le nostre figurine

Da Bolzano alla Nazionale: la storia di Sergio Cervato, terzino goleador

Che Sergio Cervato fosse persona umile ed educata a Bolzano lo capirono subito in quell'ormai lontano 1947, quando i biancorossi affrontarono quello che sarebbe rimasto l'unico storico campionato in...

Che Sergio Cervato fosse persona umile ed educata a Bolzano lo capirono subito in quell'ormai lontano 1947, quando i biancorossi affrontarono quello che sarebbe rimasto l'unico storico campionato in serie B. Veniva dal padovano quel terzino già allora arcigno ma dai piedi buonissimi, capace di segnare su punizione e su rigore. Divenne titolare nel girone di ritorno e le sue prestazioni, migliori di partita in partita, attirarono l'attenzione delle grandi squadre. La Sampdoria stava per concludere l'acquisto, ma non se ne fece niente, incredibilmente: Cervato era privo della falange del pollice della mano destra, in seguito a un incidente con un attrezzo agricolo in gioventù e la compagine ligure si tirò indietro. Non così la Fiorentina dove Cervato approdò per vivere stagioni di eccellenza. Sarti, Magnini, Cervato; Chiappella, Rosetta, Segato; Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini, allenatore Fulvio Bernardini. Una delle squadre più belle che mai il nostro calcio ha saputo produrre in oltre cento anni di storia. Una squadra fortissima quella della Fiorentina di metà Novecento, capace di vincere il 3 giugno 1956 il suo primo scudetto. E prima formazione italiana ad arrivare a una finale di Coppa Campioni, battuta solo dal leggendario Real Madrid di Gento e Di Stefano per 2-0. Di quella compagine Cervato era punto di forza imprescindibile. Dopo molti anni in viola, Cervato passò alla Juventus e arrivò alla Nazionale, dove lasciò il segno con quattro reti in 28 partite. Difensore che non disdegnava andare a rete, antesignano di Giacinto Facchetti. Infine la Spal, dove rimase quattro anni in serie A, capitano e punto di riferimento per l'intera squadra. A fine carriera eccolo responsabile del settore giovanile della Fiorentina. Aurelio Scagnellato, icona del Padova, lo ricordò così: "Una bravissima persona, un giocatore grintoso che sapeva calciare benissimo con il sinistro. Famose le sue punizioni, i suoi calci di rigore. Giocava da terzino e avanzava da fluidificante. Quando lui e Magnini si muovevano erano dolori per tutti”. Tre scudetti, 45 reti in A (per un difensore dell'epoca, una cifra enorme), gli amici di Bolzano mai dimenticati: Sergio Cervato resta indissolubilmente una nostra figurina.