della città. Così Carlo Vettori, che da subito si è smarcato da Masocco: «Per le comunali del 2016 l’allora commissario Maurizio Fugatti pretese di visionare tutti i profili social degli aspiranti candidati. Una buona pratica per proteggere il partito, che dovremmo riprendere». Così il Movimento 5 Stelle: «Non sappiamo se l'audio è attribuibile a Masocco, fatto sta che non è ancora stata presentata denuncia contro nessuno, questione quanto meno sospetta per una persona che sostiene di non aver pronunciato quelle frasi». E ancora: «Ci auguriamo che la Svp non protegga il partito con il quale si è alleata in Provincia, rinunciando nuovamente alla discussione pubblica in consiglio comunale. Sottolineiamo inoltre la violazione da parte del consigliere Masocco del Codice etico per la buona politica, approvato con la delibera 66 del 5 luglio 2016».

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