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LAIVES. Otello Roso, ovvero la sezione Cai di Laives, che se non ci fosse stato anche lui, tanti anni fa, forse non sarebbe nata o sarebbe stata qualche cosa di diverso. È grazie a lui e a un piccolo nucleo di altri amici, che tanti anni fa venne fondata la sezione Cai di Laives. Fino ad allora, l’unica in zona, per chi voleva partecipare alle iniziative targate Club alpino italiano, era quella di Bronzolo.
Da allora, Otello Roso è sempre stato presente e lo è ancora attivamente in seno al direttivo, dopo avere compiuto di recente ottant’anni.
Professionalmente Roso ha lavorato alle Acciaierie di Bolzano, dove ha ricoperto il ruolo di capo responsabile trattamenti termici, ma fin da giovane la vera passione per lui, quella capace di travolgere, è sempre stata la montagna, che in tutti questi anni di attività ha avuto modo di girare in lungo e in largo.
“Sono nato all’ombra del Pasubio - dice - e fin da bambino appena potevo seguivo mio nonno nelle sue escursioni sulle montagne e ricordo che era veramente un piacere e un’avventura. Da lì, insomma, è nata la mia passione per alpinismo e natura, che non mi ha più abbandonato”.
"Ma non è solo alpinismo - dicono i suoi amici della sezione Cai di Laives - perché Otello, da sempre, per tutti noi è anche un sicuro riferimento per piante e fiori e anche per i funghi che si trovano nella nostra terra e quindi lo si può consultare con sicurezza di avere la risposta giusta”.
Proprio la grande famiglia del Cai locale recentemente gli ha fatto festa per l’ottantesimo compleanno e - dicono - lui si è commosso. Poi ci sono i giovani, che Otello Roso segue con particolare attenzione cercando di trasmettere loro i valori e la passione per le nostre montagne, che sono fra le più belle del mondo: un mondo che è anche delicato e fragile e quindi va sempre rispettato e tutelato. "Cerco di far capire ai giovani che la montagna e la fatica per raggiungerla sono un piacere e un divertimento - afferma Otello Roso - che andando in montagna si incontrano emozioni indescrivibili ed è un elisir anche per la mente, oltre che per il corpo. Oggi vediamo che i nostri giovani hanno cinquantamila cose e possibilità rispetto a quello che avevamo noi tanti decenni fa, cose apparentemente facili, più facili della fatica di andare in montagna. Però quello che la montagna e la natura ci offrono è qualche cosa di unico e indescrivibile e quindi la fatica per arrivarci è un piacere quando si raggiunge il traguardo. È anche un insegnamento di vita, per imparare che spesso, per raggiungere un obiettivo e una meta bisogna fare fatica. Ma non per questo bisogna fermarsi alle prime difficoltà. Ecco, è questo l’insegnamento che cerco di trasmettere ai ragazzi che si avvicinano al Cai e alle sue iniziative, perché la montagna aiuta a crescere”.
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