BOLZANO. Ferragosto, ogni anno daccapo. La Chiesa chiede di onorare l’Assunzione di Maria, i sindacati uniti pretendono che non ci si dimentichi dei lavoratori «in troppi settori “nuovi schiavi”», ma tante catene rispondono facendo spallucce. E così domani serrande alzate al Centrum di via Galvani (apertura 10-19 con il Poli che anticipa alle 9) mentre al Twenty tutti i negozi, i bar, l'Eurospar e il Kuni Kids Park saranno chiusi. Aperti i parcheggi (ore 13.30, mezzanotte), i ristoranti dalle 15.30 alle 22 ed il cinema dalle 14 alle 23.30. In centro città, domani, tutti al lavoro al colosso dell’abbigliamento spagnolo “Zara” e da “Mango” sotto i Portici ed al lavoro anche da “Oltre” e “Motivi” (gruppo Miroglio). Serrande alzate per alcuni supermercati Despar (Gruppo Aspiag) dalle 8.30 alle 19.30 mentre l’Md ha scelto di aprire mezza giornata. Fuori Bolzano aperto il Maxi Mode Center. A ben vedere l’appello del vescovo, raccolto dai sindacati Cgil, Cisl, Uil ed Asgb, cade (quasi) nel vuoto. Ma la Cgil rilancia e di recente ha invitato i dipendenti a incrociare le braccia (come da contratto) se il datore di lavoro li obbliga a lavorare più del 30 per cento delle domeniche. Il vescovo Ivo Muser nella sua lettera pastorale dopo aver ringraziato chi, la domenica o nel giorno di festa è costretto a lavorare, ha ben distinto tra lavori indispensabili e altri che non lo sono affatto. Ha stigmatizzato la schiavitù del lavoro (che non tutela la salute del lavoratore) e del consumismo e l'ossessione del profitto e ricordato che gli uomini valgono più del rumore di un registratore di cassa. E i sindacati - che annunciano per oggi un nuovo comunicato unitario - si rivolgono ancora una volta al presidente Arno Kompatscher al quale chiedono quale futuro voglia assicurare a questa terra: «Nel tempo - scrivono - sono stati trovati accordi che consentissero adeguate aperture nelle zone turistiche nei periodi di alta stagione. I servizi sono garantiti ma ora dobbiamo fare di più. É necessario - infatti - che si arrivi a ridimensionare le aperture ben sapendo che tutto questo non comporterà alcuna perdita di posti di lavoro o un calo del Pil provinciale». Sussite inoltre un aspetto molto concreto e grave - sottolineato dalla lettera del vescovo - che i sindacati evidenziano e rilanciano e parliamo di tutela della salute, del fatto che non si possa e non si debba lavorare tutti i giorni. «La tutela della salute è una nota sempre più dolente - spiegano - perchè nel terziario sono aumentati, in maniera esponenziale gli infortuni, il burn out, lo stress. Ma il tutto viene tenuto sottotraccia per valorizzare il profitto. E parliamo del profitto di chi? Delle grandi catene? Degli imprenditori locali? Dei soliti noti? Il consumismo spinto e la richiesta di maggiori prestazioni alla fine vanno ad intaccare la salute dei lavoratori ed i rapporti familiari. Da ricordare poi gli studi dell'Ipl (Istituto promozione lavoratori) che confermano la contrarietà al lavoro nel giorno di festa. Pertanto un tema sentito - concludono - non solo da noi sindacati».

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